La Grazia dei Re dipinge un mondo che esiste e non esiste, sospeso tra immaginario silkpunk e il passato dell’Asia

Il silkpunk è uno dei sottogeneri della letteratura fantasy e fantascientifica. Venne teorizzato e concretizzato da Ken Liu nei romanzi che compongono la trilogia The Dandelion Dinasty (e in altri lavori), in italiano il primo volume è uscito nella collana Oscar Fantastica Mondadori con il titolo La Grazia dei Re. Il silkpunk è un agglomerato di ideali sociali ed estetici volti a tratteggiare un immaginario oriente, il continente asiatico diventa un other world dove si attua la rivoluzione della seta (silk infatti è seta). Al contrario della rivoluzione digitale cyberpunk o meccanica dello steampunk.silkpunk

Macchine volanti sospinte da gas naturali ma assemblate con bambù e seta, sottomarini a forma di balena, e aquiloni da combattimento sono soltanto alcuni degli elementi che compongono questo mosaico orientaleggiante. L’elemento punk, ovvero la critica, sociale è l’obiettivo del genere silkpunk, un movimento underground che ridefinisce il ruolo del cittadino e dello stato.

Infatti, in un’intervista a The World, l’autore spiega che Il silkpunk è tutto ciò che riguarda la riappropriazione punk delle istanze tecnologiche, filosofiche e politiche dell’Asia orientale classica e immagina come possano svilupparsi in modi fantastici per raggiungere una società più equa.

Tra classicismo e modernità

L’autore cinese Ken Liu ha vissuto per la maggior parte del tempo in America, passando l’infanzia ad ascoltare i racconti pingshu trasmessi alla radio. Il folklore e la storia cinese venivano drammatizzati e offerti a un pubblico avido di storie e leggende. Furono proprio questi appuntamenti radiofonici, che si addentravano nel mito classico e nell’epica cinese, a tratteggiare la concezione di storytelling per Ken Liu.

Così anche lo stile di scrittura de La Grazia dei Re risente di quel respiro classicheggiante tipico delle grandi opere della tradizione letteraria cinese. I lettori abituati ai ritmi e alle descrizioni dei fantasy moderni si scontreranno con la delicata prosopopea di Ken Liu che ricalca gli stilemi e le modalità dei poemi tang e dei romanzi cardine del patrimonio cinese (come lo Scimmiotto o le novelle di Lao della dinastia Qing.) Da ciò è evidente che il silkpunk percorre le antiche vie della seta con i mezzi di una modernità fantastica.

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Un’altra caratteristica di Ken Liu, condivisa con la maggior parte degli autori moderni sinoamericani (per esempio Ted Chiang), è quella di presentare dei personaggi al servizio della storia e della trama. I protagonisti sembreranno drammaticamente meno impattanti, poveri di pathos e non permetteranno una facile immedesimazione per il lettore. Ciò è comprensibile poiché il tessuto narrativo è il vero protagonista, si deve affrontare la lettura come se fosse una lunga e inesorabile partita a scacchi. I personaggi: pedoni da sacrificare.

Uomini e Re

Ne La Grazia dei Re l’arcipelago delle isole di Dara, modellato culturalmente su una realtà pan-asiatica (Thailandia, Cina, Giappone etc), è governato dal vizioso imperatore Madipèrè, artefice dell’unificazione degli stati Tiro. Dopo molti anni tra intrighi di palazzo e sommosse popolari l’impero è sull’orlo del collasso. I burocrati prendono le redini di tutto l’impero Xana, dopo la morte di Madipèrè, e governano tramite un imperatore fantoccio. La popolazione, esausta dalla mano pesante del governo, inizia una rivoluzione per radere al suolo le fondamenta dell’impero.

Tra le fiamme dell’anarchia germogliano un dente di leone e un crisantemo. Ovvero l’avventuriero bandito Kuni Garu e l’orgoglioso nobile decaduto Mata Zyndu. Questi giovani uomini per anni combatteranno contro l’impero di Xana pur di portare la pace e la gloria agli stati Tiro in guerra. La Grazie dei Re è la storia di un sogno che si sgretola e la storia di quegli uomini che tentano di ricostruirne un altro. Ma visioni opposte e inconciliabili porteranno allo scoppio dell’ennesima guerra civile.

