[Disclaimer: questo articolo contiene alcuni spoiler sulla saga di Yakuza, in particolare sui capitoli Zero, Kiwami e Kiwami 2]

La Via del Samurai

Ad un occhio poco informato la saga di Yakuza potrebbe sembrare una serie semplicistica, nient’altro che un Beat ‘em 3D Sandbox dove un enorme energumeno vestito con una giacca elegante gonfia come zampogne decine di malintenzionati. Quella che però circonda la figura di Kazuma Kiryu, e alcuni dei suoi alleati e antagonisti è un’aura quasi mitologica, che affonda le radici nel passato della tradizione narrativa nipponica.
Il “Drago di Dojima” non è altro se non la rappresentazione moderna del Samurai, il Guerriero che segue la via del Bushidō: le gesta e le azioni dei protagonisti di Yakuza si ispirano infatti ad una visione tradizionale (ed in parte idealizzata) del codice etico al quale rispondevano gli antichi combattenti nipponici, vale a dire il Bushidō, una parola composta da Bu (Arti Marziali), shi (Guerriero) e dō (Via).
Teorizzata a partire dal XVI secolo d.c., vale a dire all’inizio del periodo Edo, il Bushidō è una filosofia che mescola elementi di Confucianesimo, Buddismo Zen e Shintoismo e descrive lo stile di vita ideale del Samurai, in maniera concettualmente analoga al concetto di “Codice Cavalleresco” medievale.
Tra i molti principi del Bushidō, uno dei più importanti è il concetto di “Transitorietà del mondo materiale”: notissimo è il paragone con i fiori di ciliegio, tanto magnifici quanto effimeri. Così come i tradizionali petali del ciliegio, che poco dopo la fioritura si staccano dalla pianta e muoiono, così il guerriero deve essere sempre pronto a lasciare questo mondo. Questa costante presenza ed inevitabilità della morte produce nel Samurai una visione della vita molto particolare, concentrata solo sul presente e sull’importanza di non rimandare le cose importanti, dando il giusto peso ad ogni sua azione. La possibilità di abbandonare questo mondo da un momento all’altro permette però al guerriero di apprezzare a pieno il valore della vita, riuscendo ad assaporarla al massimo proprio grazie alla coscienza della sua transitorietà.


Ciò però non significa che un Samurai debba ricercare attivamente la violenza o ancora peggio cercare il suicidio: un vero Guerriero deve sempre mettere alla prova se stesso e la strada più difficile da seguire è quella che lo porta a essere sempre pronto a sacrificarsi per gli altri. Lo Spirito di Sacrificio è soltanto una delle sfaccettature che caratterizzano il cuore dell’esperienza del Guerriero, esperienza che si sviluppa attorno alla sua totale dedizione a un Bene Superiore, un Valore o una Missione per la quale combattere fino alla fine.
Secondo i precetti del Bushidō, Il Senso del Dovere è fondamentale per un guerriero. Il Dovere è infatti sacro e non deve venire imposto da nessuno: solo il Destino può essere la forza che decide la Missione di un guerriero, una causa alla quale egli consacra la propria dedizione totale. La Missione, l’Ideale diventa il cuore stesso della vita del combattente, un dovere sacro davanti al quale il vero Guerriero è disposto a sacrificare affetti ed egoismi personali.

Spesso infatti la Via del Bushidō è una strada solitaria: gli amori, se esistono, o sono di breve durata o finiscono in tragedia, spingendo il Guerriero ancora di più nel suo percorso. Di pari intensità possono essere i legami con altri guerrieri fedeli alla via del Bushidō: questi compagni d’arme creano spesso delle liaison che vanno ben oltre la semplice amicizia, arrivando persino a riconoscere un collegamento fraterno con un Guerriero loro pari.
Così come i legami sentimentali, anche i legami fraterni tra i Guerrieri raramente sono longevi e non è raro che un combattente opti per uno dei massimi sfoggi di onore possibili, sacrificando la propria vita per permettere al compagno fraterno di proseguire la sua Missione.
Non tutti gli affetti di un guerriero sono ovviamente destinati a finire tragicamente, ma anche nel caso questi affetti siano più presenti nella vita dell’eroe, egli li vivrà sempre come dei legami transitori, che dovranno per forza essere messi da Parte quando la Missione ne richiederà il sacrificio.

