L’anime di Inuyasha sbarca su Netflix!

Quasi come il classico eroe che non ci meritiamo ma di cui abbiamo bisogno, Netflix annuncia una notizia bomba che promette bene per l’inizio della stagione autunnale. Il primo ottobre verranno aggiunti al catalogo italiano due anime molto amati ma anche odiati, per certi versi: il primo è NANA, tratto dall’omonimo manga di Ai Yazawa ancora incompiuto ma sempre struggente e ricco di pathos. Il secondo, invece, sarà nientemeno che Inuyasha, dall’opera della cosiddetta “principessa del manga” Rumiko Takahashi. Insomma, con quest’ultima aggiunta pare che l’Anime Night sia risorta dalle ceneri di MTV (grazie anche alla presenza di altri titoli come Black Lagoon o Full Metal Panic) e il pubblico non potrebbe essere più felice.

Inuyasha

Inuyasha & Co., le vittime di Naraku

Facciamo un ripassino. Inuyasha è un mezzodemone che viene intrappolato dalla freccia spirituale della sacerdotessa Kikyo, con cui si stava scontrando dopo aver rubato la Sfera dei Quattro Spiriti, oggetto che sarebbe stato in grado di renderlo un demone completo. Lo scontro fra i due, che in realtà si amavano, è stato ordito dal mezzodemone Naraku, malvagio e desideroso di ottenere la Sfera per accrescere la propria forza.

Il sonno di Inuyasha viene interrotto da Kagome Higurashi, giovane studentessa dell’epoca moderna caduta nel pozzo del santuario di famiglia e ritrovatasi nell’era Sengoku, proprio davanti all’albero su cui il mezzodemone è tenuto prigioniero. Dopo uno scontro con un demone millepiedi, Inuyasha la riconosce come reincarnazione di Kikyo e si avventa su di lei per impossessarsi della Sfera che custodisce ma viene bloccato con un rosario magico dall’attuale sacerdotessa del villaggio, Kaede, sorella minore di Kikyo. Ora Inuyasha non può più far del male a Kagome, che potrà tenerlo a bada con un semplice “A cuccia!”, comando decisamente umiliante per l’orgoglioso mezzodemone.

Inuyasha

Tuttavia, i due saranno legati anche dagli eventi seguenti: un altro demone riuscirà a prendere la Sfera e, cercando di sconfiggerlo, Kagome la romperà in tantissimi frammenti che si spargono per tutto il Paese. La coppia di giovani, quindi, partirà alla ricerca di ogni singola scheggia, i cui poteri sono comunque sufficienti per creare scompiglio ovunque si trovino. Per questo a loro si uniranno altre vittime della malvagità di Naraku: Sango, il cui fratello è ora schiavo del mezzodemone; Miroku, soggetto ad una maledizione di famiglia lanciata da Naraku; e altri comprimari come il piccolo Shippo e il mezzodemone lupo Koga, senza dimenticarci inoltre del carismatico fratellastro di Inuyasha, Sesshomaru.

Rumiko Takahashi, dunque, come in molte altre sue opere, orchestra una storia corale con numerosi personaggi accomunati da un unico sentimento di odio per Naraku e le sue nefandezze. Ci troviamo di fronte alla sua quinta grande opera di largo respiro, che prende vita subito dopo la conclusione di Ranma ½, nel 1996. Ormai il “metodo Takahashi” è ben consolidato e Inuyasha diventa l’opera che racchiude tutte le caratteristiche positive delle precedenti.

Il Giappone storico e folkloristico, fonte inesauribile di ispirazione

Ogni manga della sensei Takahashi ha come grande fonte di ispirazione il Giappone stesso, soprattutto nei suoi aspetti più tradizionali e folkloristici. Escludendo Maison Ikkoku, dove i personaggi sono inseriti in un normale contesto contemporaneo alla stesura dell’opera, fin dall’inizio lo stile della mangaka si distingue per la presenza costante di elementi appartenenti al mondo del sovrannaturale e spirituale.

Così, se in Lamù abbiamo la giovane oni proveniente con tutta la sua famiglia dallo spazio (e quindi una figura folkloristica ben conosciuta ma rielaborata in chiave fantascientifica), Inuyasha è un manga ricolmo di demoni, mezzidemoni e creature dell’aldilà, di un mondo altro che si muove sullo stesso piano di quello reale. Inuyasha stesso e Sesshomaru sono inu-yokai, ovvero demoni cane, e Inuyasha è, tra l’altro, frutto dell’unione fra un demone e un essere umano (cosa che spesso accade sotto forma di possessione spiritica); Shippo invece è un demone volpe, kitsune; Kirara un nekomata, cioè un demone gatto; Jaken, il servitore di Sesshomaru, ha le sembianze di un kappa… insomma, l’autrice trae ispirazione a piene mani dalle leggende e i racconti legati a yokai e yurei e non solo per i personaggi ma anche per gli oggetti magici come Tessaiga e Tenseiga, rispettivamente la Spada degli Uomini (perché capace di uccidere) e la Spada degli Dei (poiché capace di ridare la vita, recuperando l’anima del defunto appena unitasi al mondo degli spiriti).