Silkpunk socialista

La Grazia dei Re si ispira al colosso letterario cinese Il Romanzo dei Tre Regni, una cronaca storica ed epica che narra le gesta della Cina sconquassata dalle guerre tra i regni di Cao Wei, Shu Han e Wu Orientale. Il racconto cinese finisce ben 100 anni dopo lo scoppio della guerra, con l’unificazione della Cina. L’impero, a lungo diviso, deve unirsi; a lungo unito, si deve dividere. Così è sempre stato, recitano le prime profetiche frasi del capolavoro cinese.

Ma non solo, il romanzo di Ken Liu sviscera grandi temi sociali: il divario tra i ricchi e poveri, l’uso e l’abuso delle strutture burocratiche e belliche, la corruzione dilagante e l’estrema urgenza di rincorrere il progresso per garantire un futuro roseo alle future generazioni. Temi cari non solo al genere silkpunk ma anche ai grandi romanzieri cinesi di scuola socialista, come Mo Yan e Gao Xingjian che hanno sempre lottato per mettere in luce le dure condizioni dei popoli asiatici.

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Silkpunk: guerra e politica

La Grazia dei Re è il corrispettivo orientale de Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di G. R. R. Martin, ma il romanzo di Ken Liu non ha un’ambientazione iper-violenta. I due autori sono assimilabili per l’uso elegante della politica e di tutte le macchinazioni che ne derivano; i lettori che amano gli intrighi, i tradimenti, il ribaltamento delle sorti di uno schieramento e l’astuzia dei giocatori in campo non potranno non impazzire per La Grazia dei Re.

Il silkpunk di Ken Liu, inoltre, non presenta turpiloquio e scene gratuitamente sanguinose e volgari, ciò lo pone ad anni luce di distanza dal low fantasy di Martin ed è molto più vicino all’high fantasy di Brandon Sanderson o Robert Jordan, ciò sarà sicuramente apprezzato dal lettore classico che è solito evitare i testi fin troppo crudi.

Se Sun Tzu, l’autore de L’Arte della Guerra cinese, avesse dovuto scrivere un romanzo, avrebbe senz’altro scritto La Grazia dei Re. Ken Liu ha messo in pratica tutti gli insegnamenti dell’antico dotto cinese e li ha tradotti in una sontuosa vicenda romanzata; la guerra è il motore del romanzo ma è anche un subdolo gioco d’astuzia che mette a nudo la fragilità umana. Espedienti fittizi, corruzione, strategie calcolate al millimetro, uso e abuso della tecnologia e dell’ingegno umano, ricatti e molto altro permettono agli eserciti di Dara di mettere in campo tutto il patrimonio filosofico e strategico de L’Arte della guerra.

Anche ne La Grazia dei Re al gioco del trono si vince o si muore. Non solo, c’è una patina machiavellica che ricopre il romanzo, non il mero “il fine giustifica i mezzi”, bensì una profonda riflessione utilitaristica sugli strumenti del governo e del “Principe”.

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Il ruolo della donna

La Grazia dei Re è uno dei fantasy più particolari e più vicini alla sensibilità femminista, Ken Liu sfodera dei personaggi femminili di altissimo livello e dalla notevole caratura caratteriale; il silkpunk è un canto che tutti possono intonare. In qualsiasi periodo storico le donne furono escluse dai teatri bellici, se non come assistenti da campo e supporto medico, ma non per questo erano esenti da maltrattamenti e dolori di ogni sorta.

Nel romanzo di Libero Bigiaretti, Disamore, un marito abbandona la propria moglie per seguire i moti partigiani, ma lei rimane a cucinare, ad aiutare i malati e tenere unità la comunità. Nel romanzo le donne sono le protagoniste di una resistenza oscura, spesso ingiustamente dimenticata.

Ne La Grazia dei Re le donne Jia, Lady Risana, la principessa Kikomi, Mira e Gin Mazoti seguono un percorso che le proietta dalla resistenza oscura al vero palcoscenico della guerra. Saranno essenziali per lo sviluppo della trama, per le vittorie degli eserciti o la loro disfatta. Al loro fianco gli uomini impareranno l’arte dello studio, del buon governo e della temperanza. Senza di loro molti regni sarebbero crollati.