La fedeltà alla propria Missione è legata a doppio filo al forte senso dell’Onore di un Guerriero, che si impegna sempre a mantenere la parola data. L’Onore spinge infatti l’eroe a parteggiare per i deboli, aiutandoli contro gli Oppressori dando il 100% di se stesso, senza arrendersi e mantenendo sempre la propria parola, dimostrando un’incrollabile determinazione anche nelle difficoltà. Questo sistema di valori, che include lealtà, generosità, giustizia, carità, affidabilità e fedeltà alla parola data è fondamentale per un Guerriero ed infrangere uno di questi precetti comporta il sopraggiungere di un grave Disonore, l’unica cosa che un vero Samurai teme.
La riconquista dell’Onore diventa uno degli obiettivi fondamentali per un guerriero che ha fallito ed è disposto a tutto per riottenerlo, anche a pagare con la vita per correggere i propri errori e le proprie mancanze.

Nella vita degli adepti del Bushidō esistono due figure fondamentali, necessarie per definire l’esistenza stessa di un Guerriero: il Sensei e l’Avversario/Rivale.
Il primo è una figura complessa, un maestro o un familiare con il quale il Guerriero stringe un legame fortissimo, forgiato tra difficoltà e duri addestramenti, dove si mescolano affetto, timore e reverenza.
La seconda figura, quella dell’Avversario, è ancora più fondamentale per la definizione stessa del concetto di Guerriero. La presenza di una nemesi è infatti necessaria per legittimare l’esistenza del Guerriero e allo stesso tempo per aiutarlo nella propria crescita personale tramite il confronto e lo scontro.
Gli Avversari possono essere suddivisi a diverse categorie: in primis i più comuni sono i “malvagi puri”, uomini senza onore che agiscono solo per soddisfare la propria cupidigia, dopodiché possiamo identificare come Avversari persone che condividono uno stretto legame con l’eroe ma che si sono votate al Male. Gli scontri con questa tipologia di nemico metterà a dura prova il Guerriero, che per affrontarli dovrà decidere di sacrificare un legame importante, specie se tra i due vi è un collegamento di sangue o di fratellanza. Giungiamo infine alla categoria di Avversari più affascinante di tutti: i Rivali. Questi ultimi rappresentano il riflesso speculare del Guerriero: come lui combattono seguendo la filosofia del Bushidō, mettendo il proprio Onore e la Lealtà alla propria Missione al di sopra di tutto, Missione che oltretutto spesso oltrepassa i netti confini del Bene e del Male. Il legame che lega due Rivali è uno dei più forti che un combattente può sperimentare ed in effetti non è raro vedere un rivale che, dopo aver riconosciuto la superiorità del Guerriero, decide di offrire la sua vita al vincitore seguendo i dettami del Bushidō, divenendone spesso un prezioso alleato, sempre pronto a sacrificarsi nei momenti di difficoltà, ottenendo con la propria morte la soddisfazione della propria Missione, vale a dire aiutare il Guerriero a completare la sua.

L’industria dell’intrattenimento Giapponese, a partire dal Secondo Dopoguerra, ha investito molto nella quasi stereotipata figura del Guerriero onorevole che combatte seguendo la via del Bushidō. Il mondo degli Anime e dei Manga è infatti ricchissimo di questa tipologia di personaggi, basti citare figure immortali come Capitan Harlock, l’Uomo Tigre, il possente Gatsu o il notissimo Kenshiro di Buronson e Tetsuo Hara, dichiaratamente una delle maggiori fonti d’ispirazione che hanno portato alla creazione di Kazuma Kiryu.
Se è vero che il mondo dei videogiochi ha visto numerosi guerrieri leali e dotati di un forte senso dell’onore, uno tra tutti il giovane Ryo Hazuki, pochi di essi hanno mostrato uno sviluppo complesso e longevo come quello dimostrato da Kazuma Kiryu, protagonista indiscusso della saga di Yakuza e forse miglior incarnazione videoludica dei valori tradizionali del Bushidō.
Prima di esaminare come e perché il “Drago di Dojima” rappresenta una perfetta attualizzazione nella contemporaneità di valori risalenti a 5 secoli fa, andiamo ad presentare in breve alcuni eventi salienti della sua vita per comprendere meglio il calibro del personaggio che vogliamo analizzare.

