Dopo il successo di Casa di foglie Mark Z. Danielewski torna in Italia con un nuovo titolo edito da 66thand2nd: Lettere da Whalestoe

Prima di prendere tra le mani il nuovo magnetico libretto di Danielewski è giusto precisare che Lettere da Whalestoe è una sottospecie di spin-off/sequel dell’esecrabile capolavoro dell’autore, Casa di foglie, uno dei testi più cult e popolari dell’intera letteratura di genere horror-weird. House of leaves è il romanzo d’esordio (e che esordio) di Mark Z. Danielewski, in Italia venne pubblicato nella collana Strade Blu da Mondadori nel 2005. Presto quell’edizione scomparì dal mercato, il testo divenne un vero manufatto fantasma, il complesso e labirintico romanzo della casa infestata di Zampanò sembra avere una congenita maledizione che lo rende irreperibile a tutti i suoi lettori. Tant’é che la fama del romanzo, per puro paradosso, crebbe anche senza una vera lettura; molti lo definivano capolavoro ergodico (un tipo di letteratura di grande impegno intellettivo, logico e combinatorio) senza averlo mai sfogliato.

lettere da whalestoe

Tuttavia dopo una fugace e mai concretizzata idea di Neri Pozza, nel 2019 arrivò un’altra casa editrice indipendente a confezionare il romanzo di Mark Z. Danielewski in una veste definitiva, sia dal punto di vista grafico e tipografico sia per quanto concerne la traduzione affidata a Leonardo Taiuti e Sara Reggiani. 66thand2nd è stata perciò una benedizione, non solo per tutti quei poveri lettori che non ebbero modo di leggere Casa di foglie, perché finalmente era disponibile un’edizione degna per apprezzare in toto la follia architettonica del testo, a volte surreale e cubista, con innesti di romanzo che andavano a cozzare con illustrazioni, cancellature, scritture diverse e inchiostri colorati. L’enigma era al suo stadio finale.

lettere da whalestoe

Casa di foglie è un horror, ma anche molto di più. Un gioco metanarrativo, o un incubo fantastico in cui abbandonare la ragione. Quella che dovete conoscere è la storia di Johnny Truant che si ritrova in possesso di una nuova casa, il precedente inquilino Zampanò era uno studioso che stava assemblando un poderoso saggio di critica cinematografica e di natura documentaria sulle indagini della famiglia Navidson, impegnata a svelare i segreti ultraterreni ed extra-razionali della loro abitazione. Bel mind-fuck, no? La genialità di Danieleski si esplicita nella struttura della narrazione che viene affastellata dai pensieri di Johnny, i suoi ragionamenti e le pagine saggistiche di Zampanò, e poi il romanzo viene arricchito, destrutturato e contaminato da visioni metafisiche, deliri di associazioni sconnesse e lampi onirici dell’oltre il reale.

Appendice all’orrore

Concluso il grande delirio di Casa di foglie troverete sempre all’interno del volume l’appendice E dal nome “Lettere dal Three Attic Whalestoe Institute” che ora è stata data alle stampe nella sua interezza e in versione ampliata nel libro Lettere da Whalestoe. Ma che cosa potremmo mai trovare in queste epistole scritte dalla madre del protagonista di Casa di foglie? Beh, forse la domanda è retorica. Ci aspetta altra follia. Pelafina H. Lièvre tra il 1982 e il 1989 indirizzò a suo figlio Johnny Truant numerosissime lettere, tutte vergate a mano dall’istituto psichiatrico Three Attic Whalestoe in Ohio.

A quanto pare l’enigmatica e asettica intelligenza della famiglia Truant ha radici profonde e si annidano nella mente geniale di Pelafina, ormai sull’orlo della pazzia oltre che della morte. Secondo Mark Danielewski tuttavia le lettere possono essere un secondo viatico per avvicinarsi a Casa di Foglie, magari dalla porta sul retro che viene simboleggiata proprio dall’interiorità della madre di Johnny. Ciò permette al libro di essere approcciato come si preferisce, dalla stralunata e dannata esperienza contorta di Johnny o dai deliri amorosi e filiali di Pelafina. Ma non solo, Pelafina non è solo l’incarnazione per un altro accesso al mondo di Casa di Foglie ma un vero mix magnetico di archetipi, mitologemi e stilemi della letteratura mondiale. Grazie a una cultura enciclopedica e sostenuta da una scrittura ispirata quanto convulsa le lettere di Pelafina sono micro-saggi di letteratura femminile e della mitologia del sacro, con uno slancio poetico e goethiano ci inabissiamo in relazioni pericolose, che vanno dalla dea Ecate alla Sibilla Cumana fino ad altre simbologie sacre e profane. Rimarchevole è sottolineare un triste topos che lega la cultura femminile alla pazzia, infatti molte donne dotate di grande erudizione e capacità intellettiva finivano i loro giorni proprio nei manicomi perché ritenute “anormali” dai loro cari.

Le lettere di Pelafina sono “le foglie dei suoi ricordi” e analizzano in maniera viscerale il suo sprofondamento nella follia totale, follia alimentata dall’amore e da oscure presenze. Lettere da Whalestoe perciò si rivela una lettura straordinariamente densa, incantata e crepuscolare nonostante le sue 100 pagine.

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