In Israele, la sua patria, è già un cult. Ma come sono i primi tre episodi di Losing Alice?

Hollywood ci insegna che l’ossessione è l’ingrediente principale per un buon prodotto mediale di genere noir. Chiedetelo a Norma Desmond, la tragica protagonista di Viale del tramonto di Billy Wilder, per l’appunto ossessionata dalla perdita della propria carriera e della propria gioventù. E chiedetelo anche a Sigal Avin, autrice e produttrice israeliana, che ha raccolto questa eredità per mettere in scena il suo Losing Alice.

Disponibile in esclusiva su Apple TV+, dove finora sono usciti tre degli otto episodi che compongono la prima stagione della serie (gli altri usciranno a cadenza settimanale ogni venerdì), Losing Alice è la storia di Alice (Ayelet Zurer), una regista ormai imbrigliata in una monotona vita familiare più che in dinamiche lavorative, che cerca di recuperare con scarso successo: dirige spot pubblicitari e, con ben poca ispirazione, tenta di scrivere una nuova sceneggiatura.

Losing Alice

Suo marito David (Gal Toren) è un attore acclamato, le cui scelte filmiche degli ultimi tempi sono però piuttosto discutibili, come la critica non manca di sottolineare. La vita di entrambi cambia grazie all’incontro con Sofi (Lihi Kornowski), una giovanissima sceneggiatrice che riesce a coinvolgere i due coniugi con il suo disturbante script, la cui trama racconta di due amiche delle quali una intreccia una torbida relazione con il padre dell’altra, fino a sfociare nell’omicidio.

L’ossessione come primo motore di Losing Alice

Dicevamo che a muovere un buon noir è l’ossessione, e che Sigal Avin ha messo in pratica la lezione in maniera impeccabile: tra i tre protagonisti si instaura infatti una dinamica maniacale, che in ciascuno si declina in maniera diversa. I primi tre episodi della serie in questo senso fanno un ottimo lavoro nel gettare le basi per il disvelamento della trama: si intuisce già la sregolatezza delle emozioni che Alice e David provano per la sceneggiatura di Sofi, così come la fissazione di quest’ultima per gli altri due, in un triangolo di tensione dall’alta carica erotica ed emotiva.

Sofi Marciano

L’intero mood della serie, a dire il vero, potrebbe essere così riassunto: in tutti e tre gli episodi di Losing Alice finora disponibili su Apple TV+ c’è una tangibile tensione tanto erotica quanto emotiva, una fibra tesissima pronta a lacerarsi ma che, per adesso, riesce a restare sorprendentemente integra. Ma non c’è modo di capire dove si andrà a parare: sembra che la serie ce la metta tutta a spaesare lo spettatore con le sue dinamiche e con la sua regia, la sua fotografia, la sua sceneggiatura. E ci riesce benissimo.

I primi tre episodi di Losing Alice: l’analisi spoiler

Inutile dirlo: da qui in poi iniziano gli spoiler sui primi tre episodi della serie, quindi meglio non andare oltre se ancora non si ha avuto modo di guardarli!

Losing Alice

Ciò che fa specie di Losing Alice è la potenza con cui si apre il primo episodio: una scena, molto violenta, ambientata all’interno di un hotel. Una ragazza chiede alla reception dove sia la camera di suo padre: ottenuta la chiave, vi si chiude dentro e si suicida, sparandosi in bocca.

Dopo un inizio al cardiopalma, però, il ritmo della serie rallenta sempre di più: assistiamo all’incontro tra le protagoniste Sofi e Alice, un caso apparentemente fortuito di incontro di una giovane sceneggiatrice con il suo idolo. La serie entra immediatamente nei dettagli psicologici delle due: il loro primo incontro sembra uscita da un western, fatto di occhiate, di silenzi, di parole calibrate.

Il rapporto tra le protagoniste

E la cosa più interessante è, probabilmente, notare come questo rapporto si evolve nel corso dei tre episodi. Da perfette sconosciute, basta una lettura al copione di Sofi perché Alice ne diventi ossessionata: da lei, da quello che scrive. Le spia il profilo Instagram, arriva persino, nel terzo episodio, a leggere senza permesso i suoi quaderni privati. Vuole entrare nel mondo di Sofi, che chiaramente la intriga, e vuole farlo a tutti i costi.