La Leggenda del Drago di Dojima

Durante i sette episodi che compongono la sua epopea moderna, Kazuma Kiryu ha dimostrato a più riprese di essere una delle migliori incarnazioni dei valori tradizionali del Bushidō apparse nel gaming degli ultimi anni. Le vicende che vengono narrate nei sette capitoli che compongo la Saga di Yakuza rappresentano una vera e propria opera epica contemporanea, un ricco viaggio nel complesso e contraddittorio mondo della Yakuza giapponese. La narrativa del titolo SEGA, durante i suoi numerosi episodi, ha dipinto infatti il mondo della criminalità giapponese come un microcosmo pieno di contrasti, dove il ferreo onore si mescola alla criminalità, dove regolamenti e gerarchie a volte incomprensibili per la nostra concezione occidentale si scontrano con la cupidigia umana e dove complesse reti d’intrighi e collusioni svelano un lato oscuro del, per noi Gaijin, così magico Giappone.

Orfano sin dalla tenera età, Kazuma Kiryu è cresciuto in un orfanotrofio gestito da un influente membro della Yakuza: Shintaro Kazama, capitano della Famiglia Dojima ovvero una delle famiglie sussidiarie più influenti del possente Clan Tojo, una delle maggiori organizzazioni di Yakuza dell’intero Giappone, dominatrice incontrastata della regione del Kanto.
Affascinato dal successo del padre adottivo e dal fascino del mondo della malavita, Kiryu decise di seguirne le orme e di entrare al servizio della famiglia Dojima. La leggenda del Drago di Dojima affonda le sue radici nel festaiolo Giappone degli anni’80, prima che la bolla economica esplodesse, lanciando il paese nella grave depressione degli anni’90. Già a soli vent’anni Kiryu, per quanto ancora giovane ed irruente, riuscì a dimostrare il proprio coraggio e determinazione mettendo in gioco la propria posizione all’interno della Yakuza e addirittura la sua stessa vita per risolvere la complessa situazione del “Lotto Vacante”, che tinse di sangue le strade del quartiere a luci rosse della capitale nipponica, Kamurocho (ispirato al realmente esistente Kabukicho, presente all’interno del quartiere di Shinjuku) nel 1988.

La vera leggenda di Kiryu iniziò però tra il 1988 ed il 1995, anni nei quali la sua fama crebbe in maniera esponenziale, facendogli ottenere il rispettoso titolo di Drago di Dojima.
Ad una grande ascesa corrispose però una rovinosa caduta e, nel 1995, Kiryu decise di addossarsi la colpa dell’omicidio del patriarca della famiglia Dojima, Sohei Dojima, per proteggere il suo migliore amico sin dai tempi dell’orfanotrofio, Akira Nishikiyama. L’omicidio infatti era stato compiuto da Nishikiyama in uno scatto d’impeto per proteggere da una violenza Yumi Sawamura, amica d’infanzia dei due e grande amore di Kiryu.

Nel 2005, dopo 10 anni di detenzione, il trentasettenne Kiryu ormai disonorato, bandito dal proprio clan e solo, tornò a Kamurocho su richiesta del padre adottivo, trovando però un mondo completamente diverso da quello che aveva lasciato: il suo migliore amico si era tramutato in uno spietato patriarca Yakuza di successo, la donna che amava era scomparsa e il clan di cui faceva parte era dilaniato da guerre intestine e minacce esterne causate dall’improvviso assassinio di Masaru Sera, terzo Presidente supremo del Clan, e dalla scomparsa dalla sua cassaforte di ben 10 miliardi di Yen.


