Il primo approccio all’universo di Monster Hunter grazie al recente porting per Nintendo Switch.

Lo so. Arriviamo tardi a parlare di Monster Hunter Generations Ultimate. Probabilmente oramai saprete già tutti di questa nuova edizione del capitolo uscito su 3DS qualche tempo fa e portata su Nintendo Switch. Saprete che si tratta del porting “aggiornato” dell’ultima versione uscita solo in Giappone, rinominata Monster Hunter Generations XX e sapete quindi che quest’ultimo offriva qualche nuova mossa speciale (le famigerate Arti) e due inediti stili di caccia: lo stile Valoroso e lo stile Alchemico. Il primo trasforma in  un certo senso, il proprio avatar in un personaggio “a carica”, permettendo con la pressione continua del tasto del rinfodero di attivare particolari skills a seconda dell’arma utilizzata, il secondo ne attiverà altre grazie ad una botte speciale da shakerare mischiando alcuni oggetti. Inoltre Generations Ultimate propone sei nuovi mostri Devianti, per il MH dal bestiario più ricco che si sia mai visto, con un numero di creature che raggiunge il ragguardevole numero di 129. Infine, a differenza degli ultimi episodi, sicuramente siete a conoscenza del fatto che ritorna anche il grado G, che consiste in una nuova serie di difficilissime missioni dedicate ai più cocciuti cacciatori virtuali in cerca della sfida definitiva. Siamo sicuri che nulla di tutto ciò vi è nuovo. Quello che ignorate ancora però, è che questa non sarà una canonica recensione, ma l’approccio alla serie di chi ci si affaccia per la prima volta.

Caso, sfortuna, destino, chiamatelo come volete, ma per un motivo o per l’altro il sottoscritto non ha mai giocato un Monster Hunter in vita sua. Non mi sono mai sentito “all’altezza” di avvicinarmi ad una serie che esternamente ho sempre visto come qualcosa di estremamente severo in termini di impegno e tempo da dedicargli. Ho inoltre sempre snobbato un po’ i titoli in cui si richiede farming smisurato e la reiterazione delle stesse operazioni ancora e ancora. Semplicemente non facevano per me. Eppure, era una lacuna da colmare prima o poi, anche solo per “cultura” personale. Eccomi quindi a raccontarvi la mia prima esperienza con la saga, sperando che ci sia qualcuno che immedesimandosi nella mia condizione, trovi utile sapere come vede Generations Ultimate un neofita della serie.

Entrato nel mondo di MH per la prima volta, e nello specifico in MHGU sicuramente si rimane spiazzati per due caratteristiche ben contrapposte l’una dall’altra. Non c’è una vera e propria storia, il contesto è appena abbozzato. Siamo cacciatori mandati come apprendisti in un villaggio che ospita una accademia dedita allo studio e alla caccia dei Mostri. E dovremo fare di questo il nostro “stile di vita”. Non si perde tempo  ricamando troppo attorno al tema principale del gioco e si lascia spazio da subito all’attività della caccia. Una cosa che da un punto di vista ludico ho piuttosto apprezzato, giacché rende MH un gioco “gioco”. D’altro canto, ove si stringe sul versante “narrativo”, se come me vi approcciate a MH per la prima volta, preparatevi al contrario ad una prolissa e arzigogolata sessione di studio dell’impianto ludico vero e proprio. Partiamo dalla “polpa”, dal succo del gameplay: stili e armi. Sei i primi, e ben quattordici le seconde divise in classi. Ogni stile si focalizza su un approccio alla battaglia fondamentalmente diverso: c’è quello più equilibrato, quello per gli attendisti e amanti delle counter e del gioco di tempismo, quello per chi preferisce un approccio più acrobatico, quello per chi punta tutto sulla potenza ecc… Ognuno fornisce due o tre caratteristiche ben precise su cui poi si fonderà totalmente la vostra forma mentis nell’affrontare le battaglie. Se già risulta complesso capire vantaggi e svantaggi di ognuno, e magari anche quale si preferisce, sappiate che ognuno di essi cambia totalmente anche la modalità di utilizzo delle armi. Queste sono estremamente differenti l’una dall’altra, passando da armi bianche a long range come balestre e fucili con tutte le vie di mezzo del caso (comprendenti curiosi ibridi come lancia-fucile), sia concettualmente che nell’utilizzo. Se poi calcolate che ogni arma si usa differentemente con ogni stile, basta fare un rapido calcolo di moltiplicazione per comprendere che sostanzialmente ci sono 84 modi diversi di giocare Monster Hunter GU! Questo mi ha molto spiazzato inizialmente.

