Siamo stati allo IED di Roma in occasione dell’ Hackathon incentrato sul wearable computing, ovvero sulla realizzazione di dispositivi tecnologici utili e indossabili. Questa è una delle iniziative proposte dal Mobile Tea, vale a dire un evento periodico dedicato all’incontro tra appassionati e professionisti del settore, tra i quali spicca la figura di Carlo Frinolli, che ha moderato e gestito questa fantastica giornata all’insegna della creatività applicata all’ingegno e che ci ha concesso qualche istante per parlare insieme e portare alla luce un sottobosco fatto di persone, concetti e realtà che sempre più emergono grazie anche ad incontri come questo.

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Ciao Carlo, grazie per il tempo concesso. Per chi non ti conosce, ti andrebbe di presentarti molto velocemente?

Si, anche se lo faccio sempre malvolentieri (ride NdR). Faccio l’insegnante qui allo IED (Istituto Europeo di Design), sono Responsabile dell’area Web e User Experience dal 2011. Inoltre ho una piccola ma agguerrita  agenzia di Experience Design che si chiama Nois3 composta da persone a cui piace, appunto, “fare rumore”, sia dal punto di vista visuale che lavorativo. Siamo da un paio di anni sulla piazza e devo dire che ci stiamo togliendo un po’ di soddisfazioni.

Oggi siamo qui per il Mobile Tea, cos’è come nasce e a cosa serve?

Il Mobile Tea nasce tanto tempo fa, è un evento che ha come idea quella di mettere insieme community che si occupano di sviluppo Mobile, Interaction Design, Virtual Reality e molto altro. Come tutti gli eventi di questo tipo ha le sue necessità e obiettivi tra cui quello di permettere alle persone che non hanno modo di comunicare tra loro di fare net working  e quello di parlare di tecnologie che appassionano i cosiddetti “geek o nerd” e di quei progetti che normalmente vengono relegati agli scantinati dei più irriducibili della tecnologia, senza sapere che invece c’è uno straordinario posto per condividere tutto questo con gli altri. Infine il Mobile Tea è anche tempo da passare in spensieratezza, bevendosi una cosa, mangiando un dolcetto o sentendo un po’ di musica. Da questa formula deriva anche il nome di Mobile Tea: si fa di pomeriggio, dovrebbero esserci bevande e biscottini… insomma pare adatto no?! Con il tempo è diventata una cosa più grande, e con la versione “hack” siamo oggi alla terza edizione.

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E questo ci introduce all’hackathon che invece è una competizione…

Si, è la crasi di due parole, hacker e marathon, è una competizione fatta su più ore, tendenzialmente anche due giorni, in cui le persone si danno dei temi e l’obiettivo è quello di partire dallo sviluppo del progetto alla realizzazione del prototipo all’interno di questo tempo. Quindi l’idea è quella di sfidarsi e misurarsi con delle tecnologie con cui non si ha avuto mai modo di confrontarsi prima per dimostrare che il proprio concept è possibile.

Secondo te come mai negli ultimi anni c’è stata l’esplosione di queste community che una volta si rintanavano negli scantinati per portare avanti i loro progetti e invece oggi hanno voglia di farsi vedere e di far parlare di sé?

hackatonUno dei fattori è l’esplosione delle interazioni di quelle community che erano nascoste dentro mailing list sepolte sotto server piuttosto oscuri della rete e nei social network, quindi sostanzialmente le persone diventano parte di una rete sociale più ampia e giocoforza cominciano a essere visibili all’esterno. Un’altra questione potrebbe essere aver modulato certe logiche dalle community open source che hanno come idea e principio quello di collaborare e far avvenire tutte queste interazioni pubblicamente e su internet. Tutto ciò ha aiutato a far emergere una serie di cose. La maggior parte delle hackathon sono nate proprio in ambito di progetti open.

Il tema del Mobile Tea di oggi è il wearable. Secondo te quanto è effettivamente realizzabile un’idea commerciabile wearable nel medio-breve termine? Se ne parla tanto ma sembra che siamo fermi ancora a tecnologie molto limitate come lo smartwatch?

