Perché non sono riuscito a entusiasmarmi con il film di Miller

Per la rete, in giro per il mondo, su ogni testata possibile e immaginabile (tranne qualche raro e discutibile caso), si legge che l’ultima fatica di Miller alla regia, quel Mad Max Fury Road che tutti aspettavamo, è un vero e proprio capolavoro senza se e senza ma. In altra sede ho ironizzato su alcuni aspetti del prodotto, ma un conto è scherzare a caso su un social network o al bar con gli amici, ben altro discorso è fare un excursus ragionato su un argomento ora tanto spinoso.

Badate bene, il mio parere ha la valenza di un non addetto ai lavori, con una discreta cultura cinematografica e che non ha studiato assolutamente cinema, se non dal punto di vista squisitamente amatoriale. Quindi per dirla all’inglese, la mia opinione è biased. Un’altra precisazione: tralascerò i discorso del gusto, al massimo ci dedichiamo tre o quattro righe alla fine, così per conoscerci meglio, e, ancora, questo non è un articolo condiviso dalla redazione di Stay Nerd che si è già pronunciata in merito al valore di Mad Max Fury Road con il validissimo articolo che trovate qui.

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Dopo queste doverose premesse, prego di seguirmi nella mia personale visione del film.

Storia e Storie

Purtroppo sono entrato nel cinema pieno di aspettative, il fottutissimo hype che ti strizza lì sotto aspettando di essere appagato o tradito. Avevo in mente gli altri titoli della serie, quei tre piccoli gioiellini (due low budget, uno un po’ meno low) che avevano inventato e costruito un universo talmente potente e vivo da aver incendiato la mia immaginazione per anni.

Mad-Max-Fury-Road-le-scuse-di-Tom-Hardy-al-regista-George-MillerIl bello dei film precedenti era la loro escalation. Iniziano con il proposito di raccontare perché Max lo sbirro è diventato Mad, dove la sua famiglia e il suo caro amico vengono sterminati, lasciando il protagonista disincantato verso le autorità di cui lui stesso faceva parte. È il racconto di formazione che delinea l’eroe, che ci mostra le sue ferite e il suo modo di cercare la guarigione.

Dopo averci fatto vedere la pazzia di Max, Miller alza il tiro e rende folle tutto il mondo, regalandoci quelle mostruosità con cresta e moto che abbiamo imparato ad associare quasi implicitamente all’iconografia delle gang di predoni postapoclittici. Se abbiamo Ken il Guerriero è per questo film, inutile girarci intorno.

E ancora non pago, Miller continua ad esplorare l’universo malato di Mad Max, analizzando l’aspetto sociale di un mondo andato in malora, dove forse l’unica speranza la possono dare i bambini. Per la serie: Ma chi pensa ai bambini? Effettivamente è il meno riuscito della serie anche se non manca di essere iperbolico, eccessivo e dannatamente divertente.

Per cui, come potete vedere, dall’aspetto umano e familiare, si è passati di volta in volta a una prospettiva più ampia, una nuova fetta di mondo scoperta a nostro uso e consumo, un’escalation, appunto. E con queste premesse mi aspettavo davvero qualcosa di stratosferico con il quarto capitolo, un ulteriore pezzo dell’enorme puzzle postapocalittico scoperto, con tutti i suoi orrori e le sue nefandezze. Purtroppo così non è stato: in fin dei conti, Fury Road da questo punto di vista non aggiunge altro, non mette nessun nuovo ingrediente, non esplora nessun’altra strada. Tutto il film rimane saldamente ancorato ai cliché che avevamo visto nei primi tre capitoli, riproposti in maniera casuale, strizzando l’occhio ai fan della serie con piccole citazioni (la freccetta attaccata alla mano e staccata con nonchalance, come nelle sequenze iniziali di MM2, Fury Road che fa il pari con Anarchy Road del primo film e tante altre piccolezze). Ma non va oltre. Non cerca una nuova dimensione, un nuovo orizzonte per dare davvero lustro alla serie. Certo si potrebbe dire che questo è un progetto a metà strada tra il reboot (odiatissimo!) e la continuazione, quindi qualcosa doveva essere sacrificato. Opinabile, perché questo suo non essere né l’una né l’altra cosa lo rende indigesto per l’una e per l’altra fazione.

Le diverse profondità

Mad Max ha sempre presentato una gamma di personaggi, più o meno ben delineati e con un carattere ben preciso a cominciare dal protagonista, reso folle dalla perdita della sua famiglia.