Capisco che i veterani della serie comincino il gioco con le idee ben chiare su quale sia il loro percorso, ma ecco, mettetevi nei miei panni. Insomma, dopo aver passato circa 5-6 ore nella sezione tutorial per provare un po’ di tutto, ho capito una cosa: il combat system di Monster Hunter GU è veramente bello. Lo so ragazzi, la scoperta dell’acqua calda per la maggior parte di voi, ma ancora una volta, mi rivolgo soprattutto ai neofiti come me della serie. Non fatevi ingannare dalla forte impronta ruolistica dell’esperienza (ne parleremo dopo), come action GU (come immagino anche gli altri) funziona alla grande. Non c’è nulla di automatico o guidato, moveset delle armi non sono giganteschi ma vanno gestiti benissimo. È necessaria tanta pratica nonostante possa sembrare che le opzioni di attacco e difesa siano limitate. La manualità, il tempismo, la gestione degli spazi sono fondamentali e ho trovato la cosa a dir poco entusiasmante. A poco a poco quello che mi sembrava un sistema di combattimento vagamente legnoso si è aperto dinnanzi a me in un mare di sfumature e sottigliezze mica da ridere. E il feeling con le varie tipologie di armi è sempre estremamente diverso, al punto che passando da opposti così estremi come dalle doppie lame alla balestra pesante, pare quasi di giocare due titoli distinti.

La parte dedicata alla personalizzazione del proprio equipaggiamento è estremamente complessa. All’inizio sarete spaesati e disorientati perché, togliamoci subito il dente, è gestita in maniera piuttosto disordinata e non molto ben spiegata. In questo il titolo effettivamente è decisamente vecchio, e credo che in World abbiano snellito un sacco di cose. Tutto ruota intorno all’equipaggiamento e non all’esperienza del personaggio, se non per quel che riguarda i Felyne che ci seguono (i gatti compagni che volendo possono assisterci nelle cacce oppure essere utilizzati direttamente al posto del cacciatore). Qui, ho scoperto nuovamente l’acqua calda: ecco perché in Monster Hunter sono così importanti le cacce ai mostri. Perché di fatto rappresentano l’unica vera evoluzione del proprio personaggio. Ogni set d’armatura, composto ovviamente da varie parti, richiede componenti di queste bestie.

Questi si possono ottenere uccidendola, catturandola, grazie a delle trappole, o tagliandone la coda (e non solo). O magari in premio quando si supera una delle decine e decine e decine di missioni del gioco divise per livelli (senza contare gli eventi, e le sfide nell’arena). Oltre ai materiali prelevati dalle creature, c’è tutta una serie di oggetti ordinari da recuperale nella mappa utili in mille occasioni, come funghi, erbe, e minerali di vario genere. Le primissime ore di gioco in tal senso possono sembrare un po’ sconfortanti visto che per necessità o perché richiesto proprio dalle missioni, si passerà la maggior parte del tempo a raccogliere tali risorse. Ma basta portare un po’ di pazienza e questa attività avrà un ruolo sempre più marginale (seppur non smetterà mai di far parte dell’impianto del gioco), rispetto alla caccia.

