Con l’uscita della seconda stagione dell’anime targato netflix, Kakegurui XX, accompagneremo di nuovo la splendida Yumeko Jabami tra le mura della scuola Hyakkao dove tutti scommettono tutto!

Pubblicato in Italia dal 2017 da Jpop, il manga di Kakegurui fece già parlare di sé per il particolare setting in cui si muovono i personaggi: un liceo per rampolli di famiglie facoltose nel quale vige una gerarchia basata su un giro continuo di scommesse. Se si vuole avere una vita scolastica serena all’accademia Hyakkao, l’importante è vincere giocando d’azzardo, altrimenti i debiti si accumuleranno fino a trasformare i malcapitati in bestiame.

Facciamo per questo la conoscenza di Ryota Suzui, uno studente appena diventato bestiame in seguito alla sconfitta subita da Mary Saotome. Presto, però, farà la sua comparsa la bella e misteriosa Yumeko Jabami, che non solo aiuterà Suzui a estinguere il suo debito ma proseguirà a giocare con chiunque le si parerà davanti, arrivando a diventare lei stessa parte del bestiame. Suzui non potrà fare a meno di rimanere al suo fianco e scoprirà in fretta che la ragazza è sempre spinta da un intenso desiderio, quasi carnale, e dal puro piacere del rischio che il gioco d’azzardo le provoca. La sua presenza comincerà a farsi scomoda nella scuola, specialmente per il Consiglio Studentesco che cercherà di correre ai ripari, portando a risvolti sempre più sorprendenti e a cifre sempre più esorbitanti.

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Il gioco d’azzardo in Giappone

“Scommettere con parsimonia non ha significato” diceva Yukio Mishima.
Questa frase potrebbe tranquillamente essere il motto di Kakegurui, della Hyakkao e di molti degli studenti che sfideranno Yumeko ma si può dire che sia anche il principio con cui il gioco d’azzardo si è diffuso in Giappone. Basti pensare che sono circa 3,2 milioni i giapponesi dipendenti dal gioco e che il Paese sta cercando di mettere a punto delle misure cautelari a riguardo, ad esempio un limite al numero di scommesse e delle norme per la creazione dei futuri casinò per favorire il turismo internazionale. Allo stesso tempo serve educare la popolazione con programmi di prevenzione e consultazione per la dipendenza dal gioco, problematica già evidente con la sola presenza delle sale di pachinko.

Chi c’è dietro

Non si può parlare di gioco d’azzardo senza nominare la yakuza. Questa ha origine da due figure storiche del periodo Edo (1603-1868): i tekiya, con le loro bancarelle di prodotti scadenti o merci illecite, che col tempo si trasformavano in “guardie” a protezione di fiere e attività commerciali; i bakuto, impegnati nel gioco d’azzardo.

Attraverso atti intimidatori e concessioni di incarichi influenti, la yakuza acquisì nel corso dei secoli sempre più potere fino ad arrivare ai giorni nostri: nonostante questo tipo di associazione sia ovviamente illegale, oggi i suoi membri si muovono praticamente alla luce del sole e stanno dietro a varie attività, specialmente quelle tipiche dei quartieri notturni delle metropoli, come il quartiere di Kabukicho a Tokyo: legalmente nei pachinko e illegalmente in club e locali di dubbia entità, la yakuza si è fatta strada neanche troppo silenziosamente nella vita quotidiana dei giapponesi. Dopotutto, il solo pachinko muove miliardi di euro, grazie al fatto che almeno un giapponese su cinque gioca sistematicamente a queste macchinette quasi infernali.

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I giochi preferiti dai giapponesi

Diffusosi negli anni Cinquanta, il succitato pachinko è il gioco più comune e conosciuto anche all’estero, poiché sembra essere una via di mezzo tra un flipper e una slot machine. Queste macchinette rumorose, schierate in locali dedicati esclusivamente ad esse, contengono sfere che rimbalzano su barriere e pioli disposti in verticale, proprio come il flipper. L’obbiettivo è che la prima sfera che si inserisce venga spinta dalle barriere dentro uno dei buchi sparsi sul display, così da ottenerne altre che poi potranno essere convertite in premi simbolici o fiches, convertibili a loro volta fuori dal locale in denaro (un modo un tantino arzigogolato per evitare che il premio consista in denaro e aggirare così la legge che lo vieta).

Sono molto diffusi anche i giochi di carte, in particolare quelli che prevedono l’utilizzo dei mazzi di carte hanafuda o kabufuda e che si possono giocare in due. Queste carte sono caratterizzate da uno spessore maggiore e una grandezza minore rispetto alle classiche carte da gioco.

Le hanafuda (“carte dei fiori”) rappresentano 12 fiori diversi per ogni mese dell’anno, con dettagli che ne aumentano il valore nel gioco chiamato Koi Koi. Formando alcune combinazioni si possono fare più punti ed è curioso notare come la parola yakuza, secondo alcuni, derivi dalla combinazione di carte ya-ku-sa (otto-nove-tre) di questo gioco, in particolare una mano perdente. E sapevate, invece, che il trio composto da Ino Yamanaka, Shikamaru Nara e Choji Akimichi in Naruto consiste nel punteggio Ino-Shika-Cho?

L’eccitamento che un giocatore d’azzardo prova quando fa una scommessa è pari alla somma che potrebbe vincere moltiplicata per le probabilità di vincerla”

Avrete capito, con queste poche ma rilevanti informazioni, quanto il gioco d’azzardo sia radicato nella cultura giapponese, nonostante la sua larga illegalità. È facile intuire, perciò, i motivi del successo di Kakegurui, il cui titolo è già tutto un programma:“pazzi per le scommesse”. Una delle cose più interessanti è la varietà di giochi proposta: non i classici giochi nel quale fare affidamento alla fortuna, ma vere e proprie sfide d’intelletto e furbizia nelle quali vince chi bara meglio, sfruttando le regole create ad hoc.

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Yumeko Jabami, per quanto sia la protagonista, non è nemmeno la più folle tra gli studenti della Hyakkao, dove si scommette in maniera compulsiva e alcuni studenti rasentano il patologico: uno degli esempi più eclatanti è Midari Ikishima, pronta anche a infliggersi dolore fisico pur di raggiungere l’apice del rischio e del divertimento. Come se non bastasse sapere a cosa si va incontro, qualora si diventasse bestiame: agli sfortunati giocatori verrebbe improntato un piano per il futuro al quale non potrebbero sottrarsi e stabilirebbe ogni aspetto della loro vita, dal matrimonio, ai figli, all’occupazione lavorativa.

Il tutto appare effettivamente quasi come un’organizzazione mafiosa che tira le fila all’interno dell’accademia. Una situazione che non è possibile sovvertire se non scendendo sullo stesso campo. E chi meglio di Yumeko Jabami, una kakegurui per eccellenza, mossa da nient’altro se da un piacere incontrollabile?

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