Nell’ultima sua fatica, il buon settatenne regista australiano ha livellato tutto verso il basso, cercando il meno possibile di entrare nei panni dei suoi eroi. Non voglio parlare di ‘psicologia dei personaggi’, perché è una cosa che mi sta antipatica (soprattutto la psicologia), perché lascia trasparire che ogni personaggio sia stato costruito mediante l’uso di artificiali stereotipi. Quello che voglio sondare è la coerenza che i personaggi mostrano con l’azione che li circonda e la loro veridicità, nel contesto in cui sono calati. È ovvio che non vado a cercare l’iperrealismo nelle sequenze di Mad Max, o l’aderenza scientifica delle azione e delle reazioni, non ci penso neanche, ma vediamo in ordine uno dopo l’altro chi abbiamo incontrato.

TomHardyMadMaxFuryRoad-770x512Max: non si sa nulla di lui, se non che è un rinnegato, un vagabondo e un reduce. Non si sa perché sia ridotto in quelle condizioni, ha delle visioni, solitamente in momenti di stress più o meno profondo ed è considerato una riserva di sangue ad alto numero di ottani [sic!]. Il motivo di tutto questo ci è assolutamente oscuro. Dobbiamo prenderlo per quello che è. Nel corso della pellicola, Max non sarà per niente approfondito, né le sue scarne, quasi esili linee di dialogo ci dicono nulla a riguardo. Un personaggio costruito con tanta cura nei film precedenti viene qui presentato come un signor nessuno dai mille poteri e dalla forza inesauribile. Certo, certo, c’è sempre la storia del reboot-sequel. Beh, bisogna decidersi, prima o poi…

mm1Furiosa: Personaggio molto intrigante, ma anch’esso per niente approfondito se non in un triste passaggio di consegne tra le vecchie del suo clan. Non si sa quale sia il suo ruolo nella gerarchia della Cittadella, perché ricopra una posizione così importante tanto da guidare la blindocisterna, perché non è bianca come gli altri ma invece al contrario preferisce ingrassarsi la faccia e scurirla come il fumo di combustibile bruciato. Va così: il personaggio di Furiosa è presentato solo come una immagine di se stessa, non c’è niente dietro, un involucro disegnato e modellato secondo qualche canone estetico postapocalittico e per niente inserito in un contesto uniforme che le desse qualche vago significato. Un vero peccato, visto che Charlize Theron sembra davvero crederci e ce la mette tutta per dar vita a una interpretazione vivida e pesante. Ma è difficile dar vita a un corpo morto, quando anche in questo caso le linee di dialogo sono di una pochezza irrimediabile…

Mad Max Fury Road ci regala un bel pool di cattivi, ma in realtà non ci presenta nessuno di loro a parte Immortan Joe, che si mostra fin dall’inizio come il mostro oncologico di malformazioni e tumori che ti aspetti in una landa desolata come la Cittadella e i suoi dintorni. Di lui, come per TUTTI gli altri, non sappiamo nulla, se non che è il capo, che comanda l’acqua (scusate l’Acqua Cola – e qui non sappiamo se è un problema di traduzione o davvero si voleva fare il verso alla Coca Cola e io SPERO di no…) ed è l’unico che si può riprodurre con le migliori puledre in circolazione (forse pure un po’ troppo buone, visto il luogo in cui vivono…). Cosa faccia, a parte i comizi sul terrazzo, perché ha delle balie da mungere, da dove tira fuori i suoi guerrieri kamikaze e come abbia fatto a stregarli a tal punto da essere venerato come un dio, sono degli interrogativi che non troveranno mai risposta.

8KnsNIjImmortan Joe non è il solo villain della storia. Si presentano nel bel mezzo del film il Governatore di Bullett Farm, secco folle armato fino ai denti (letteralmente) e il Sindaco di Gasville, grasso elefantiasico dal naso metallico. Di questi due personaggi, che spuntano nel bel mezzo della narrazione comparendo all’orizzonte per qualche oscuro motivo, non riesco neanche a trovare dei nomi, come se non fossero mai stati pronunciati. Cioè, è incredibile, non riesco neanche a immaginare perché si dovrebbe introdurre un cattivo e trattarlo alla stregua dei personaggetti di contorno che tanto muoiono senza lasciare traccia. Insomma, è sconvolgente: abbiamo due personaggi macchiettati dalle loro stesse deformità antitetiche (il magro con i denti esplosivi e il grasso con il naso rifatto troppo) che vengono buttati lì, senza un vero motivo, giusto per aiutare Immortan Joe nel suo inseguimento. E poi perché si sono alleati con lui, quando, in una terra dove la giustizia e la lealtà non esistono più, potevano fare rotta verso la Cittadella sguarnita e conquistarla con relative acqua e coltivazioni? Dal punto di vista strategico, si sono rivelati degli emeriti coglioni!

