Quando e perché hai deciso di passare dalla passione per il disegno, che magari sviluppano in tanti, a qualcosa di più serio e professionale, cioè quando ti sei detta “mettiamo su una sceneggiatura come si deve”?

Banalmente quando finisci la scuola e i tuoi genitori vengono e ti dicono “allora, devi andare a lavorare”. Lì ti viene un po’ di fifa e allora dici “vabbè l’unica cosa che so fare fino ad adesso sono i fumetti, devo cercare di arrangiarmi adesso, di crearmi una carriera come minimo” e ho dovuto fare così. Questo è accaduto nel 2004/2005, quindi tantissimi anni fa, però seriamente mi sono messa a creare la prima sceneggiatura -perché io lavoro in maniera particolare-  quando avevo 22/23 anni. Ho cominciato lì a dire “basta, metti la testa a posto e lavora con quello che sai fare”. E’ partito tutto da lì.

71V5MRsP3zLHai detto che lavori in maniera particolare, cosa intendi?

Allora, particolare nel senso che lavoro tantissimo sull’improvvisazione. L’improvvisazione fa parte del lavoro del fumettista perché paradossalmente le persone pensano che non vada molto bene. Chi non è del mestiere magari dice “ma no improvvisare è una cosa che non è molto professionale”, ma il professionista sa che è basilare saper improvvisare il lavoro al momento, sia a livello di sceneggiatura che di disegno. Quando tu progetti una sceneggiatura e la butti giù, man mano che vai avanti col lavoro ti rendi conto che magari c’è qualcosa che puoi aggiustare, perché lo vedi solamente disegnando che magari potrebbe andare meglio una narrativa un po’ più lenta in certi punti, perché solo quando hai la tavola sotto gli occhi riesci a capire la sensazione che c’è nel momento che stai disegnando. Quella si chiama improvvisazione, perché se fai una tua opera ed è TUA, non lavori in gruppo, ti puoi permettere di allungare, accorciare o rivisitare la sceneggiatura, di correggerla insomma. Quindi io, avendo la possibilità di lavorare da sola, improvviso sempre. L’idea di base è quella di farmi una specie di sceneggiatura, ma purtroppo ci lavoro molto poco, perché inizio subito con le tavole.

Eppure sono complesse le tue sceneggiature.

Non lo so, io lascio sempre parlare il pubblico, non sto qui a dire che cosa sono e cosa faccio.

Comunque cerchi sempre di parlare di temi abbastanza seri.

Complessi più che altro. Questo perché il mio metodo di lavoro è tutto in testa, io di mio ho già uno schema che va bene per tante storie. E’ uno schema di base: inizio, centrale e fine, con determinati archetti. Io lavoro sempre con quelli, poi in base alla storia modifico, ma avendo nella testa sempre di base quell’idea, è impossibile che mi sbaglio perché quella struttura la rispetterò sempre, ce l’ho in testa. Ho avuto un’esperienza di recente di lavorare su uno storyboard e sono stata malissimo. Non sono riuscita a gestirlo, ho fatto un “pastroccio” perché essendo abituata a lavorare di testa e al momento, mi sono incartata. E’ molto difficile programmare le immagini, è una cosa totalmente differente pensare a tutta la storia facendo uno storyboard in piccolo, piuttosto che avere direttamente la tavola della grandezza che verrà, vederla molto bene e correggerla subito al momento. Come se volessi buttare direttamente la cosa definitiva e poi eventualmente sistemarla, però per me paradossalmente è più difficile fare questo. E’ una cosa a cui mi devo abituare, poi ognuno è fatto a modo suo ed io devo abituarmi a fare gli storyboard altrimenti faccio come con Aeon. Lì non avevo fatto lo storyboard, sono partita direttamente con le tavole e lì la mia tecnica mi risultava molto più semplice perché appunto mi permette di adattarmi alla storia tavola per tavola. Riesco a capire tavola per tavola cosa fare, invece facendo lo storyboard devo pensare subito a tutta la storia, è troppo grande questo pensiero, devo fare una cosa alla volta.

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Hai uno stile eccezionale e riconosciuto da tutti, ma sicuramente sei un essere umano quindi avrai cominciato con qualcosa che sapevi fare meglio del resto. Dato che se fai disegni devi saper fare tutto, e non possono esserci dei livelli troppo differenti di qualità tra un aspetto e l’altro, qual è stata per te la difficoltà maggiore?

