Stay Nerd intervista Maura Cenciarelli

Stay Nerd in occasione dell’imminente Cartoon Village ha avuto la possibilità di intervistare la mitica doppiatrice e cantante Maura Cenciarelli. Maura ha risposto a tutte le nostre domande con cortesia e simpatia e non si è risparmiata nemmeno con le domande più tecniche e particolari. Detto questo vi lasciamo alla nostra intervista.

Come sei approdata nel mondo dei doppiatori? Cosa ti ha portato a fare questa scelta?

Sono capitata nel mondo del doppiaggio quasi per caso. Prima di fare la doppiatrice cantavo in un coro per bambini all’interno del quale c’era una bambina che già faceva doppiaggio. Era Georgia Lepore, e grazie a lei sono venuta a conoscenza di questo mondo. Ho iniziato per divertimento, e ho continuato perché mi è piaciuto facendolo.

Nella tua carriera, hai prestato la voce a tantissimi personaggi, tra cartoni animati, telefilm e film, tra cui anche Meg dei Griffin e Shippo di Inuyasha. Qual è stato il ruolo che più ti ha entusiasmato e che ricordi con maggior piacere?

Ognuno mi ha affascinata in qualche modo, Shippo per esempio perché è pasticcione e divertente. Ad essere sincera però devo ammettere una preferenza spiccata per Meg Griffin, intanto perché è una ragazza, per cui più vicina a me, e secondo perché realmente mi somiglia: è piccoletta, cicciottella e con gli occhiali come me… e anche sfigata! Oltretutto Meg continuo a doppiarla da 16 anni… È stato come crescere insieme.

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Il mondo del doppiaggio è ancora sconosciuto ai più, anche se è un microcosmo estremamente brillante e vivo, e per questo ti faremo tante domande tecniche e strane… Vuoi raccontare ai nostri lettori come ci si prepara a doppiare una scena? E per corollario, voi doppiatori contribuite all’adattamento dei testi?

Non c’è mai tanto tempo per prepararsi a doppiare una scena, a meno che non si parli di lavorazioni in cui c’è il regista in sala o per le quali si richiede un’attenzione in più. In questo lavoro viene richiesta una velocità di immedesimazione quasi immediata, e questo si acquisisce sicuramente con tanta concentrazione e esperienza. Bisogna seguire molto l’attore che si trova sullo schermo e allora diventa tutto più facile. L’adattamento dei dialoghi è un lavoro che viene fatto da figure professionali specifiche, vero è che qualcosa può essere cambiato, ma sempre con l’autorizzazione del direttore di doppiaggio.

Sei stata la doppiatrice di Ralph Winchester nei Simpsons. Come hai sviluppato la voce di questo personaggio? A chi ti sei ispirata (se lo hai fatto)?

Sono ancora la doppiatrice di Ralph Winchester, stiamo doppiando l’ultima stagione proprio in questi giorni. La voce che uso l’avevo già utilizzata in altri doppiaggi e non mi crea problemi farla: mi sono logicamente ispirata all’originale che per fortuna ci somigliamo molto come timbro.

Sempre in tema Simpsons: lavorando in quello studio di doppiaggio hai sicuramente conosciuto il compianto Tonino Accolla. Cosa ricordi di questo grande personaggio? E quanto ha inciso sul tuo lavoro affiancarlo per così tanto tempo?

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Ironia della sorte, con Tonino Accolla ci siamo incrociati pochissimo perché abbiamo quasi sempre lavorato separatamente. Non posso dire molto su questo. Vero è che l’impostazione del doppiaggio della serie è stato merito suo.

Esiste differenza tra dover fare un doppiaggio per un cartone animato e per un film? E se sì, quale

Assolutamente sì! È’ proprio un’impostazione diversa di recitazione, dove nel primo caso è tutto più “spinto” e recitato, spesso anche a causa delle caratterizzazione delle voci, nel secondo caso invece è più naturale.

Prima di eseguire un doppiaggio, guardate anche la serie in lingua originale? Oppure vi affidate esclusivamente ai copioni che vi vengono forniti?

Non mi è mai capitato. Forse può succedere che per caso hai visto la serie perché ti piaceva, ma è una scelta personale. Difficilmente è capitata una cosa del genere, a me sicuramente mai.

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Sei sulla breccia da molti anni, nonostante la tua giovane età. Cosa pensi sia cambiato nel mondo del doppiaggio e nel modo di fare doppiaggio?

Ti ringrazio per il complimento, ma ormai inizio a diventare una signora! Le cose sono cambiate parecchio. La tecnologia ha aiutato moltissimo il lavoro in sala, prima si era costretti a rifare completamente battute lunghissime se non erano perfette, ora invece grazie ai programmi audio si possono riprendere alcune parti e montarle insieme. E da alcuni punti di vista si sta molto attenti a delle lavorazioni che una volta venivano definite minori. Però i tempi di lavorazione si sono ristretti e i budget sono diminuiti moltissimo, questo a scapito della qualità.

