Ikigai: la ragione di esistere

La parola giapponese ikigai 生き甲斐 è formata dall’unione di due concetti: quello di vita, 生き, e quello di realizzazione, 甲斐. Essa esprime quindi tutto ciò che dà un senso alla nostra vita, che rende piene le nostre giornate. Lo si potrebbe tradurre come “la ragione di esistere” o “ciò che ci fa alzare dal letto la mattina”. È un concetto affascinante, che ricorre spesso all’interno della letteratura giapponese, a cui possiamo avvicinarci con piccoli gioielli come Il piccolo libro dell’ikigai e a cui si è ispirata anche Marie Kondo nell’elaborazione delle sue tecniche di riordino.
Ma come è possibile trovare il proprio ikigai?

ikigai

Per gli abitanti di Okinawa, l’ikigai è il segreto della longevità

Conoscete l’isola di Okinawa? Situata a sud est del Giappone, essa fa parte delle cosiddette “Zone Blu”, aree geografiche in cui la speranza di vita è notevolmente più alta rispetto alla media mondiale. Vivono qui i cittadini più longevi del pianeta, con un numero di ultracentenari che supera il 20% della popolazione.

Gli studiosi hanno individuato una serie di caratteristiche comuni al modo di vivere di tutte le popolazioni che abitano nelle Zone Blu. Esse comprendono l’alimentazione, il movimento fisico e alcuni fattori socio-istituzionali, psicologici e spirituali. Tra questi, spicca proprio un concetto caro agli abitanti di Okinawa: l’ikigai, ciò che rende la propria vita degna di essere vissuta.

Qual è quindi la formula per una vita lunga e felice? Sicuramente è fondamentale individuare qualcosa che faccia sentire appagati e socialmente utili anche in età avanzata, alimentando la voglia di continuare, ogni giorno, a mettersi in gioco. 

ikigai

Come individuare la propria ragione di vita 

Secondo la filosofia giapponese, ogni persona possiede un proprio ikigai, anche se forse non tutti ne sono consapevoli. Per trovarlo, è necessario un esercizio di introspezione con cui stabilire quali sono i pilastri della nostra vita e come farli convivere armoniosamente. Un esercizio di questo tipo richiede molta concentrazione, ma anche un’atmosfera rilassata e serena. 
È fondamentale iniziare riflettendo quattro elementi principali: la passione, la professione, la vocazione e la missione. Disegniamo quindi un diagramma di Venn a quattro cerchi, inserendo in ognuno una di queste parole e ponendoci una serie di domande: Che cosa amo fare? In cosa sono bravo? Per cosa mi pagano? Che cosa posso offrire al mondo?
Quando tutte le risposte a queste domande coincideranno, quando troveremo un elemento da inserire nell’intersezione tra tutti e quattro i cerchi, ecco che finalmente avremo trovato il nostro ikigai. Sicuramente più facile a dirsi che a farsi. 
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Da dove cominciare?

Trovare delle risposte con cui compilare il diagramma di cui abbiamo appena parlato è sicuramente un ottimo modo per individuare ciò che ci rende veramente felici. Forse, però, non tutti riusciranno ad avvicinarsi subito a questo metodo. Per questo, può essere utile procedere gradualmente, concentrandosi di volta in volta su uno solo dei quattro pilastri (passione, professione, vocazione, missione). Si può scegliere di fare una lista di tutte le esperienze per cui siamo grati. Possiamo riflettere su quali sono i nostri film o libri preferiti e su perché ci piacciano così tanto. Possiamo fermarci a capire quali sono gli hobby che ci hanno accompagnato per tutta la vita.

Moltissimi libri si sono concentrati ad analizzare nel dettaglio l’argomento, come il celeberrimo Il metodo ikigai, in cui Héctor Garcìa e Francesc Miralles raccontano il loro viaggio a Ogimi, il cosidetto “villaggio dei centenari”, per studiare i fattori che influenzano la longevità dei suoi abitanti. Altri, invece, si dedicano più all’aspetto pratico. Un esempio interessante è Ikigai  di Bettina Lemke, che suggerisce una serie di esercizi che guidano al riconoscimento di quei valori che ci rendono felici.
E voi? Avete già provato a raggiungere il vostro ikigai?

Sara Zarro
Non sono mai stata brava con le presentazioni, di solito mi limito a elencare una serie di assurdità finché il mio interlocutore non ne ha abbastanza: il mio animale preferito è l’ippopotamo; se potessi incontrare un personaggio letterario a mia scelta questi sarebbe senz’altro Capitan Uncino; ho un’ossessione per la Scozia, l’accento scozzese e i kilt, derivata probabilmente da una infatuazione infantile per il principe della collina di Candy Candy; non ho mai visto Harry Potter e i doni della morte per paura di dover chiudere per sempre il capitolo della mia vita legato alla saga… Ah, ho anche un pony.