Esiste poi un personaggio diciamo neutrale, che compare per tre o quattro minuti e poi non se ne sa più niente: ed è il tizio in motocicletta con cui Furiosa fa uno strampalato patto di non belligeranza che viene disatteso e quindi bang, boom, crash. Di lui non si sa nulla. Forse è in giro da qualche parte sulla Salerno – Reggio Calabria cercando di capire come arrivare a Messina…

Il-chitarrista-di-Mad-Max-Fury-RoadPer chiudere il versante umano del film, parliamo del redento, Nux, che prima milita tra le fila dei seguaci di Joe e poi si pente e diventa uno dei ‘buoni’. Solo una cosa (non è vero, ma ne cito solo una!) mi lascia perplesso: Nux utilizzava il sangue di Max per sentirsi più powerful e aggressivo, come se fosse un carburante potentissimo (ad alto numero di ottani, appunto); però quando Max lo pesta per bene e gli nega il suo sangue, Nux continua a compiere gesta al limite dell’umano, con salti, prove di coraggio e di aggressività con tanto di sacrificio finale. Quindi in tutto ciò il sangue di Max a che serve? Tralasciamo per favore il discorso della vernice cromata… e del chitarrista fiammeggiante, vi prego! Il chitarrista fiammeggiante è diventato il mio incubo perché provo in qualche modo a farlo entrare nel discorso, per un motivo qualsiasi, ma proprio non ci riesco. È più forte di me. Cerco solo di dimenticarlo.

Luoghi perduti

Fury Road non si preoccupa neanche di farci fare un tour di piacere tra i luoghi che cita e menziona in continuazione, facendoci solo godere del panorama desertico, della salina, del deserto e della strada sterrata. In una manciata di minuti fa vedere la Cittadella, ma solo l’esterno e neanche troppo bene.

Della situazione delle zone limitrofe alla Cittadella non sappiamo nulla. Ci sarebbe Bullet Farm, che dovrebbe essere il luogo dove si costruiscono armamenti e munizioni (il braccio armato di Fury Road che non si prende per niente la briga di dichiarare guerra alle altre due città, no no!). Di questo luogo sappiamo solo che esiste, che ha un suo sindaco o governatore e che… e che… Beh, basta questo no? A noi che ci frega?

Della stessa pasta è Gasville, dove invece si raffina il petrolio per farlo diventare benzina, un po’ come facevano gli sgangherati motociclisti di Mad Max 2, ma in scala più grande. Non ci è dato sapere quanto grande sia questa scala, ma sicuramente da qualche parte nella mente di Miller le dimensioni sono note, solo che non era importante condividere questa informazione con il pubblico in sala.

Quindi ci troviamo davanti ancora alla drammatica realtà di quanto poco questo film racconti di se stesso. Non chiedo certo le piantine e le planimetrie insieme al biglietto del cinema, ma l’idea di avere due location ben citate durante la narrazione senza sfruttarle minimamente, anche solo per fare nuove coreografie con le macchine e le moto, mi dà i brividi, senza se e senza ma.

Il circolo del circo

Ma alla fine secondo me c’è qualcosa da salvare in questo film? Ma certo che sì! Ovvio che il taglio di questo mio lavoro sia principalmente critico nei confronti di Mad Max Fury Road, l’ho impostato così fin dall’inizio, ma questo non vuol dire che non ci sia qualcosa che mi abbia entusiasmato. Se proprio volete saperlo ho apprezzato tantissimo il lavoro degli stuntman e dei coreografi, tanto che mi sembrava di vedere un bellissimo spettacolo del Cirque du Soleil. Peccato per le esplosioni fastidiose e per le musiche davvero inutili, paragonabili a quelle del peggior rave party spagnolo, dove non è una bella serata se almeno un paio non ci lasciano le penne per la Meth tagliata con il viakal e il gorgonzola.

Mad-Max-Fury-Road-Poster-Crop-850x560In pratica, da come la vedo io, Mad Max è un film che vive del suo stesso fomento, dell’inebriante entusiasmo con cui ti urla addosso ‘VEDI COME VOLO IN ALTO!’, ‘VEDI CHE ESPLOSIONE TITANICA!’, ‘VEDI, VEDI, VEDI, ma non permetterti a fermarti e pensare un attimo a cosa stai veramente vedendo’. Mad Max si nutre del fomento degli spettatori, soprattutto di coloro i quali amano vedere le corse di automobili per strade semideserte o i salti di motociclisti spericolati da una rampa a un’altra. Se queste cose, come me, vi sorprendono per i primi dieci o quindici minuti per poi lasciarvi praticamente indifferenti, allora, purtroppo Mad Max si rivelerà per quello che è: un circo con bravissimi stuntman, discreti attori e una storia praticamente inesistente, anche perché se discostate l’orecchio dal martellante suono dei tamburi o della chitarra elettrica fiammeggiante (PERCHÉ?), vi renderete conto della assoluta pochezza dei dialoghi conditi con slang inventato e con riferimenti paraculturali insensati, che fanno sembrare il tutto una grossa supercazzola.

Per me resta un’occasione mancata.

Ammiratemi!

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