La mia difficoltà è stata l’anatomia, perché avendo questa pecca di base che non mi è mai piaciuto andare a scuola, avendo fatto l’istituto d’arte, facevo oreficeria, come indirizzo però facevamo comunque disegno dal vero e ci insegnavano che l’anatomia era importante ma io avendo questo dente avvelenato con la scuola, rifiutavo l’anatomia, pensavo non servisse. Fino ai 20/22 anni io non l’ho mai studiata quindi ai 22  mi sono messa lì a rivedere i muscoli e tutto il resto da sola, che è difficilissimo e ancora adesso faccio fatica a ricordarmi cosa c’è, devo guardarmi allo specchio per vedere com’è una posizione. L’anatomia è paradossalmente una di quelle cose che mi viene ancora poco. Per il resto la prospettiva mi piace tantissimo è una di quelle cose che da quasi subito mi veniva bene. Infatti a scuola quando facevamo disegno geometrico io impazzivo, era bellissimo. Con tutte le ombre, le proiezioni…

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Tu sei considerata una mangaka, forse una delle pochissime vere in Italia, perché c’è chi cerca di imitare e chi invece ha realmente un proprio stile.

Io lascio sempre parlare gli altri, perché io di mio posso definirmi come voglio ma ad essere importante in realtà è quello che uno fa, non come si definisce.

Infatti ti volevo chiedere, quali sono le tue principali influenze artistiche? Ti piace Katsura e in qualche disegno si vede. Già che ci siamo, ci dici anche il suo manga che preferisci?

Sì certo, è partito tutto da lì. Direi sicuramente I’’s.

Avrei scommesso Video Girl Ai!

Il problema è che Video Girl Ai per me è venuto dopo. Io l’ho conosciuto con I’’s e la storia, la relazione tra i due personaggi, mi sono affezionata a loro.

Sono molto simili, quindi forse quello che leggi per primo ti rimane a livello emotivo più impresso.

Esatto, perché è anche moderna come storia, io sono degli anni 90’. Nel senso, i fumetti li leggevo in quel periodo, invece Video Girl Ai è un po’ più vecchiotto e si sentiva questo distacco. Però concordo pienamente: la tecnica era nettamente migliore in Video Girl Ai, anche se era più immaturo, su certe è diventato un po’ più bravo nel tempo.

Ha cambiato un po’ stile nel tempo, lui sta facendo l’inverso, sembra che stia cercando di occidentalizzarsi un po’.

Da quello che so di Katsura, ha avuto sempre un debole per Batman, per questi fumetti “marvelosi” e lo ha sempre inserito un po’ nei suoi lavori, anche in una prima storia dedicata a Shadow Lady aveva inserito un tizio con le orecchie a punta e uno con la mazza da baseball, non so perché.

A parte Katsura, quali altre influenze hai avuto?

Assolutamente tutti i fumetti degli anni ’90 da Rumiko Takahashi, che faceva Ranma oppure Inuyasha, anche da lei ho avuto un sacco di influenza, poi ultimamente tantissimo Katsuhiro Ōtomo. Ci sono dei fumetti a cui mi sono ispirata per molto tempo, come Eden, che a me piaceva tantissimo. Anche quella era una storia molto alla Akira, siamo su quell’onda. Per quanto riguarda il manga questa era la mia sfera, su quei 3-4 autori. Però comunque mi sono fatta influenzare tantissimo dagli autori occidentali, perché paradossalmente le persone pensano che io abbia seguito solo autori giapponesi disegnando più con uno stile mangheggiante. In realtà io ho sempre seguito René Goscinny, con Asterix, che fin da quando ero piccola mi è sempre piaciuto tantissimo, poi ovviamente i due italiani per eccellenza che hanno portato il manga in Italia che sono Barbucci e Canepa, che hanno fatto Skydoll e da li è partita un po’ questa ondata euromanga. Poi Moebius, Manara… vabbè quasi tutti quelli italiani mi piacciono.

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Pensi che il tuo stile sia già definito o sei ancora in fase di sperimentazione? Perché comunque si nota qualche differenza.