Travolto da un mondo che non riconosceva più, Kiryu si trovò involontariamente costretto a divenire il custode di una bambina di 9 anni, Haruka, nipote dell’amata Yumi e apparentemente collegata proprio alla somma di denaro scomparsa dalle casse del Clan Tojo.
Aiutato dal corretto e fuori dagli schemi agente di polizia Makoto Date, Kiryu si tuffò in un mondo di intrighi, tradimenti e cospirazioni, in un viaggio che cambiò per sempre la sua vita.
Al termine del viaggio Kiryu infatti perse davanti ai suoi occhi il proprio migliore amico, la donna amata e persino il padre adottivo, ma allo stesso tempo scoprì di essere stato designato dal predecessore come Quarto Presidente del Clan Tojo, trasformandosi in un istante da un reietto a uno dei più grandi Yakuza del paese.

Eppure la sua scelta simbolica al termine del gioco fu importantissima: Kiryu infatti nel giorno stesso della sua elezione decise di passare la carica ad un successore, optando per abbandonare il clan Tojo e vivere una nuova vita libera assieme alla piccola Haruka, unica erede vivente della donna che amava.
La pace a lungo sognata durò però pochi mesi: l’omicidio del Quinto Presidente del Clan Tojo permise alla pericoloso Alleanza Omi della regione del Kansai si iniziare ad avvolgere le sue spire attorno a Tokyo, minacciando di far cadere l’intero Giappone in una sanguinosa guerra tra clan.

Per quanto ormai divenuto ufficialmente un civile, Kiryu non si sentì capace di voltare le spalle al suo vecchio clan e decise di tornare in azione, dirigendosi verso Osaka in veste di ambasciatore per cercare di stipulare un accordo di pace con gli Omi, ignaro del fatto che sulla sua strada lo avrebbe aspettato il suo più grande avversario: Ryuji Goda, il Drago del Kansai.

A partire dal terzo capito della saga, Kiryu iniziò a cercare di rifuggire totalmente il caos della metropoli, rifugiandosi nella soleggiata Okinawa dove, assieme alla adorata Haruka, riuscì ad aprire un orfanotrofio sulle rive del mare.
Purtroppo sembra che il Destino non voglia però lasciare libero Kiryu, che ad ogni avventura si ritrova, in parte contro la sua volontà, trascinato nel torbido mondo degli intrighi della Yakuza, il tutto mentre Haruka continua a crescere davanti a suoi occhi.
Il conto dei suoi anni di criminalità e le sue responsabilità genitoriali pioveranno come dei macigni sull’ex Drago di Dojima nel 2016, quando Kiryu si imbarcherà nella sua settima ed ultima avventura, Yakuza 6: The Song of Life, il suo viaggio più personale ed emotivo, quello dove verranno messe alla prova sia l’uomo che la leggenda.

Kazuma Kiryu: L’anima del Samurai nel Giappone contemporaneo

Analizzando le vicende dalla vita di Kiryu, anche solo concentrandosi sulla sua prima avventura, appare palese come l’eroe di SEGA sia un’eccellente attualizzazione dei valori tradizionali del Bushidō, un vero e proprio Samurai moderno, un Guerriero onorevole che cammina tra le strade di Tokyo indossando non un’armatura ma una giacca bianca e scarpe pitonate.
La prima che cosa che salta all’occhio è chiaramente il fatto che Kiryu sia un uomo estremamente corretto, un guerriero idealista che vive secondo uno stretto Codice d’Onore che ne influenza ogni aspetto della vita, portandolo a scelte talvolta incomprensibili.
Una delle grandi componenti del fascino di Kiryu per noi occidentali sono le incredibili contraddizioni che il suo Codice d’Onore e la sua personalità ci trasmettono, delineando dei profondi contrasti rispetto alla morale e alla concezione occidentale del mondo. Kiryu è infatti un uomo profondamente corretto, gentile e sempre propenso al perdono anche nei confronti dei suoi nemici ma, per quanto non sia una persona che cerca attivamente lo scontro fisico, non ha alcun problema a fare ricorso alla violenza più brutale per difendere la giustizia ed aiutare gli indifesi.

Nonostante le sue caratteristiche positive, Kiryu rimane infatti uno Yakuza nel cuore e per questo motivo non ha problemi ad accettare le azioni crudeli, i metodi violenti e le usanze tribali della criminalità giapponese finché essere sono giustificate. L’onore di Kiryu infatti gli impedisce di mancare di rispetto e disonorare il codice d’onore interno della Yakuza, anche quando esso prevede severe punizioni per coloro che hanno fallito o commesso crimini.