Ma veniamo ai mostri. Ho adorato quello che è il fulcro del gioco. Innanzitutto combatterli è un piacere. È vero che il gameplay è un po’ macchinoso e questo coinvolge anche la telecamera, spesso bisognosa di aggiustamenti manuali, ma il feeling che ti dà è quello di un gioco tecnico e non approssimativo. Le hitbox e le collisioni sono convincenti e seppur chiaramente si vede che proveniamo da un hardware vetusto a dir poco, le animazioni dei mostri non solo male, cosi come la loro caratterizzazione grafica, davvero molto varia per quanto si nota un leggero riciclo ogni tanto degli stessi modelli.

Man mano che questi diventano più forti, sentirete l’esigenza di potenziarvi insieme a loro, e qui sta il meccanismo “additivo” di MH, che ha totalmente travolto anche uno scettico come me, che non aveva mai provato la formula precedentemente. Se questa considerazione è quasi scontata però, e andando più a fondo nel concetto, si tratta del fatto che la meccanica gestionale di evoluzione del proprio personaggio deve progredire di pari passo con un’abilità manuale SEMPRE necessaria per affrontare la sfida. L’alchimia quindi tra il gameplay action e quello più cerebrale ancorato alla sfera gestionale del titolo, è perfetta, e sicuramente è il motivo per cui la serie ha avuto cosi successo.

All’inizio ho avuto una forte impressione di trovarmi di fronte ad un titolo old school non solo graficamente (scoglio davvero duro da superare in partenza), non solo per il travasamento su Switch di limiti tecnici piuttosto fuori luogo per la piattaforma ospitante, come i caricamenti tra una sezione e l’altra delle mappe, fortunatamente corti e non fastidiosi, ma anche per tutta una serie di scelte di design volenti o nolenti vecchie, come ad esempio la gestione dell’inventario che in tutte le sue forme è caotica e macchinosa. Forse da questo punto di vista si poteva sicuramente fare di più.

Naturalmente ci si fa l’abitudine, per quanto non sia una scusante per un lavoro di ottimizzazione che sarebbe pure stato opportuno attendersi, e quello che rimane dopo lo scoglio iniziale, è un loop infinito di battaglie contro mostri sempre più pericolosi che avvinghia fino alla fine.

Fine che di fatto non arriva praticamente mai o comunque dopo centinaia di ore considerando la quantità di mostri, la quantità di volte che vanno affrontati per farmarne il materiale, e la quantità di varianti degli stessi che esistono.

Verdetto

Monster Hunter Generations Ultimante si è rivelata per me un’esperienza divertentissima e soprattutto, nonostante l’enorme mole di farming e di necessità gestionali, si tratta paradossalmente e miracolosamente di un titolo con un certo ritmo. Le mappe si percorrono velocemente, qualsiasi operazione nello scenario non prende che pochi istanti, le chiacchiere stanno a sempre a zero e tutto ciò che rimane sono entusiasmanti battaglie contro mostri che danno il meglio giocando in multiplayer. Da questo punto di vista il bello è che funziona in tutte le maniere. Anche giocando con sconosciuti, le semplicissime frasi preimpostate sono quelle che vi servono per organizzarvi con i compagni. A livelli molto più altri contro mostri coriacei è necessario presumibilmente invece avere un team un po’ più organizzato, ma se arriverete a quel punto, sono certo vi sarete anche fatti dei compagni di avventura.

È incredibile quanto questo gioco funzioni bene anche su Nintendo Switch. Certo, sono convinto che Capcom poteva rimetterci le mani sopra, se non per migliorare la grafica, più che obsoleta ma ancora apprezzabile quanto meno per lo stile, almeno per svecchiare interfaccia e menù e per rendere parecchie piccole ma ridondanti attività un po’ più pratiche. Quindi, tirando le somme, se avete un Nintendo Switch e non avete mai giocato un Monster Hunter, vale la pena al netto di tutti i pro e i contro buttarsi in questa avventura spinti magari dalla curiosità verso una serie cosi importante nel panorama odierno dei videogiochi? La risposta è assolutamente si.

Monster Hunter Generations Ultimate: la recensione del mio primo Monster Hunter
8.5Overall Score
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