In occasione del Cartoon Village, abbiamo avuto la possibilità di intervistare un grande, grandissimo autore e musicista italiano: Vito Tommaso. Vito oltre che disponibile si è dimostrato gentilissimo a rispondere a tutte le nostre domande. Detto questo, vi lasciamo alle sue risposte.

Maestro Tommaso, è un onore per noi di Stay Nerd intervistare una tale personalità del mondo dello spettacolo e della musica. Per iniziare, vorrebbe raccontarci come è iniziata la sua carriera?

Ho iniziato per reagire ad un preconcetto che negli anni cinquanta era molto diffuso a Lucca presso gli accademici: la musica jazz va considerata una musica proibita e pertanto non praticabile ed ammissibile nei conservatori. Insieme ad altri amici abbiamo fondato il “ Circolo del Jazz di Lucca” e con grande fatica (io frequentavo il corso di ingegneria a Pisa) ho studiato privatamente il pianoforte con lo stesso insegnante di piano del Conservatorio M° Carlo Ardissone (suonava anche la Rapsodia in Blu dimostrando di essere all’avanguardia) e con il Quintetto di Lucca ho mosso i primi passi.

Durante la sua carriera, ha composto molte canzoni per altri artisti, come Mia Martini, per fare un esempio. Cosa vuol dire scrivere della musica, delle melodie per un’altra persona? Che tipo di accortezze, anche tecniche, devono essere prese?

Comporre musica per altri è un grande piacere… la musica si scrive per tutti gli altri e quando si arriva a far gradire ad un buon numero di persone le proprie composizioni il piacere diventa maggiore… sempre, ovviamente, che l’esecuzione proposta al pubblico sia prima di tutto convincente per l’Autore stesso. L’unica accortezza che ho messo in pratica è stata quella di cercare di fare cose buone.

vito tommaso

Come è arrivato a scrivere e comporre colonne sonore e sigle? Da dove ha iniziato?

Il mio primo commento ad immagini è stato quello di mettere il commento musicale ad un cortometraggio di un amico di Lucca Mario Rocchi che si intitolava: “Qualcosa che vale”.

Quali sono gli ingredienti, se ci sono, per comporre una colonna sonora efficace?

Fantasie e, se è possibile, buon gusto.

Negli anni ’70 ha iniziato a realizzare sigle per cartoni animati, con il gruppo Mini Robot, in cui dirigeva un coro di bambini. Ci vuole raccontare qualche aneddoto di quel periodo creativo?

I ragazzi sono il bene primario per la razza umana ed utilizzare, fra gli altri, i figli di tanti artisti residenti a Roma in quel periodo ( Migliacci, Micalizzi, Cenciarelli ed altri ) ed  i miei figli e nipoti è stata una grande gioia.

Sempre in tema Mini Robot, cosa vuol dire dirigere tanti bambini? Che difficoltà avete affrontato? Avete visto nascere e crescere delle future star?

La maggiore difficoltà era quella di farli stare zitti durante la messa a punto dei brani. Alcuni di quei ragazzi sono rimasti nel mondo dello spettacolo ma altri, per esempio la mia nipote Carolina Mariani (interprete vocale di Gackeen magnetico Robot) è architetto e lavora in America per la Intel, si sono occupati di ben altre cose.

Parliamo dell’aspetto compositivo delle sigle per i cartoni animati (e per esteso anche per quelle di telefilm e programmi radiofonici). Da dove partivate? Come sceglievate il genere musicale? E soprattutto, prima di scrivere il testo, vedevate tutto la serie, o vi affidavate solo alla sinossi?

Ho sempre guardato prima le immagini (almeno quelle principali) e poi ho scritto la musica. Per la serie “I racconti di Padre Brown” con Renato Rascel e per la regia di Vittorio Cottafavi, ho adoperato il metodo cinematografico montando i brani su tre lettori a due piste in modo da avviare i commenti in sincrono con le immagini televisive. Allora per la Tv non era previsto l’uso di una moviola.

Padre-brown

Da grandi appassionati di cartoni animati, non possiamo che prendere atto di come le canzoni composte negli anni scorsi sono molto più articolate e arrangiate di quelle che si ascoltano in questi giorni, con passaggi strumentali e a solo di diversi strumenti. Secondo lei cosa è cambiato? C’entrano i gusti musicali popolari o semplicemente si fa prima a comporre su qualche base veloce e via?