Jia è l’astuta erborista che “usa uno stelo d’erba come una spada”, Mira è l’affettuosa amante che può decidere o meno di sterminare una dinastia col potere del suo fascino, Kikomi la martire che si sacrifica per il futuro del proprio popolo e Gin Mazoti è una novella Mulan che combatte contro un mondo di maschi guidando un esercito di uomini. Gin Mazoti in realtà è molto più vicina a Tomoe Gozen, celebre donna-samurai del Giappone medievale, perché non si è “nascosta” come la Mulan disneyana nelle vesti di un uomo ma è scesa in campo come la nobile giapponese sfidando apertamente un mondo patriarcale e misogino.

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Il Silkpunk-Bushido

Il Bushido è l’insieme di regole e valori che governano la vita del perfetto samurai giapponese. Gran parte delle nozioni tramandate dalla cultura militare e filosofica dei samurai proviene dal testo Hagakure di Yamamoto Tsunetomo, una raccolta di aforismi, exempla e aneddoti che lastricano la via del perfetto guerriero.

Ne La Grazia dei Re l’onore, la virilità e l’orgoglio sono tra i pilastri su cui si ergono le vite di molti personaggi, leggere Ken Liu significa entrate in stretto contatto con il mondo morale e spirituale dei samurai giapponesi. Il silkpunk non è solo un insieme di innovazioni bislacche con elementi organici e setosi ma il tentativo di avvicinare gli occidentali all’estetica guerriera e morale di un passato remoto.

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Figli di dèi annoiati

Il silkpunk pur essendo un genere che tende alla codificazione di una tecnologia “setosa” non è esente da elementi soprannaturali e misteriosi. La magia ne La Grazia dei Re non è ben chiara. Dara è governata da alcune divinità contraddistinte dai i classici elementi Wu Xing della natura. I responsabili artefici degli avvenimenti soprannaturali sono degli dèi maliziosi e annoiati e per questa ragione allietano la loro vita giocando con il destino degli uomini.

Gli dèi di Dara hanno il potere di cambiare forma e si nascondono tra gli uomini per manipolarli. I padroni divini de La Grazia dei Re sono enti che fagocitano le gioie e i dolori degli esseri umani, si nutrono delle loro preghiere e del loro sangue; non importa se regna la pace o la guerra questi esseri hanno il bisogno di spadroneggiare su tutto il creato.

Il ritorno del fantasy classico

La Grazia dei Re è un romanzo che potrà essere amato da un certo tipo di lettori. Coloro che amano la narrativa classica e/o uno storytelling volto a emulare le cronache storiche-annalistiche rimarrà assuefatto dall’elegante prosa di Ken Liu; al contrario i fruitori che apprezzano una dirompente narrativa moderna si ritroveranno impelagati in una lenta esposizione di eventi e personaggi.

La Grazia dei Re presenta i tipici difetti dei volumi che hanno l’onere di aprire una trilogia o una saga, i capitoli introduttivi possono tediare il lettore con una valanga di nomi di personaggi e località. Proprio per emulare lo stile delle cronache antiche ci sono molte descrizioni e digressioni erudite sulla poesia, la filosofia, l’etica e la politica dell’impero di Xana. Tutto ciò può scoraggiare i lettori abituati a opere più immediate e di facile lettura.

Superato lo scoglio iniziale il romanzo si arricchisce di momenti salienti, plot twist e personaggi carismatici che trascinano il lettore in battaglia. La Grazia dei Re è un romanzo che porta una brezza fresca e originale all’interno del panorama fantasy contemporaneo. Se i lettori hanno amato Tolkien o John Gwynne allora non potranno rinunciare all’opera di Ken Liu.

Il romanzo presenta una miscela culturale pan-asiatica e ibrida. Gli innesti tecnologici silkpunk, le digressioni morali, le riflessioni sociologiche di profondo impatto e il ribaltamento dei tipici cliché fantasy saranno una continua scoperta per i lettori. Gli eventi descritti ne La Grazia dei Re coprono un arco temporale di 28 anni e lo scacchiere bellico è falcidiato dalla scomparsa di pedoni, cavalieri, re e regine. L’invito di Ken Liu è di partecipare al gioco dei Re; a spuntarla sarà chi è così paziente da ascoltare il germogliare dei denti di leone dal terreno insanguinato.

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