Una nuova era per i dinosauri?

Dopo la nuova era Giurassica segnata da Jurassic World, pellicola del 2015 diretta da Colin Trevorrow (che in questo caso torna da sceneggiatore), i dinosauri più famosi della storia del cinema si risvegliano in un nuovo, e più rocambolesco che mai, sequel diretto dal cineasta spagnolo Juan Antonio Bayona (nelle sale dal 7 giugno).

Jurassic World – Il Regno Distrutto
, secondo capitolo del rinato franchise figlio della mente di Steven Spielberg, vede nuovamente protagonista il nostro iconico duo composto da Owen Grady (Chris Pratt) e Claire Dearing (Bryce Dallas Howard), pronti per tentare una nuova e disperata impresa in un’isola prossima all’ennesima estinzione.

Iniziamo questa recensione come il film: con il piede sull’acceleratore, dicendo subito che Il regno distrutto è totalmente diverso dal precedente capitolo, dove prevaleva con forza l’omaggio alla storica saga grazie a campi lunghi, ambientazioni rievocative, dinosauri più in forma che mai e strizzate d’occhio ai fan.
La nuova pellicola, infatti, oltre a location totalmente diverse, che prendono leggermente spunto dal terzo capitolo della saga originale, è priva della componente “epica” e suggestiva del passato e decide, prevalentemente, di far immergere lo spettatore in una storia frenetica con un costante crescendo emotivo volto a lasciare tutti con il fiato sospeso, e ponendo le basi per una nuova era.

Detto ciò, quindi, il dinamismo è un punto peculiare di una storia che già di per sé è fortemente improntata all’action, caratteristica che viene rimarcata più volte grazie ad una costante successione di sequenze avventurose intervallate da brevissimi e pacati intermezzi esplicativi.
Ciò non toglie che il susseguirsi degli eventi risulti fluido, con un filone narrativo privo di reali intoppi (il che è strano vedendo la natura caotica degli eventi), capace di avanzare imperterrito fino ad un gigantesco rush finale di emozioni.
Intrattenimento puro, in sostanza, capace sì di donare la giusta dose di adrenalina allo spettatore, ma indigesta alle figure in scena, impossibilitate a potersi caratterizzare degnamente in questa sequela di caos e turbamenti.



Grady
e Dearing li conoscevamo già, e per i due si prosegue con la stessa linea narrativa vista tre anni fa, facendoci tranquillamente fare l’abitudine e accettandoli, ed apprezzandoli (complice la brillante interpretazione dei due artisti), per quello che sono e che sapevamo già.

Purtroppo non possono dire lo stesso i personaggi secondari e, soprattutto, l’antagonista di turno, il quale viene esageratamente sacrificato dalla sceneggiatura, finendo per essere stereotipato grazie alle solite etichette hollywoodiane del cattivo, incapaci di donargli forza, finendo per renderlo quasi una figura di contorno nell’evolversi degli eventi.

Lo script, seppur sembri inizialmente affascinante e coinvolgente, risulta banale in più frangenti e non basta la “sospensione dell’incredulità” per giustificare le varie risoluzioni durante l’arco narrativo; i cliché vanno bene, ci possono e devono stare, ma dopo un po’ diventano leggermente ingombranti, durante i 128 minuti di proiezione.
Nonostante ciò, Jurassic World: Il regno distrutto, non è unicamente una pellicola ricca di azione e povera di contenuti.

Infatti, durante la messa in scena, viene toccato un tema molto attuale e delicato, quale la biogenetica e, seppur sia un argomento trito e ritrito, va dato atto a Bayona e Trevorrow di essere riusciti a narrarcelo nuovamente sotto un’altra ottica, mostrandoci una faccia diversa di questa medaglia.
La vita e l’essere vivi sono temi centrali di questa pellicola e, seppur brevemente, vengono trattati più volte durante la proiezione, donandoci più di qualche spunto di riflessione.
Tutto ciò viene accompagnato dalle brillanti e suggestive sinfonie ad opera del grande premio Oscar Michael Giacchino, il quale prende le composizioni del leggendario (quasi sacro) maestro John Williams, le rielabora e le rende adatte a questa nuova produzione, offrendoci un intrattenimento sonoro al livello di quello visivo.
Quest’ultimo, infatti, figlio prevalentemente del lavoro svolto dal gruppo di VFX della Industrial Light & Magic (Avengers Infinity War, Solo, Ready Player One, e altre centinaia di pellicole) è un vero fiore all’occhiello.
I dinosauri sembrano più vivi che mai, l’eruzione vulcanica risulta esageratamente realistica, e persino la tecnologia 3D ne trae giovamento, proponendoci un film capace di supportare e, venir a sua volta supportato, da un effetto visivo eccezionale.

Oltre ai vari tecnicismi, alle convincenti prove dei nostri protagonisti, sempre più iconici e definitivamente pronti a prendere la pesante eredità dei professori Grant e Sattler, ed un coinvolgimento emotivo sostanzialmente buono ed appassionante, seppur privo di grandi risvolti di script, questo nuovo capitolo ci regala poco di più, scrivendo sì una nuova pagina di un’affascinante (seppur già sentita) storia, in grado di porre le basi per un’ulteriore serie di pellicole, ma incapace di donarci quelle epiche emozioni provate con l’oramai antica visione degli iconici velociraptor e T-Rex.

Verdetto

Jurassic World – Il regno distrutto, è un capitolo interessante, coinvolgente e ricco di emozioni, capace di intrattenere lo spettatore della nuova e vecchia generazione.
In grado di offrirci uno script dinamico e degnamente affrontato da Chris Pratt e Bryce Dallas, orientato ad intrattenerci durante tutto l’arco narrativo senza mai stancarci, è purtroppo lontano dal riuscire ad appassionarci come in passato.
L’operazione nostalgia viene, giustamente, abbandonata (seppur fosse stata affrontata degnamente tre anni fa), ma gli spunti innovativi sono veramente pochi, finendo per ricalcare i soliti temi, proponendoci i già visti argomenti, e perdendo l’epica caratteristica di una pellicola dominata dai dinosauri.
L’arco narrativo è fluido, coinvolgente, con una risoluzione finale scontata della forma, ma non nella sostanza, e figlia di un rush di adrenalina, ma ci lascia con la sensazione di aver assistito ad un’opera che si è forse accontentata.
Un buon film in sostanza, divertente e anche appassionante, ma ci saremmo aspettati qualcosa di più.