Sì, ma io penso che finché morirò continuerò a cercare di migliorarmi. Perché alla fine lo stile per un fumettista è come il proprio essere, non ci capiremo mai finché moriamo, non riusciremo mai a capire chi siamo e cosa vogliamo per sempre. Penso che sia difficilissimo trovare chi siamo veramente, cosa vogliamo, quali sono i nostri punti forti, deboli, quindi io sono in continuo mutamento. Forse più di altri autori perché mi piace sempre continuare a cambiare e si nota anche nelle mie opere che volutamente si modificano. Si nota soprattutto in Aeon che inizia con uno stile pulito, regolare, chiaro, per finire con uno stile un po’ più sporco e cupo. Quindi è proprio una mia caratteristica.

Invece, la pazzia di White, non hai mai detto “voglio fare anche l’anime” come se fosse una cosa che ti tira su, l’hai anche doppiato!

All’inizio sì, la prima puntata l’ho doppiata vergognosamente io in macchina. Mi sono messa in macchina ad urlare ed è stato bellissimo però. Questa è stata colpa della mia ignoranza perché non sapevo quanto tempo e quante persone ci volessero per fare un’animazione e quanti soldi soprattutto. Se sapeste i costi di una qualsiasi puntata di un cartone animato. Ma neanche un’automobile ci si compra. Però sono stata felice di essere così ignorante perché almeno un po’ mi ci sono cimentata e ho imparato un sacco di cose.

Un consiglio che ti senti di dare a chi vuole intraprendere questo cammino e diventare un fumettista nello specifico in Italia al giorno d’oggi?

E’ molto difficile consigliare essendo sicuri che quella cosa vada bene perché ogni persona trova la propria strada anche in maniera poco calcolabile. Molto spesso gioca la fortuna e l’imprevisto però se tu semini in più strade ovviamente avrai più possibilità che il seme germogli quindi quello che consiglio io oggi è assolutamente il web, tutte le piattaforme possibili, Deviantart, Facebook, Instagram e Youtube ad esempio con gli speed drawing. Quindi più mettete le mani sulle piattaforme e meglio è, poi tutto dipende perché per ogni persona è diverso. Casualmente certe persone diventano famose su una piattaforma ed altre su un’altra, quindi ognuno deve un po’ capire il pubblico dove attecchisce di più, però il web è assolutamente consigliato e ovviamente iniziare a pubblicare una volta raggiunto un buon livello. Perché anche qui un ragazzino di 15 anni che comincia a pubblicare, non essendo ancora maturo sul web, rischia di bruciarsi perché non essendo ancora a livello pubblicabile, mettendosi sul web si sta creando già un pubblico che pretende qualcosa da lui. Sto parlando più che altro di un percorso di studio, perché per studiare hai bisogno di tranquillità e di ispirazione, soprattutto quando sei giovane. Mettersi sul web è controproducente perché devi mantenere la tua pagina, pubblicare ogni tot. Sono cose che puoi fare una volta raggiunto un livello adeguato, una volta che sei un professionista. Se lo fai prima rischi di rovinarti l’esistenza a pubblicare disegni solo per avere il consenso del pubblico e arrivar pian pianino all’editore che magari ti vede sulla pagina Facebook, però non dedichi il tempo a studiare. Quindi consiglio sì, di arrivare al web, ma una volta che si è maturi senza iniziare troppo presto, altrimenti perdi lo studio perché è fondamentale essere tranquilli quando si studia.

Un ultima cosa. Progetti futuri?

Di progetti ce ne sono tanti ed interessanti. Ci saranno notizie al più presto per chi mi segue sulla mia pagina Facebook, o quella di Shockdom, cioè della mia casa editrice si saprà qualcosa. Io per adesso acqua in bocca, anche se l’acquolina comunque l’ho messa. Ovviamente cercherò di finire White perché è nel mio cervello, finire la saga di Aeon e poi… vedremo. Io lascio sempre le porte aperte, le idee ci sono sempre.

Settimio Capozzoli
Ingegnere per hobby, Nerd di professione. Appassionato di Videogames, da quando mio padre mi regalò un Atari 7200 con MidnightMutants (avevo solo 2 anni) ed attratto da qualsiasi aggeggio elettronico. Odio profondo per Assassin’s Creed, dopo averlo lodato fino al terzo capitolo ed amante di Halo, Dragonage, The Witcher e di quel gran figo di Illidan Stormrage. Da grande sogno di diventare uno Spartan.