Il manager di un team professionistico di League of Legends vi racconta il suo lavoro

Come avrete notato dal logo sparso tra le nostre pagine, Stay Nerd quest’anno sta sponsorizzando YDN, un team professionistico di League of Legends impegnato in questi giorni nei PG National Spring Split, una competizione importantissima a livello italiano che potrebbe aprirgli le porte dell’Europa. 

Ci siamo quindi prefissati l’obiettivo di raccontare quello che succede, ma anche e soprattutto di raccontare le persone che sono dietro a un team professionistico di League of Legends, con lo scopo di raccontare chi sono quelli che cercano di far crescere queste realtà anche nel nostro paese, e per mostrarvi le difficoltà e il funzionamento di quelli che da molti non vengono ritenuti sport. 

La prima di queste interviste l’abbiamo fatta a Francesco Marchetti, il manager di YDN. Vi lasciamo le prime domande trascritte, e a seguire il video dell’intervista completa! 

Come si organizza la preparazione di un team professionistico di League of Legends in vista di una competizione importante?

La nascita del team parte sempre un mese prima che inizi la competizione, con la fase iniziale che è quella che chiamiamo roster building, che non è nient’altro che: io, in qualità di manager, in base a quelli che sono i nostri obiettivi e al budget contatto dei giocatori per poter formare un team.

Dal momento che per noi era categorico vincere questo PG ho cercato di formare al meglio una squadra composta da 5 professionisti che non solo possono competere ma che possono anche vincere il PG, quindi diciamo che il presupposto di tutto quanto è quello di poter competere in ogni singolo match… semplicemente ho fatto questa squadra di campioni. (ride) 

Per quanto riguarda invece la composizione del roster, avete un roster molto internazionale, con ragazzi estoni, svedesi e un polacco, e un solo italiano. Qual è il significato di avere un ragazzo italiano? Credo che per un ragazzo alle prime armi, magari anche per qualcuno che gioca anche da tanto a bassi livelli, l’impersonarsi in un ragazzo come Gabbo significa tanto.

Sicuramente la componentistica italiana è importante, anche perché la nostra competizione è giocata in Italia, quindi penso che avere una faccia in cui riconoscersi per i giocatori italiani sia importante.

Il roster è stato costruito seguendo una nuova parte del regolamento del PG chiamato locally trained. Si tratta di giocatori che negli ultimi tre split ne hanno giocati almeno due nel PG Nationals. Parliamo di Endz, che ha giocato tre split in Italia, di Phantomless, che è da anni ormai in pianta stabile nelle competizioni italiane. 

Questo asset di giocatori è stato costruito seguendo queste linee guida. Gabbo è importante perché rappresenta il player italiano. Purtroppo in Italia, vuoi perché il gioco non è ben avviato, vuoi perché manca la cultura e la scena non è ancora pronta – non come in altri paesi come la Francia, la Spagna, dove la Lega è spinta tantissimo con tanti spettatori – per un ragazzo italiano è difficile abbandonare gli studi, lasciare il lavoro per dedicarsi h24 agli esport. 

Quindi è raro trovare giocatori italiani pronti a giocare a questi livelli. Ci sono, perché ci sono, e Gabbo ne è l’esempio. 

Potete continuare l’intervista cliccando play sul video che segue! 

 

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