Un’altra delle incredibili contraddizioni che caratterizzano il fascino di Kiryu è il contrasto tra gli affetti ed il proprio dovere: nel profondo dell’anima egli infatti vorrebbe lasciarsi alle spalle la sua vita nel mondo della Yakuza per vivere in pace con la propria figlioccia Haruka e gli altri orfani, ma dall’altra parte il richiamo dell’Onore è troppo forte. Nonostante abbia infatti rinunciato alla carica di Quarto presidente del Clan Tojo poche ore dopo averla ottenuta, Kiryu è comunque considerato un importante veterano e una leggenda vivente per ogni Yakuza del Giappone, un Destino del quale il guerriero non può liberarsi.

Incapace dunque di tagliare il cordone ombelicale che lo lega al mondo che lo ha cresciuto e formato, nonostante sia formalmente un civile, tutte le volte che il Clan Tojo o uno dei suoi vecchi alleati è in difficoltà, Kiryu è pronto a mettere in disparte i propri affetti e a lanciarsi in una nuova missione, mettendo in gioco la propria vita per compiere il proprio Dovere.
Nessun timore della morte, Dedizione alla propria Missione al di sopra degli affetti terreni, la costante volontà di aiutare il prossimo in difficoltà ed l’indomito spirito di sacrificio: tutte queste caratteristiche dimostrano senza alcun dubbio quanto Kiryu sia un guerriero rispettoso del codice del Bushidō, codice che invade e permea ogni aspetto della sua esistenza.

Amore e Rivali: Il Cuore del Drago

Come ogni guerriero tradizionale, gli affetti per Kiryu sono una questione complicata: nonostante infatti egli riesca ad avere un enorme successo con il sesso femminile il suo cuore, probabilmente ancora stravolto dalla tragica morte del grande amore della sua vita, è divenuto incapace di amare nel senso sentimentale del termine. L’unica persona che riesce a fare breccia nella pietra che ha avvolto il cuore di Kiryu è Haruka, sua figlia adottiva di Kiryu. Ella è infatti è l’unico essere umano che l’uomo riesce ad amare completamente, l’unica con la quale riesce ad aprirsi. Assieme a lei lo stanco guerriero, in cerca di un po’ di pace dopo una vita di conflitti, aprirà un orfanotrofio sull’isola di Okinawa, creando una piccola ma unita famiglia. Nonostante lo stretto legame che lo lega ai suoi orfani e alla sua amata figlia, Kiryu opterà più volte di allontanarsi volontariamente dal proprio paradiso ideale, sia per proseguire la propria missione, sia per puro spirito di sacrificio. Ben conscio che il Destino non permetterà mai al Leggendario Drago di Dojima di vivere una vita tranquilla lontana dagli intrighi del mondo della Yakuza, Kiryu dimostrerà più volte un sofferto altruismo, separandosi da Haruka e dai suoi orfani tutte le volte che la sua presenza rischierà di metterli in pericolo o danneggiare in qualche modo le loro vite, ad esempio quando Haruka inizierà la sua avventura nel crudele mondo delle idol giapponesi.


Per quanto Kiryu appaia come un uomo schivo, serio e taciturno, che lascia parlare le sue azioni piuttosto che le sue parole, egli è in realtà dotato di una carisma magnetico, che riesce a fargli ottenere la stima ed il rispetto di molti, avversari compresi. La sua natura comprensiva e prodiga di consigli per chi ne ha bisogno, la sua incrollabile lealtà ed il suo senso dell’onore irreprensibile gli hanno permesso di circondarsi durante gli anni di amici fedeli, come il caparbio Makoto Date, il giovane Daigo Dojima o l’intraprendente Shun Akiyama. L’amicizia nel mondo di Yakuza è un legame silenzioso, composto da poche parole e molti sguardi, dove l’incrollabile lealtà e lo spirito di sacrifico collegano tra loro onorevoli anime solitarie.

