Motherless Brooklyn – I segreti di una città: è di Edward Norton il film di apertura della Festa del Cinema di Roma

La Festa del Cinema di Roma 2019 apre con Motherless Brooklyn – I Segreti di una città, film scritto, diretto ed interpretato dal tuttofare (e lo sa fare piuttosto bene) Edward Norton.
Una partenza col botto, potremmo dire, perché vengono i brividi solo a guardare il cast di quest’opera apparentemente corale, in cui oltre a Norton figurano Bruce Willis, Willem Dafoe, Alec Baldwin, Gugu Mbatah-Raw, Michael Kenneth Williams e tanti altri nomi di rilievo.
Apparentemente corale, abbiamo detto, poiché in realtà il regista-protagonista fagocita tutto e si prende la (sua) scena in una affascinante Brooklyn anni ’50, tra omicidi, corruzione, discriminazione, lotte popolari, con un costante sottofondo di musica jazz.

Il personaggio che interpreta è Lionel Essrog, un detective privato affetto dalla sindrome di Tourette, deciso a smascherare chi ha commissionato l’omicidio del suo amico e collega. Non scopriamo certo oggi l’abilità di Norton nel disimpegnarsi in ruoli così delicati e particolari, e dobbiamo applaudire sinceramente la sua incredibile performance, in grado di farci sorridere a più riprese per via delle strampalate frasi che la sindrome lo costringe a dire, ma anche soffrire ed empatizzare con lui nei tanti momenti in cui tutto questo gli complica la vita terribilmente. I continui giochi di parole di Lionel rappresentano un capolavoro di script, ma anche una grossa complicanza per la traduzione italiana, dal momento che sono pure tutti in rima, ed allora sarà interessante notare come verrà gestita la faccenda in fase di doppiaggio.

Guardare Motherless Brooklyn nelle sue 2 ore e 20 minuti di durata è sostanzialmente attendersi del rock per poi scoprire di trovarsi di fronte ad un affascinante componimento jazz. C’è tanto, forse troppo in questo film, che passa dall’investigazione di un omicidio ad un racconto più grande, che sembra non finire mai arrivando a toccare i vertici del potere newyorkese degli anni ’50. O meglio, sfiorarlo, perché quando si sale in superficie – si sa – ci sono gli intoccabili, ed entrare in certi meccanismi può essere molto pericoloso.

motherless brooklyn

Edward Norton è un perfezionista ed è troppo bravo per lasciare anche un solo elemento al caso, così sceglie di scandagliare ogni minimo aspetto che la sua storia di volta in volta sciorina, sebbene questo voglia dire per forza di cose rinunciare ad un ingrediente importante: il ritmo.
Il passo lento e cadenzato di Lionel è lo stesso del film, così come i suoi spasmi rappresentano i momenti in cui accelera, dandoci improvvisamente la sostanza di cui abbiamo bisogno per nutrirci, dato che comunque la si voglia mettere, siamo al cospetto di un racconto investigativo.

Bisogna essere pazienti, nella visione di Motherless Brooklyn, e farsi cullare dalle fantastiche e costanti note jazz, lasciarsi trasportare dalla malinconica ma ammaliante Daily Battles composta appositamente da Thom Yorke. Un po’ come Lionel deve servirsi di “espedienti” per calmarsi, Norton ci regala la musica e tutto un contorno fantastico, per superare i momenti di impasse, che però obiettivamente si fanno sentire non poco nell’economia del film.

L’ambientazione della Brooklyn anni ’50 è fantastica, avvalorata dall’eccellente scenografia di Beth Mickle e da una fotografia sporca ma capace di esaltare all’occorrenza colori vivi, come il turchese della sua automobile, simile a quello dell’accattivante locandina del film.

Nonostante Edward Norton si prenda, per lunghi tratti, la totalità della scena, c’è un cast di tutto rispetto che reclama a gran voce spazio, e quando gli viene donato, nessuno perde occasione per fare del proprio meglio. A partire da Gugu Mbatah-Raw, che ormai è un’attrice matura e una perfetta spalla per Norton, e recita con un’eleganza incredibile, forse pari solo alla determinazione del suo personaggio, Laura Rose, la cui energia attivista ricorda quella della collega Laura Harrier in BlackKklansman di Spike Lee, in fin dei conti ambientato solo una decina di anni dopo.
Laura completa Lionel, in una società che emargina entrambi per motivazioni diverse e questo permette a lui sentirsi meno solo ed aprirsi di più. Laura diventa quindi la sua cura, o forse è più giusto dire che lo sono l’uno per l’altro.

Impossibile poi non menzionare Bruce Willis, la cui forte presenza sulla scena prescinde dallo scarso minutaggio del suo personaggio, ma soprattutto Alec Baldwin, sempre a suo agio con ruoli cinici e di potere.

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Motherless Brooklyn: un progetto complesso

Di certo non possiamo dire che Motherless Brooklyn abbia avuto una facile gestazione. Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Jonathan Lethem, ed Edward Norton iniziò a sviluppare l’idea quasi 20 anni fa, poco dopo la pubblicazione del libro, sebbene non fosse inizialmente convinto di cimentarsi anche nelle vesti di regista. Possiamo vedere in questo un segnale dell’importanza di tale progetto per Norton, che in quello stesso periodo si mise dietro la macchina da presa per dirigere Tentazioni d’amore: solo dopo molti anni si è sentito pronto per la regia di Motherless Brooklyn, dando il via ufficialmente nel 2014, per poi attendere altri quattro anni per il primo ciak. Poi, purtroppo, un nuovo stop a causa di un incidente sul set in cui perse la vita un pompiere, e dopo mille peripezie il film vede la luce.

Tra pregi e difetti, senza dubbio Motherless Brooklyn – I segreti di una città è un’opera che lascia qualcosa allo spettatore, solleticando la sua anima, ed è bello aver avuto la possibilità di ammirarlo alla Festa del Cinema di Roma (nelle sale italiane arriverà il 7 novembre) che, come di consueto, apre le danze in grande stile.

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