Quanto il vostro lavoro di doppiatori è stato rovinato dall’avvento della moda di vedere i telefilm in lingua originale con i sottotitoli amatoriali?

Secondo me non è stato rovinato, quello è solo un altro modo per vedere il programma. Non limita il nostro lavoro, tanto è vero che poi chi vede i telefilm in lingua originale li vede poi anche doppiati. Però aver visto la serie in originale non autorizza a criticare il doppiaggio senza averne cognizione di causa. Mi riferisco alle persone che criticano per principio il nostro lavoro anche senza ragione.

Sul nostro sito si parla tanto di videogames e una cosa che ancora non riusciamo a capire è perché spesso il doppiaggio italiano nei giochi sia sempre così sacrificato. I circuiti di doppiatori cinematografici e televisivi sono diversi rispetto a quelli dei videogame? E tu doppieresti un videogame?

Se il doppiaggio è sacrificato dipende dalle scelte di chi realizza il videogioco. Di solito se dietro a un videogioco c’è un film o un cartone, si tende a mantenere le voci originali. A me è capitato più di una volta.

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Passiamo ad un altro aspetto della tua carriera: la musica. Sei una conosciuta ed apprezzata DJ e anche cantante. Qual è il genere che ti descrive di più? E quello che ascolti più spesso?

Sono una rockettara! Non per questo faccio parte di un gruppo di speaker radiofonici che si chiama ROCK AM e trasmettiamo su Radio Popolare Roma. Però ascolto tanta musica, perché vengo da influenze diverse grazie al mio babbo che era un musicista e al fatto che mi piace comunque tutta la buona musica. Ho lo stesso entusiasmo quando vado a un concerto di musica classica, jazz o rock. Ascolto di più logicamente il rock perché è il genere di musica che tratto per lavoro (sempre che si possa chiamare lavoro una passione così grande come quella della radio) sia perché mi piace da impazzire.

Fai parte anche di un gruppo musicale appassionato di canzoni dei cartoni animati. Parlaci di questo progetto (nome, attività, impegni futuri)  e soprattutto dicci qual è la tua canzone preferita? 

Il progetto si chiama CARTOON HEROES ed è una formazione che coinvolge interpreti originali delle sigle dei cartoni dagli anni settanta a oggi. Non siamo appassionati, ma proprio i veri! È un gruppo che coinvolge i RAGGI FOTONICI, I CAVALIERI DEL RE, I ROCKING HORSE, Mauro Goldsand, Claudio Majoli…siamo veramente tanti. È difficile avendo un repertorio così ampio dire quale possa essere una canzone preferita, so che mi diverto tantissimo a cantare “Sampei” dei Rocking Horse e “Supergals” dei Raggi Fotonici. Gli impegni del gruppo sono rari perché ogni volta cerchiamo di organizzare un vero e proprio evento.

Hai raccontato in una trasmissione televisiva una brutta vicenda che ti ha riguardato, di agghiacciante attualità. Da vittima di stalking, quanto è stata dura e che ferite ti ha lasciato quel periodo buio? 

Inutile dire che non è stato facile, soprattutto perché all’epoca non si parlava neanche di stalking e non esisteva una legge. Per questo per tanto tempo ho portato in giro la mia esperienza collaborando con un’associazione che si chiama “Differenza Donna” che si occupa di donne maltrattate. Sono loro che mi hanno messo in contatto con il programma “Amore Criminale” che mi ha chiesto se avevo voglia di raccontare la mia storia. Era la prima volta che mi esponevo così direttamente ma ho voluto farlo perché volevo dimostrare che qualche volta si può uscire da una morsa di violenza fisica e psicologica. Oggi sono una donna con tante cicatrici, ma sicuramente più forte.

Chiudiamo le nostre interviste chiedendo ai nostri ospiti di dare qualche consiglio ai lettori che vogliano intraprendere la loro stessa strada. Per te invece vogliamo fare qualcosa di speciale: potresti dedicare due parole a tutte le nostre lettrici che hanno a che fare con discriminazioni e trattamenti disuguali? E poi, come da tradizione, rivelaci qualche trucco del mestiere, se mai qualcuno volesse diventare tuo collega…

È davvero difficile dare un consiglio alle donne maltrattate. Nel senso che i maltrattamenti spesso iniziano o soprattutto aumentano fino a sfociare nell’omicidio proprio nel momento in cui la donna si distacca o denuncia. Ma non posso fare a meno di dire che l’unica via è denunciare i soprusi, le minacce e le violenze, magari affidandosi a strutture di sostegno, e interrompere la relazione in questione. Io sono salva grazie a questo.
Per i trucchi del mestiere posso dire che la cosa fondamentale è avere una buona base di studio: per cui una scuola di recitazione e poi una suola di perfezionamento al doppiaggio. Il tutto condito da tanta passione, umiltà e sacrificio.

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