Il gruppo di amici del mezzodemone, inoltre, viaggia per tutto il Giappone alla ricerca dei frammenti della Sfera, facendoci esplorare un’epoca lontana fatta di guerre e rivolte che si svolgono in parallelo agli scontri dei demoni, che naturalmente traggono molta più forza dall’odio e la violenza che pervadono l’era Sengoku. Rumiko Takahashi fa quindi centro scegliendo un momento storico carico di significato per il proprio Paese (è in questo periodo che ha inizio l’unificazione del Giappone) e ideale per mettere in scena i conflitti interiori dei suoi personaggi.

Il loop Takahashi

Tuttavia, è risaputo che la sensei Takahashi, quando si tratta delle sue serie di lunga durata, caschi spesso in quello che viene ormai definito loop Takahashi.

Inuyasha, come dicevamo, è l’apoteosi di tutto ciò che hanno di positivo le opere della mangaka: un protagonista scorbutico ma in realtà generoso e una co-protagonista femminile carina e che sa tenergli testa; comprimari più o meno divertenti; folklore a più non posso sparso lungo archi narrativi o brevi storie autoconclusive. Queste caratteristiche sono la forza ma anche la grande debolezza di Inuyasha, che probabilmente ha solo la sfortuna di essere venuto dopo Ranma e Lamù. Il risultato, infatti, sarebbe stato lo stesso. Innanzitutto, con Inuyasha ritroviamo per la seconda volta il concetto di dualità che già abbiamo visto con Ranma e la sua trasformazione in donna. Per entrambi i protagonisti questa diventa fonte di guai e di disagio personale, risolvendosi del tutto grazie all’amore delle due protagoniste femminili, Akane e Kagome.

La Takahashi però non ci dà troppa soddisfazione nello sviluppo di queste relazioni, pur creando triangoli amorosi in continuazione. Questo perché preferisce dar risalto alle loro avventure ma, se con Ranma poteva funzionare una narrazione episodica poiché non c’era un unico grande nemico da sconfiggere ma pareva più uno slice of life di tutti coloro che avevano avuto a che fare con le Fonti Maledette, con Inuyasha purtroppo è una struttura che finisce per annoiare. La caccia dei frammenti della Sfera dei Quattro Spiriti, che riprende palesemente un po’ quella delle Sfere del Drago (evidentemente c’è una sorta di ossessione per le forme sferiche), a tratti pare non avere mai fine e anche l’evoluzione dei personaggi ne risente, pur essendoci se si guardano bene alcuni di loro, ad esempio Sesshomaru.

Inuyasha

Così, la Takahashi finisce per ripetere lo stesso script: Inuyasha e compagnia giungono nell’ennesimo villaggio, scoprono della presenza di un frammento della Sfera e di un demone al servizio di Naraku e combattono contro di lui, mentre tutto viene condito dai continui battibecchi fra Inuyasha e Kagome o siparietti comici con Miroku in presenza di belle donne. Quando la situazione viene risolta, magari con un potenziamento delle capacità di Inuyasha, si ritorna al punto di partenza.

Guardare o non guardare Inuyasha?

La risposta, a questo punto, sta a voi. L’industria manga è cresciuta parecchio dagli anni ’80, diventando satura di storie che spesso appaiono ripetitive. Inuyasha è stato sia precursore dei tempi, sia vittima non solo di Naraku ma anche di chi lo ha preceduto. Se si riesce a sopportare il lento sviluppo della trama principale, alla fine Inuyasha ha tutto: un protagonista bishonen con un fratellastro altrettanto affascinante, se non di più; personaggi caratteristici che quantomeno introducono gli spettatori all’enorme quantità di figure della tradizione giapponese, dagli spiriti ai monaci buddhisti e sacerdotesse shinto; ambientazione storica con protagonista proveniente dal futuro, quasi ad anticipare la moda attuale degli isekai; un accenno di storia d’amore che non guasta mai; comicità che smorza la tensione di una storia più dark delle precedenti; un nemico potente, rappresentante il male assoluto.

Un brodo primordiale, insomma, che probabilmente oggi non funzionerebbe più come in passato ma che è nato al momento giusto e questo bisogna riconoscerlo. Inuyasha ha consacrato definitivamente il percorso di Rumiko Takahashi come mangaka capace di unire tutto il bello dei manga e forse, solo per questo, potrebbe meritare comunque un rewatch.

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