Graditi ritorni.

Che ci trovassimo nell’era della rimasterizzazione, tra alti e bassi, di grandi classici del videogioco era cosa praticamente assodata. Dopo l’annuncio di una Devil May Cry Collection e del clamoroso ritorno di Medievil, il trend “dell’eterno ritorno” è più vivo che mai. Ciò che non era propriamente banale invece è come gli sviluppatori fossero così celeri nel portare sulle console di ultima generazione i loro titoli dei tempi d’oro. A distanza di pochi mesi dal primo capitolo, i ragazzi del Japan Studio (per l’appunto, uno studio di sviluppo ausiliario di Sony, già conosciuto per titoli di pregevole fattura che hanno rivoluzionato l’industria come Demon’s Souls o Ape Escape) sfornano un remaster del secondo, coloratissimo capitolo di LocoRoco.

Nuova storia, vecchi nemici

E così, dopo aver lasciato i LocoRoco, le nostre tenere palline canterine, a festeggiare la vittoria sulla temibile (si fa per dire) flotta dei Moja, anche loro palline canterine ma nere come la pece e ghiotte di LocoRoco, questo secondo capitolo si apre con un maggior piglio cinematografico con una cutscene che mostra come gli oscuri Moja fossero tutto tranne che sconfitti. Capitanati da Bonmucho, uno strano figuro che somiglia vagamente a Charlie Chaplin con tanto di bombetta, i Moja tenteranno il colpaccio invadendo il pianeta dei LocoRoco e inquinando i coloratissimi mondi con la loro influenza negativa, spegnendone i colori. Compito del giocatore è affrontare, come nel precedente capitolo, i vari livelli di gioco utilizzando il semplice ma divertente sistema di movimento, basato sull’inclinare il piano di gioco tramite grilletti per permettere ai nostri LocoRoco di rotolare tra cunicoli, rampe e strani ingranaggi. Premendo entrambi i grilletti dorsali si può saltare, mentre a seconda della pressione impressa al pulsante Cerchio si potrà dividere o ricostituire la nostra pallina in parti più piccole, che saranno accumulate mangiando dei frutti appositi sparsi per i livelli che faranno peraltro ingrassare vistosamente la nostra pallina, facendola diventare una vera e propria valanga di flaccidume. Questo sistema di controllo semplice ed intuitivo permette a chiunque di poter approcciarsi al gioco in maniera immediata. Ma attenzione, ciò non significa necessariamente un gioco facile facile: gli sviluppatori, ancora di più rispetto al precedente capitolo, hanno sparso per i livelli collezionabili e bonus nascosti negli anfratti più impensabili.

Ci sono particolari moschine viola, le “pickories” che funzionano come moneta di gioco, note sparse per i livelli che faciliteranno il raccoglimento di pickories e i MuiMui nascosti, degli omini blu già comparsi nel primo capitolo ed in sostanza i collezionabili del titolo. Fanno la loro comparsa anche piccole novità di gameplay, come la capacità della nostra pallina di intrufolarsi in buche nel terreno che portano quasi sempre in zone nascoste o piccoli minigiochi platform, così come a particolari zone accessibili solamente se si han raccolto abbastanza frutti, permettendo al LocoRoco di raggiungere la massa richiesta. Vi è inoltre la possibilità di utilizzare particolari scorze nel quale insidiarsi, per poter superare zone altrimenti inaccessibili, rompendo ad esempio pareti altrimenti impossibili da scalfire per i nostri morbidi amici. Non manca poi la possibilità, come nel precedente capitolo, di poter cambiare tipologia di LocoRoco, ognuno con una voce differente, che va a modificare la soundtrack di gioco in maniera dinamica cambiandone letteralmente timbro e genere musicale. Dal blues al rock, passando per il reggae, a seconda del LocoRoco scelto vi saranno tre o quattro differenti tracce per ogni genere musicale.

