Uno scrittore eccentrico per un libro memorabile

Era l’ormai lontano 2003 quando La Guerra degli Elfi fece per la prima volta capolino nelle librerie irlandesi e inglesi. Un anno dopo il primo libro della saga arrivò anche in Italia, pubblicato da Mondadori. All’epoca, l’autore di quello che oggi viene considerato un tecno-fantasy era conosciuto per lo più grazie al librogame e ai giochi da lui ideati. Parliamo di Herbie Brennan, giornalista e scrittore irlandese. Brennan, sin da giovane, ha sempre avuto una certa predisposizione per la scrittura, e, interessato anche alla psicologia, allo spiritualismo, alla fisica, al paranormale e all’esoterismo, ha voluto trasmettere le proprie passioni non solo attraverso una miriade di saggi, ma anche tramite i librogame, di cui ricordiamo il più famoso: Alla corte di Re Artù.

Per chi non sapesse che cosa sia un librogame (shame on you!), possiamo spiegarvelo brevissimamente: il format nasce intorno agli anni ’80 ed è quello che definiremmo un libro interamente composto di what if. Pagine e/o paragrafi non sono numerate in ordine narrativo, e in sostanza è il lettore che, durante la lettura, dovrà compiere delle scelte che condizioneranno trama e destino del protagonista (esempio: “Se vuoi aprire il cancello maledetto, vai a pagina 21. Se invece vuoi tornare indietro, vai a pagina 69.”). Ad oggi questo tipo di libro sembra essere, ahinoi, quasi del tutto sparito, forse proprio a causa dell’avvento e della diffusione di un altro medium di nostra conoscenza, ancora più diretto e interattivo: il videogioco.

Chiusa questa piccola parentesi sui librogame, tanto cari a Brennan, torniamo subito in topic raccontandovi di quando decise di abbandonare la carriera giornalistica (diventò caporedattore di una testata giornalistica a soli vent’anni!) per coltivare la propria passione per il paranormale e per la fisica, senza tuttavia abbandonare la strada della scrittura, cui si dedicava a tempo pieno. La guerra degli Elfi nacque a causa, e per merito, di questa particolare “congiuntura”: da una parte il bisogno di mettere insieme le proprie conoscenze e attitudini, dall’altra l’occasione di creare un mondo alternativo per mettere in pratica tutte le sue passioni.

Cos’è la Guerra degli Elfi?

Il Ciclo della Guerra degli Elfi e Aurora. L’ultimo, invece, pubblicato alcuni anni dopo, narra le vicende della figlia di Henry e Aurora. Il primo libro della saga, che dà il titolo al ciclo (e al nostro articolo), nasce come romanzo per ragazzi, una storia di formazione che ha come protagonista un ragazzo comune che si ritrova ad affrontare il dolore della separazione dei genitori. Herbie Brennan crea un mondo composto quasi interamente da quelle che sono le sue passioni: il mondo degli Elfi è un universo parallelo nel quale la magia è possibile, ma viene sfruttata attraverso una strana e singolare tecnologia. La magia è energia e alimenta gli strani macchinari degli elfi, e da ciò la definizione di “tecno-fantasy”. L’autore prende inoltre spunto da diversi tipi di mitologia, da quella nordica a quella greca, con anche un pizzico di quella biblica. Durante le vicissitudini che Henry si troverà ad affrontare in tutti e quattro i libri, non solo appariranno personaggi singolari e mitologici, come Beleth, principe di Infera, o Loki, che grazie a Marvel non ha più bisogno di presentazioni, o ancora l’angelo celeste imprigionato da Sulfureo. Spicca nei primi quattro libri una certa maestria da parte dello scrittore nel gestire un intreccio tanto complesso quanto, peraltro, incredibilmente semplice.

Essendo romanzi di formazione e dedicati ai ragazzi, Brennan non dimentica mai quale sia il suo scopo, bensì cerca di raggiungerlo attraverso un impianto stilistico singolare, estremamente semplice ma non per questo banale. Ciò che lo differenzia dagli altri scrittori del suo genere, infatti, non è soltanto la spiccata propensione verso la spiritualità e la tecnologia, ma soprattutto lo stile utilizzato, uno stile così semplice, veloce e anti-descrittivo che riesce a rapire il lettore e imprigionarlo tra le grinfie degli elfi senza permettergli di fuggire. I suoi romanzi si divorano. La narrazione non risulta mai banale, anzi, e colpisce nel segno anche grazie a un pungente umorismo che, alla lontana, ricorda un piacevole e pirandelliano senso del contrario.

Il cavallo di battaglia del Ciclo della Guerra degli Elfi consiste proprio in questo, nell’essere libri facili da leggere, ma non per questo facili da comprendere. Ogni singolo personaggio all’interno della saga ha la sua crescita interiore, primo dei quali è ovviamente Henry, ma cui seguirà anche il “malvagio” Sulfureo. E questo ci introduce ad un altro punto a favore del racconto, cui oggi, quasi quindici anni dopo, siamo molto più abituati: il cambiamento continuo del punto di vista. In ogni capitolo il narratore si sposta da una parte all’altra, da un personaggio all’altro, da Henry a Pyrgus, ad Aurora fino a Beleth e Sulfureo, raccontandone alternativamente le vicende. Cosa vi ricorda?

Tuttavia, se da una parte lo stile narrativo funziona alla perfezione, dall’altra alcuni frangenti del puzzle narrativo vengono affrontati troppo velocemente, senza permettere al lettore di goderne appieno. La saga degli Elfi, infatti, ha ricevuto parecchie critiche per quel che riguarda i momenti di climax, spesso tacciabili di eccessiva sbrigatività.

Scappare dalla realtà

La Guerra degli Elfi è un ottimo strumento per rifugiarsi in una storia nuova, fresca e non troppo impegnativa. Se da una parte sfiora il “thriller per ragazzi”, dall’altra lo deride con i vari e pungenti punti di vista offerti da Brennan, che offrono una chiave di lettura anche per un pubblico adulto. Niente è lasciato al caso nella narrazione e ogni piccolo particolare viene rivalutato alla fine di ogni singolo romanzo. L’ingegno dell’autore nel mettere a punto una storia all’apparenza complessa è forse l’elemento da elogiare di più, all’interno della saga. Senza contare poi la capacità di far amare i personaggi che, per quanto inverosimili in principio, si lasciano scoprire pian piano dimostrando di essere tutt’altro che macchiette, grazie a una propria profondità emotiva e una coerenza psicologica rare da ritrovare in libri per giovani nerd.

In sostanza, il Ciclo della Guerra degli Elfi è adatto a tantissimi tipi di persone, cui pertanto ci sentiamo di consigliarlo senza remore. Non bisogna per forza essere appassionati di fantasy, non bisogna per forza essere grandi lettori, non bisogna essere ragazzi e non bisogna essere adulti. Sono libri leggeri, è vero, ma che, prima che ve ne rendiate conto, vi avranno insegnato qualcosa di nuovo, qualcosa che neanche voi conoscevate. Questa è l’arma più potente degli elfi. Insegnare, senza insegnare.

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