Basta farsi un giro dentro Kickstarter per vedere i progetti proposti e il livello di finanziamento che hanno raggiunto. Ho visto molti progetti che avevano richieste modeste che hanno sfondato tetti di più del 500% della somma necessaria. Il mercato è più che pronto quindi. Il limite tecnico che esiste ancora però è quello dell’alimentazione elettrica di questi device che banalmente dipendono tutt’oggi da questa. Però per quel che riguarda il successo commerciale, io vedo molti progetti che si stanno imponendo in un sacco di nicchie del mercato: penso a quei device che misurano le prestazioni sportive, cardiofrequenzimetri, pantaloncini con sensori ecc. Tutte quelle cose che misurano la prestazione senza impedirla in alcun modo insomma. È l’era delle nicchie, su alcune è un concetto che ha molto successo, al contrario per il grande pubblico al momento non si sono viste cose molto interessanti e ci siamo fermati all’Apple Watch che è tutto tranne che innovativo.

Quale potrebbe essere un progetto interessante con il quale ti sei interfacciato e che vale la pena tenere d’occhio?

Ricordo di aver visto un progetto che non era proprio “wearable” ma comunque carino: un simpatico proiettore per i ciclisti da mettere dietro il sellino che sulla propria maglietta proietta dei segnali per far capire se si sta svoltando a destra o sinistra. Una cosa semplice e non invasiva che io effettivamente però comprerei. Oppure è simpatica l’idea di poter utilizzare l’approccio del design per superare il problema delle carte magnetiche -che purtroppo possono essere clonate a tua insaputa- con un paio di jeans che semplicemente schermano il contenuto delle tue tasche. Mi sembra un’idea interessante perlomeno come percorso, non saprei come prodotto finale.

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Mi pare di capire che tu sei assolutamente pro-crowdfunding, dico bene?

Avendo noi organizzato per due anni di seguito la prima e unica conferenza in Italia sul crowdfunding non posso dire di no. Secondo me è un ottimo modo non solo per raccogliere fondi ma anche per raggiungere una validazione di mercato:  se io lancio un prodotto e la gente me lo finanzia, prima ancora che venga messo sul mercato capisco se il mio prodotto ha qualche possibilità, e non è poco.

Perché pensi che ci siano delle persone che ancora si inquadrano contro la dinamica del crowdfunding quando invece è un’invenzione assolutamente utile e per certi versi rivoluzionaria?

Penso che il problema sia più che altro di interpretazione del fenomeno più che di una filosofia contraria, probabilmente sono abituati a raccogliere fondi diversamente, inoltre se hai un ventur capitalist devi rendere conto a lui se invece hai tanti founder devi rendere conto a più persone. E questo è un pro e contro. Ma penso sia una questione anche di evoluzione, il concetto del “vecchio capitalismo”(passatemi il termine) si sta sgretolando e con certi fenomeni nuovi bisogna farci i conti. Tuttavia anche gli auto-produttori devono fare i conti con il fatto che una certa strutturazione progettuale e dei team con una gerarchia sono necessari ad un certo livello. Sono due sistemi che dovrebbero convivere tra loro piuttosto che combattersi.

Non è un caso che siamo negli anni delle startup, soprattutto in Italia ne sono cresciute tantissime, anche se è vero che no tutte riescono…

Il fatto che non riescano mi sembra fisiologico, dobbiamo uscire dalla logica per cui una startup che fallisce è un fallimento. La percentuale di fallimento di un startup è sempre stata fisiologicamente intorno al 90% ed è giusto che sia cosi: non tutte le idee sono nate per essere realizzate ed avere successo. Se uno fallisce ci riprova. Se questa cosa non va bene impari e fai meglio.

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Parliamo di quanto Microsoft ha mostrato mesi fa riguardo le sue Hololens, il dispositivo per la realtà aumentata che vedrà luce in un futuro ancora non ben determinato. Ci preme sapere quanto un professionista e un insider del settore come te, vede plausibile e vicina la concretizzazione di una tecnologia simile.

Ci sono ancora una serie di problematiche tecniche che non saprei dire quanto sono vicine alla risoluzione, ma credo che tra prototipo e prodotto Hololens non siano cosi distanti dal momento in cui avranno qualcosa di effettivamente pronto per essere provato dalla gente. Non ho molti dettagli in realtà, ma da quello che mi dicevano persone introdotte nell’ambiente, qualcuno l’ha visto e sembra che funzioni sufficientemente bene. È verosimile quindi che abbia queste potenzialità, ma finché non lo vediamo sul mercato non esiste. Talk is cheap. Show me the code.

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