Come nella vita di ogni guerriero non poteva mancare la figura del Sensei nella vita di Kiryu, figura incarnata in questo caso dal padre adottivo Shintaro Kazama che allo stesso tempo è stato per Kiryu un padre, un’ispirazione ed un modello. Nonostante il grave tradimento del quale Kazama si è macchiato Kiryu non ha mai cessato di provare affetto e rispetto nei confronti del genitore, arrivando ad onorarne la memoria durante la sua terza avventura.
Concludiamo questa analisi esaminando alcuni dei più importanti rivali che Kiryu ha affrontato durante la sua avventura. Come abbiamo dichiarato nell’introduzione, l’Avversario è una parte fondamentale della vita di un Guerriero, essendo colui che più di tutti giustifica l’esistenza stessa del combattente. La storia di Yakuza ha visto molti nemici machiavellici, in grado di ordire piani diabolici e generare una fitta rete di intrighi e di menzogne per potare a termine i propri fini, ma probabilmente solo tre di loro posso meritare l’epiteto di “Rivale” per il Drago di Dojima.

Il primo è sicuramente Akira “Nishiki” Nishikiyama, che rientra a pieno diritto nella categoria dei rivali legati intimamente al protagonista. Amico fraterno di Kiryu sin dalla giovane età, Nishikiyama ha condiviso una grande parte della propria vita con il Drago di Dojima, dall’infanzia nell’orfanotrofio di Kazama al primo ingresso nel mondo della malavita fino alla crisi del Lotto Vacante durante la quale il giovane, dopo un duro conflitto interiore, ha messo a repentaglio la propria reputazione per supportare il disonorato amico.
Se il primo Yakuza non si era soffermato più di tanto sulla caratterizzazione di Nishikiyama mostrandolo semplicemente, 10 anni dopo la notte che ha distrutto la sua vita, come un uomo freddo, senza cuore ed ambizioso, il remake Yakuza Kiwami ne illustra il cambiamento mostrando chiaramente come la sua effettiva incapacità al comando, il suo nascosto ma sempre presente senso di inferiorità nei confronti dell’amico fraterno e una grave tragedia personale si siano combinate per distorcere la sua personalità fino al punto di rottura.
Nonostante questi anni di sofferenza, lo scontro con Kiryu è per lui risolutorio e grazie ad esso Nishikiyama ritrova se stesso, riuscendo alla fine a riguadagnare l’Onore perduto in una maniera degna di un vero Guerriero, sacrificando la propria vita per la Giusta Causa .

Il secondo avversario memorabile è sicuramente il “Cane Folle di Shimano” Goro Majima, un personaggio che ha visto la sua popolarità crescere durante gli anni, fino a diventare il deuteragonista di Yakuza 0 assieme allo stesso Kiryu, titolo nel quale viene narrata la storia passata del guerriero con la benda sull’occhio.
Majima è un personaggio incredibilmente stratificato, che sotto un’anima arrogante, sadica e brutale nasconde un cuore gentile. Inizialmente disgustato dal secondo lui ipocrita codice d’onore di Kiryu, durante Yakuza (e più apertamente in Yakuza Kiwami), Majima cerca di provocare in ogni modo Kiryu per ottenere uno scontro fisico con lui. Deluso dal primo scontro con un’arrugginito Kiryu, appena tornato in città dopo un decennio di prigionia, Majima si imbarca nella folle missione di ideare diversi scenari, imboscate e sfide (spesso ricorrendo a bislacchi travestimenti) per temprare il Drago di Dojima e poterlo così riaffrontare al massimo della forza.

Nonostante inizialmente Kiryu ritenga Majima nient’altro che un fastidio, con il passare del tempo riesce a riconoscere l’intento delle sue azioni ed arriva a comprendere che in realtà nel profondo Majima idolatra Kiryu, ritenendolo l’unico Yakuza degno di essere considerato un suo pari.
Il momento più significativo di questa escalation di odio e stima è sicuramente quello nel quale Majima, dopo l’ennesima imboscata fallita, si frappone tra JìKiryu ed un suo stesso uomo, subendo la coltellata al posto del rivale. E’ in questa scena che si delinea in maniera chiara il complesso rapporto di rivalità e rispetto che il Cane di Shimano prova nei confronti del Drago di Dojima, con la dichiarazione che il guerriero con la benda fa all’avversario, affermando che lo ritiene un suo amico e che un giorno riuscirà ad ucciderlo.
Da quel momento i due avranno un rapporto complesso, che alternerà duelli a mani nude a momenti nei quali il Drago ed il Cane si alleeranno per affrontare diverse situazioni complesse e per garantire il benessere del Clan Tojo. Goro vive la sua rivalità con Kiryu come una delle ragioni della propria vita: la necessità di misurarsi con il proprio idolo è infatti un modo per giustificare la propria stessa esistenza. Combattendo con Kiryu, Goro riesce a migliorare sé stesso e nello stesso momento aiuta a rendere più forte il suo avversario, assicurandosi che riesca sempre a sopravvivere in ogni occasione.