Credo che la ragione sia il mercato. In quegli anni si vendevano i dischi e si poteva investire di più in questo settore.

Lei è autore di numerose colonne sonore complete. Come affronta un progetto del genere? Da quali idee parte per realizzare il tappeto musicale su cui dovrà poggiare l’intero film? E quanta libertà ‘artistica’ le è concessa?

Come ho detto io sono sempre partito dal soggetto e dalle immagini dalle quali ho tratto ispirazione. Mi sono preso sempre la più grande libertà possibile.

Un’altra domanda che avevamo il desiderio di farle: è luogo comune, purtroppo, considerare le sigle dei cartoni animati come musichette, quando sappiamo benissimo che invece è esattamente il contrario. Qual è la sua opinione a riguardo?

vito tommaso

Noi forniamo il materiale musicale ed ognuno dei Compositori mette in gioco, io credo, il migliore impegno per raggiungere la migliore qualità possibile; il livello dei nostri prodotti va lasciato giudicare dal pubblico e dai critici. Per tutti gli Autori lo sforzo necessario per raggiungere il risultato finale è un fatto soggettivo.

Ci vuole parlare della sua collaborazione con la band Super Robots? Qual è il suo ruolo e quali sono i vostri progetti futuri?

Dougie Meakin è stato uno straordinario interprete di Ken Falco e siamo amici ma non abbiamo fatto piani o progetti futuri… almeno per ora.

Qualche anno fa è stato pubblicato una raccolta di alcuni suoi pezzi, tra cui due vecchie sigle radiofoniche cantate da Lino Banfi, con tanto di celebrazione al Lucca Comics! Come avete fatto a scegliere i pezzi? E poi, non ce ne voglia,  perché il titolo Le Sigle di Papà?

vito tommaso

I pezzi li ho scelti fra quelli realizzati da solo senza l’appoggio di un Editore. Il titolo “ Le sigle di Papà” nasce dal fatto che nell’anno di pubblicazione i fans della prima uscita erano diventati molto probabilmente tutti papà.

Dalla sua biografia sappiamo che è un direttore d’orchestra e che ha diretto l’orchestra nazionale della RAI. Quali personalità musicali ha conosciuto nel corso della sua collaborazione con la RAI? E di quali serba un ricordo indelebile?

Ho avuto la fortuna di collaborare con grandi Artisti: Renato Rascel, Luigi Proietti, Lino Banfi, Maria Grazia Buccella, Enrico Montesano, Gino Bramieri, Rosa Fumetto, Mariangela Melato, Sandra Milo, Christian De Sica, Franco Franche e Ciccio Ingrassia… ho lavorato con tanti registi… Gino Landi, Vittorio Cottafavi, Enzo Trapani… con tanti Autori… Garinei e Giovannini, Castellano e Pipolo, Ugo Gregoretti non posso citarli tutti e non voglio fare torto ad alcuno. Un vero signore del quale ho un grande ricordo è Ugo Gregoretti: ci siamo conosciuti durante la realizzazione della trasmissione “Una sera con Luigi Proietti” della quale il protagonista era Gigi mentre Ugo era l’Autore.

Spesso si sente celebrare il genio e il talento di molti musicisti iconici. In realtà, da maestro e musicista, qual è il peso dello studio  e della disciplina nell’imparare a padroneggiare un linguaggio così complesso come quello musicale?

I veri geni musicali sono altri, io da sostanziale “autodidatta” ho fatto quello che sono riuscito a fare ma di fronte a Mozart, a Chopin per citare solo due “mostri”  nel campo della musica classica o Charlie Parker o Keith Jarrett, nel campo del Jazz mi sento, come si faceva dire Fantozzi una vera M…ccia

Oggi vivere di musica è una cosa molto difficile e spesso frustrante. Quali consigli vorrebbe dare ai nostri lettori che volessero intraprendere questa carriera? E quanto contano le piattaforme social nell’ambito della visibilità?

Oggi è tutto molto difficile e posso dire a chi vuole intraprendere la carriera soltanto una cosa… AUGURI!

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