Analisi del nuovo film di Dumbo tratto dal classico della Disney del 1941

Qualche settimana fa i Walt Disney Studios hanno distribuito sulle piattaforme di tutto il mondo il primo teaser trailer di Dumbo, attesissimo live action firmato da Tim Burton che farà il suo debutto in sala il prossimo anno. Noi di Stay Nerd l’abbiamo guardato con attenzione maniacale e, dopo averlo sviscerato fotogramma per fotogramma abbiamo inquadrato i nove dettagli più salienti. Il risultato è tutto da leggere.

Una musica può fare…

Poche note, ma quelle giuste. Il trailer di Dumbo, live action di Tim Burton ispirato al classico Disney del 1941, si apre dolcemente sugli accordi di Baby Mine, brano che valse al suo compositore Frank Churchill la nomination agli Oscar. Subito la mente di chi ha visto almeno una volta il film d’animazione originale torna a quella scena straziante, dove tutte le mamme abbracciano i loro piccoli prima di andare a dormire, fatta eccezione per la signora Jumbo. Questa Madre Coraggio dalla lunga proboscide cerca il figlioletto tra le sbarre della prigione, poco prima di salutarlo: il cucciolo è solo, triste e abbandonato e non sa ancora che una grande avventura è là ad attenderlo. Quest’aura di profonda malinconia investe anche la storia stessa del brano: il suo compositore Frank Churchill – curatore anche delle colonne sonore di Biancaneve e i sette nani e Bambi  –  si suicida lo stesso anno dell’uscita del film, per motivi che restano tuttora oscuri.

Provaci ancora, Tim

Come annunciato nel trailer, nel 2019 Tim Burton (ri)metterà piede nel magico mondo dei live action Disney, dopo l’esperimento non troppo felice di Alice in Wonderland del 2010. Siamo abituati ormai da anni al ritorno sul grande schermo di personaggi che abbiamo conosciuto e (a volte) amato durante la nostra infanzia, interpretati da attori in carne e ossa o da creature ricostruite digitalmente. Presto avremo a che fare col Re Leone, prossimamente con Mulan e – stando a questo primo trailer – l’anno prossimo potremo appassionarci nuovamente alle avventure dell’elefantino volante, secondo quella che sarà la personalissima lettura del regista più dark di Hollywood. Le atmosfere e l’estetica che Burton mostra ai fan in questo teaser sembrano promettere un ritorno in grande spolvero del regista che (forse) si farà perdonare i toni minori degli ultimi anni.

Elefanti al tramonto

Il trailer si apre con un movimento di camera ascendente su quello che sembra un circo o comunque un villaggio addobbato a festa. L’atmosfera crepuscolare brucia l’immagine con una palette che tocca i toni dell’arancio e del rosso, il vento soffia con la sua voce importante e riusciamo a distinguere le prime note della suddetta canzoncina, eseguita al piano – e ci immaginiamo ancora una volta il buon vecchio Denny Elfman che si rimbocca le maniche per un’altra grande colonna sonora. Tanto per chiarire immediatamente il soggetto della storia, il segnavento è decorato con la sagoma di un elefante, che ruota al muoversi del primo alito. Dissolvenza su nero. Logo Disney. Una voce femminile inizia a cantare la ninna nanna dell’elefantessa carcerata.

Tim Burton, as usual

La scena rievocata dalla canzone è presto ripresa nella sequenza successiva del trailer che ci trasporta, come nella migliore tradizione burtoniana, in un’atmosfera decisamente dark. Siamo in una specie di carrozza, dove da uno scorcio spunta una grande e dettagliata luna piena. Il raggio della luna illumina lo sguardo di un animale (che riconosciamo come l’elefantessa mamma di Dumbo) che si rivolge all’esterno, disperato, e sposta la sua attenzione sulle sbarre di una grande gabbia, oltre le quali volano dei gabbiani simbolo della libertà perduta del personaggio.