Concludiamo questa panoramica sugli avversari di Kiryu citando il più potente e forse il più significativo di tutti: il “Drago del Kansai” Ryuji Goda. Ambizioso, deciso e dotato di uno smisurato carisma, Goda rappresenta in tutto e per tutto l’immagine riflessa di Kiryu, un uomo d’onore unico nel suo genere al quale il termine di “cattivo” sta molto stretto, soprattutto una volta comprese le sue motivazioni e la sua storia personale.
A differenza di Majima, che vede nel continuo scontro con Kiryu una necessità per migliorare anche se stesso, Goda desidera ardentemente la morte di Kazuma per riuscire ad imporsi come “L’unico vero Drago”. Nonostante ciò, il fortissimo senso di onore di Goda, equiparabile a quello di Kiryu stesso, gli impedisce di affrontare l’avversario quando non è al massimo delle sie forze, ritenendo falsa e vuota una vittoria senza Onore. Dotato di uno spirito altruista e una forte autocritica, Ryuji è un guerriero completo, che si trova contrapposto a Kiryu semplicemente per il volere del destino. Al termine dello “Scontro tra i Due Draghi” Kiryu dimostra tutto il suo rispetto per Goda, riconoscendolo come suo pari, rivedendo in lui nient’altro che il se stesso che avrebbe potuto diventare se la sua vita avesse preso una differente direzione.
Siamo dunque giunti al termine di questa analisi comparativa su uno dei personaggi più complessi prodotti dall’industria giapponese degli ultimi due decenni.
Quello che negli ultimi 15 anni si è imposto come uno dei volti più riconoscibili personaggi della SEGA contemporanea è un personaggio fuori dal tempo, un eroe che risponde a valori antichi in un corrotto mondo moderno, un guerriero che vive secondo i suoi ideali, fatti allo stesso modo di onore e contrasti/contraddizioni, portando nella Tokyo moderna gli insegnamenti del Bushidō che, in maniera ideale, ispiravano gli antichi Samurai del passato.
Da sempre associata al brand PlayStation, l’epopea di Yakuza è ufficialmente sbarcata anche su PC con il prequel Yakuza Zero e, a partire da oggi, con il remake del primo titolo: Yakuza Kiwami. È intenzione di SEGA trasportare l’intera saga su PlayStation 4, affiancando ai già presenti Yakuza Zero, Kiwami, Yakuza Kiwami 2 e Yakuza 6, le versioni rimasterizzate di Yakuza 3, 4, 5, al momento disponibili solo su PlayStation 3 o sulla piattaforma PlayStation Now. Anche se la saga di Kazuma Kiryu è finita, l’universo narrativo di Yakuza continuerà in Shin Yakuza e nelle spin off Judge Eyes, titolo atteso in Occidente durante il 2019.

Mattia Portunato
Dalle lontane lande di Brescia proviene questo curioso essere appartenente alla tribù dei Nerd. Amante della Storia, del mondo dei Manga e degli Anime, del Cinema e delle Serie TV, la sua più grande passione sono i Videogames, passione che da anni ama condividere scrivendo articoli, speciali e recensioni. Appassionato di JRPG, Action, Platform, Hack 'n' Slash, Adventure, Survival Horror, Picchiaduro e Avventure Grafiche, ha una passione smodata per la storia stessa del medium videoludico ed è un'avido collezionista di Retrogame. Nel tempo libero ascolta la musica di Satana, l'Heavy Metal e combatte una coraggiosa battaglia contro il tempo e la genetica per mantenere viva la sua forte chioma. Per ora pare stia vincendo.