Losing Alice

Come in un crescendo, Alice perde sempre di più i freni inibitori, quando si tratta di Sofi. Si fa trascinare in scorribande notturne, beve, le ritirano la patente. E soprattutto accetta di dirigere il film, il che è probabilmente il più intimo grado di contatto psicologico tra lei e la sceneggiatrice, perché sente finalmente di aver ritrovato l’ispirazione. Ispirazione che, stando alle premesse, potrebbe costarle la sanità mentale, e non solo.

Il triangolo sì

Il maggiore ostacolo al ritorno sulle scene di Alice è il fatto che Sofi abbia esplicitamente richiesto a David, marito della regista, di recitare da protagonista nel film. Film nel quale, visto il suo altissimo tasso erotico e pulp, David non crede sia il caso di lavorare a quattro mani con la moglie. Tra i due non mancano i dissapori, ma nessuno dei due riesce a staccarsi dalla sceneggiatura, per colpa di Sofi.

La sceneggiatrice è infatti senza dubbio il personaggio più intrigante e misterioso dei tre, l’anima del noir che è Losing Alice. Innocente e allo stesso momento maliziosa, fragile e allo stesso tempo forte, decifrare cosa significhino le sue frasi e le sue espressioni è difficile non solo per lo spettatore, ma a quanto pare anche per i due coniugi artisti con cui lavora. Alla fine del terzo episodio appare chiaro che Sofi li ha entrambi in pugno: sono ossessionati da lei, senza mai valicare il confine tra il platonico e il carnale, restando in un eterno bilico di intenzioni e sensazioniLosing Alice

L’omicidio?

La trama è forse l’unico vero punto debole di questa folle corsa che sono i primi tre episodi di Losing Alice, che riescono a disorientare lo spettatore con una forza mai vista, che lo staccano dalla realtà e lo immergono nelle dinamiche tra i personaggi al punto da fargli quasi dimenticare che, appunto, ci sia una trama.

Gli episodi avanzano infatti con estrema lentezza, con pochi avvenimenti davvero salienti nelle quasi tre ore della loro durata. Tra questi, però, c’è un grande classico del noir: la morte di un personaggio. Secondo episodio, fine episodio: il regista Hilik Lifshitz, che avrebbe dovuto dirigere il film di Sofi, viene trovato morto. Probabile suicidio, si dice nel terzo episodio, doveva dei soldi ad alcuni strozzini.

Eppure, qualcosa non convince. Non lo fa perché Sofi era stranamente vicina al regista, e anche perché il suo comportamento ambiguo le permetterebbe di macchiarsi di qualsiasi crimine e difficilmente farsi scoprire. Come finirà è impossibile da predire: questa serie sembra fatta apposta per confondere e disorientare, grazie anche alla sua incredibile fotografia, spesso fatta di toni cupi e monocolore, quasi da visione onirica.

Sofi Marciano

Un patto di fiducia

Al di là della trama, la vera forza di Losing Alice è quindi la sua capacità di spaesare chi guarda, svelando quanto basta per entrare nell’intreccio, ma non abbastanza da fornirgli un quadro completo della situazione. E non solo: come visto finora, lo lascia appeso a un filo, quantomeno nel corso dei primi tre episodi.

Ma proprio questa nebbia che la serie pone tra sé e lo spettatore sembra per ora essere la sua forza. Il “per ora” è d’obbligo: il verdetto potrebbe ribaltarsi mentre, con gli ultimi cinque episodi, ci si avvicina alla risoluzione dell’enigma e al disvelamento completo delle più recondite passioni dei tre protagonisti. Il patto di fiducia però è ormai stato stretto: viste le prime tre ore, non ci si può tirare indietro e non sapere cosa succede. E questo, da manuale, è l’incipit di un ottimo noir.

Nasco in un soleggiato mercoledì a Milano, in contemporanea col trentesimo compleanno di Cristina D’Avena. Coincidenza? Io non credo: le sue canzoni sono un must nella mia macchina, e non è raro vedermi agli incroci mentre canto a squarciagola. Altri fatti random su di me: sono laureata in cinema, sono giornalista pubblicista, ho dei gusti musicali che si prendono tragicamente a pugni tra loro, adoro la cultura giapponese, Mean Girls è il mio credo e soffro ancora di sindrome da stress post-traumatico dopo il finale di Game of Thrones.