Ma lo conoscete il Premio Nebula?

Qualche giorno fa la SFWA (Science Fiction and Fantasy Writers of America), associazione che ha fondato il Premio Nebula, ha annunciato che il regolamento del premio verrà cambiato e sarà aggiunta una nuova categoria dedicata esclusivamente alla sceneggiatura dei videogiochi.
Prima di addentrarci in una riflessione legata a questo cambiamento epocale, è bene ripassare in breve la storia di un premio importante, ma poco noto tra i “non addetti ai lavori”.

I più alti riconoscimenti per la letteratura di genere fantascientifico sono il Premio Nebula e il Premio Hugo. Due premi che, per chi non lo sapesse, sono sensibilmente diversi tra loro. Il primo, inaugurato nel 1965 dalla sopracitata SFWA, è un premio dato a scrittori da scrittori: la giuria è composta da autori professionisti che durante l’anno valutano i titoli in uscita e li votano man mano. Il secondo, al contrario, viene votato dai lettori, e solitamente se lo aggiudicano le opere che hanno raggiunto un maggiore numero di consenso tra il pubblico.
Al contrario di ciò che si possa pensare, i due premi si trovano a pari merito a livello di prestigio, ma è indubbio che il Nebula sia strettamente letterario.

Un’altra precisazione da fare è che entrambi i premi in questione non riguardano solamente la fantascienza, ma includono anche opere fantasy: ad esempio Neil Gaiman ha ottenuto i due riconoscimenti per American Gods, ma anche una nomination al Premio Nebula del 2013 con L’Oceano in Fondo al Sentiero.

Il primo scrittore a vincere il Premio Nebula fu Frank Herbert con il primo libro di Dune, saga che ha poi ispirato videogiochi, fumetti e libri, e che resta ancora una pietra miliare del genere.
Tra gli altri maestri che hanno ottenuto il riconoscimento, non possiamo non citare i pluripremiati Asimov, Heinlein, Bester, Dick e Le Guin, la quale detiene ancora il primato per aver vinto il Nebula il maggior numero di volte nelle diverse categorie.

Estremamente affascinante è anche il premio stesso, che non consiste in un riconoscimento economico, ma in un cubo trasparente con al centro una nebulosa che racchiude tutto il significato della letteratura fantascientifica.

Nebula e Hugo, i due premi che hanno fatto la storia

I due massimi riconoscimenti per la letteratura di genere sono diversi tra loro, ma molto vicini. Abbiamo già parlato del metodo di assegnazione del premio, ma quello che ci preme specificare è la differenza a livello di categorie: proprio per la sua natura particolarmente letteraria, il Nebula è sempre stato caratterizzato da un esiguo numero, ovvero Miglior Romanzo, Miglior Romanzo Breve, Miglior Racconto e Miglior Racconto Breve.
Si tratta di sole quattro categorie, a differenza dello Hugo che negli anni si è evoluto notevolmente, andando a includere ben quindici tipologie di riconoscimento, tra cui anche il premio per la Miglior Fanzine e il Miglior Artista Dilettante.

Lo Hugo, tra le altre cose, nasce con un nome differente, un po’ difficile da ricordare: Annual Achievement Award for Science Fiction and Fantasy, e viene assegnato ogni anno alla Worldcon (World Science Fiction Convention), la fiera dedicata  agli esperti e appassionati di fantascienza.

Perché poi si chiama Hugo? Beh, in onore di Hugo Gernsback, fondatore della prima rivista dedicata al genere fantascientifico, la leggendaria Amazing Stories sulla quale sono passati tutti i grandi maestri.
Ulteriore differenza tra i due premi è l’anno di inaugurazione: lo Hugo è nato qualche anno prima del Nebula – parliamo  del 1953 quando si svolse per la prima volta al Worldcon -, e per questo è ritenuto da molti il premio più prestigioso dei due.

Ultimo elemento estremamente interessante dello Hugo – di cui purtroppo il Nebula è sprovvisto – è il RetroHugo che non rappresenta una vera e propria categoria, ma un riconoscimento ad honorem per tutte quelle opere che sono state scritte antecedentemente alla nascita del premio.

Premio Nebula: perché è importante l’apertura ai videogiochi?

Qualche giorno fa è uscita fuori la notizia che la SFWA abbia deciso di ampliare il proprio regolamento, aggiungendo due categorie tra cui quella dedicata alle sceneggiature dei videogiochi.

Una notizia più che lieta per tutti quegli appassionati di fantascienza che non si sono mai soffermati esclusivamente alla letteratura, ma anche un passo più che logico per gli scrittori della famosa associazione all’interno della quale, ad oggi, fanno parte anche alcuni sceneggiatori di videogiochi.

Con l’evoluzione del medium videoludico, un riconoscimento come il Nebula, sembra più che sensato: questo perché si parla di fantascienza, un genere che non solo ha anticipato il futuro che stiamo vivendo oggi, ma che si è spinto ben oltre quello che tutt’ora possiamo soltanto immaginare.
Vien da sé che un riconoscimento deciso da grandi scrittori, e dedicato alla fantascienza di elevata qualità, cerchi di stare al passo coi tempi andando ad adeguarsi ai nuovi metodi di scrittura che oramai non includono più soltanto la letteratura.

Le modifiche al regolamento verranno applicate dalla prossima edizione – parliamo quindi di maggio 2019 -, e a questo proposito possiamo già fare dei piccoli pronostici su quale titolo videoludico potrebbero vincere il premio per la sua sceneggiatura.

Tra i titoli usciti tra il 2017 e il 2018, ce ne sono stati tanti di genere fantascientifico con delle sceneggiature di tutto rispetto, di cui tra tutti ricordiamo senza indugi NieR: Automata e Detroit: Become Human.

Facendo un passo indietro, sarebbe bello se venisse introdotta, in questa nuova categoria dedicata ai videogochi, una sotto-categoria che intenda premiare i capisaldi del mondo videoludico. I nomi da proporre sarebbero tanti, ma ve ne citiamo giusto qualcuno: The Last of Us, Mass Effect, Half Life, senza mai dimenticare Metal Gear Solid.

Se invece volessimo guardare al futuro (e perché no visto che parliamo di fantascienza?), ci sono due giochi che attendiamo con fervore, non vediamo l’ora di scoprire e chissà non vengano candidati proprio al Nebula: parliamo di The Last of Us Part II e Cyberpunk 2077.

In un’Italia dove abbiamo ex ministri dello Svilippo Economico come Carlo Calenda, che affermano che i videogiochi limitino la cultura dei giovani, troviamo un barlume di speranza oltreoceano, dove un riconoscimento tanto prestigioso si apre e accoglie un medium tanto bistrattato nel nostro paese, quanto apprezzato dalle persone che riescono davvero a capire l’importanza e il tipo di esperienza che i videogiochi possono offrire.

Questa novità del Premio Nebula potrebbe essere un ulteriore passo verso l’apertura dell’opinione pubblica e, soprattutto, verso la consapevolezza che i videogiochi non sono soltanto giochi elettronici con cui intrattenersi. Al contrario, possono essere apprezzati da tutti coloro che siano in grado di godere di narrazioni che hanno tanto da insegnare, che possono sviluppare la nostra empatia, trasmettere emozioni e rimanere ancorate, indelebili, nel cuore delle persone.

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