Le novità di LocoRoco 2 e l’opera di remastering

Ciò di cui abbiamo trattato fin’ora sono all’incirca feature già presenti nel precedente capitolo, semplicemente ampliate o riviste; cosa presenta dunque LocoRoco 2 di davvero nuovo? Innanzitutto una maggior cura e varietà nei livelli, che seppur mantenendo lo stile elementare della serie, sembrano più vibranti e pieni zeppi di pertugi nascosti o piattaforme da raggiungere azzardando salti. La risoluzione in 4K permessa dalla PS4 Pro è una vera goduria per gli occhi. Considerato come il titolo originale girasse su PSP, questo salto di qualità è qualcosa che rende la remaster del titolo qualcosa di davvero importante per la sua fruizione al giorno d’oggi, permettendo di osservarne ogni dettaglio grazie agli schermi di ultima generazione. Soprattutto perché le insidie sono ad ogni angolo, non soltanto da parte dei famelici Moja, ma anche per la comparsa di altri strambi animali che possono minare alla salute dei nostri Loco, dividendone la massa, attaccandoli con spuntoni letali e persino divorandone le parti da cui è composto. Ma non è tutto: Bonmucho, il Moja che ricordava Chaplin di cui parlavamo prima, si presenta in realtà come il primo miniboss di gioco, novità per la serie. Le boss fight sono strutturate come una via di mezzo tra fasi di platform e piccoli enigmi ambientali, e come nei più classici giochi di piattaforme viene spesso richiesto di affrontare i nemici saltandogli sopra per sconfiggerli.

L’altra gradita novità riguarda la comparsa di nuovi minigiochi totalmente slegati dai livelli, che verranno sbloccati man mano che si procederà nei 25 livelli di gioco e saranno accessibili spesso pagando con le pickories raccolte. I giochi sono di forgia più disparata: si va dal più classico “Acchiappa la talpa” nel quale bisogna dar martellate a delle creaturine che spunteranno da buche nel terreno. Ogni buca corrisponde ad un pulsante sul pad, si tratta quindi di un gioco di riflessi. Vi sono poi gare di velocità, labirinti e persino un minigioco dove bisogna raccogliere vari LocoRoco utilizzando un artiglio meccanico, di quelli che si trovano solitamente nelle sale giochi. Superando i minigiochi si ottengono dei materiali di vario tipo che potranno poi essere utilizzati, tramite un sistema di crafting, per costruire parti di arredamento per la casa dei MuiMui, una zona speciale di gioco nel quale risiederanno tutti gli omini raccolti nel nostro peregrinare per i livelli.

Quindi insomma, tutto a posto? Non del tutto: purtroppo c’è un, seppur relativamente marginale, problema in LocoRoco 2 Remastered. Problema che il titolo eredita dal precedente capitolo; se le fasi di gameplay sono una gioia per gli occhi nella nuova conturbante risoluzione, non si può dire lo stesso delle cutscene, che sembrano essere state letteralmente buttate nel gioco senza minima premura. La risoluzione è bassa, a tratti così pixellosa da non permettere di comprendere a pieno ciò che accade su schermo. E chiaramente, è un vero peccato perché le cutscene in LocoRoco 2 sono molto più presenti rispetto al passato, spesso permeate da un umorismo muto così semplice da concedere più di un sorriso. Perché nonostante questa piccola sbavatura, LocoRoco 2 resta il platform atipico e spensierato che porta il sorriso, in qualunque modo ed ovunque lo si giochi.

 

Verdetto

LocoRoco 2 riprende lo stile scanzonato del precedente capitolo senza stravolgere in maniera importante nessun elemento, limitandosi invece ad affinarne e sviluppare tutti i punti di forza. La sua semplicità lo rende un videogioco trasversale, in grado di divertire grandi e piccoli. Consigliato sia per chi cerca una mezz’ora di svago senza troppi fronzoli, sia per chi è un completista incallito, considerata la buona dose di segreti sparsi per i livelli. Dedicato insomma a chi cerca buon umore nei videogame. Peccato solo per il minimo indispensabile approntato dal remaster, soprattutto sul lato cutscene.

Recensore seriale, blogger, giocatore di ruolo decennale, hardcore gamer, groupie di Alan Moore. Amante dei Souls, di Castlevania e di Banjo-Kazooie e fanboy di Jet Set Radio. Ha visto Matrix almeno 42 volte, segue il wrestling ed è fissato con lo studio della musica tutta, con una piccola predilezione per gli Ulver, i Fair To Midland e le OST. Nasconde purtroppo un terribile segreto: non sa proprio come leggere gli orologi con le lancette (non scherzo).

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