Dall’immaginazione di Tim Burton

La seconda dissolvenza ci porta al secondo cartello del trailer, quello che – dopo il logo Disney (tanto per far capire chi comanda) – presenta l’altro marchio di fabbrica più che rodato dell’operazione: dall’immaginazione di Tim Burton. Dunque si parla non di una semplice regia, ma di un vero e proprio universo, un modo di vedere le cose diventato negli anni un segno riconoscibilissimo del passaggio di Burton. I colori, la musica, il character design, tutto concorre ad aggiungere un tassello in più all’immaginario burtoniano, di cui Dumbo sembra riprendere le fila in maniera egregia. Tutto il trailer è un compendio degli elementi stilistici ricorrenti del regista di Edward mani di forbice che ha trovato nella Disney del restyling un mecenate perfetto per la sua poetica dark pop.

Una grande famiglia

In questa breve sequenza, osserviamo una delle prima varianti messe in scena da Burton rispetto all’originale del 1942, la componente umana. In un’atmosfera decisamente meno oscura irrompe una famiglia: il padre Holt Farrier (Colin Farrell) e i suoi due bambini Milly (Nico Parker) e Joe (Finley Hobbins) che, spostando un po’ di paglia, trovano proprio il nostro cucciolo di elefante, spaventato e nascosto. Chi sono questi personaggi? Nella versione animata non c’era nessun figurante umano che avesse particolare rilievo, anzi, quei pochi che c’erano erano decisamente marginali e antagonisti. Forse che Burton voglia riconciliare il mondo animale con quello umano, spostando il compito che nell’originale spettava al topolino Timothy (di cui qui non c’è traccia) nelle mani di una bella bambina dagli occhi grandi e i capelli castani? Dopo una sua frase rassicurante e accogliente, il nostro protagonista si palesa in tutta la sua tonda bellezza.

Benvenuti al circo

Subito dopo il ritrovamente dell’elefantino, Burton ci presenta un frammento di scena che farà presumibilmente parte di una delle sequenze madri del film. Una grande e colorata coreografia – che ricorda un po’ una performance di nuoto sincronizzato – ci porta nel vivo di una grande esibizione circense. Nel circo, che sarà l’ambientazione principale della storia, riconosciamo diversi volti familiari nella cinematografia di Tim Burton intervallati da sequenze di trama. Bella come solo lei sa essere, leggera, conturbante, svolazza sul soffitto del grande tendone Eva Green in un completo rosso della trapezista Colette Marchant.

Tra la folla, scorgiamo il volto di  V. A. Vandevere / Michael Keaton – che insieme a Burton ha costruito personaggi intramontabili come il miglior Batman degli anni Novanta e, naturalmente, lo spiritello porcello Beetlejuice. Torna anche Danny De Vito (qui nei panni di Max Medici), che ha condiviso con Keaton e Burton il set di Batman Returns del 1992.

I rosa elefanti van

Tra le sequenza di trama esposte nella rapida carrellata, notiamo un dettaglio che gli aficionados della filmografia disneyana non avranno trascurato. Nell’originale del 1941, preso dallo sconforto della sua condizione di piccolo miserabile ed emarginato, l’elefantino si prende una sonora sbronza nonostante i consigli assennati del suo piccolo amico Timothy. Questo momento dà vita a una delle sequenze più psichedeliche dell’intero cinema d’animazione, dove elefanti rosa si mischiano e si rincorrono in una coreografia solenne incarnando la paranoia più nera del piccolo protagonista. Ebbene, i fan saranno lieti di ritrovare questa sequenza trasfigurata dalla mano di Burton: quello che ne verrà fuori è davvero degno di hype.

Freak on a leash

Come in ogni buon film di Burton (e della Disney) che si rispetti, c’è sempre un momento in cui il protagonista, da emarginato, si prende la propria rivalsa, quel momento in cui l’unicità del personaggio diventa un punto di forza e ogni sofferenza e sacrificio si sublimano in trionfo. Così, anche Dumbo, il fenomeno da baraccone (letteralmente), trova la carica e lo slancio per gettarsi in un folle volo, una dimostrazione meravigliosa del proprio potenziale e una iniezione di speranza per tutti gli spettatori, a prescindere dalla loro età. In poco più di un minuto Burton ha esposto il suo programma, il suo nuovo manifesto poetico: d’altra parte, chi meglio di lui avrebbe potuto prendere in mano e raccontare ancora una volta la storia di un piccolo freak che usa la sua anomalia per dimostrare a tutti che diverso è bello?

 

 

A cura di Francesca Torre

 

No more articles