Non le azzecca sempre tutte la Disney…

Il nuovo film della regista Ava DuVernay, Nelle Pieghe Del Tempo, è la trasposizione cinematografica del romanzo omonimo uscito nel 1963. Perché recuperarlo proprio ora? Probabilmente perché ben si prestava a cavalcare l’onda etica che investe Hollywood in questo periodo, in cui femminismo e questioni razziali, sono spesso al centro dei riflettori. Una riflessione senza malizia, ma comprovata dai fatti, basti pensare alla recente cerimonia degli Oscar in cui per l’ennesima volta si è evidenziata l’importanza del supporto di artisti donne e di colore nell’industria cinematografica. E sappiamo bene quanto Disney voglia dimostrare di essere sempre sul pezzo in queste cose.

La protagonista del film, Meg (Storm Reid), è una studentessa svogliata e scontrosa. Questo perché il padre (Chris Pine), un fisico che con la moglie lavorava ad un progetto per aprire dei varchi dimensionali e viaggiare “nello spazio”, scompare senza lasciar traccia quattro anni prima, lasciando in Meg un grosso senso di solitudine. Il film ci presenta presto gli altri protagonisti della storia, mostrando subito il fianco a svariati problemi. Charles Wallace è il piccolo fratellino di Meg, un personaggio finto e fastidioso (complice probabilmente anche il doppiaggio italiano). Dovrebbe essere infatti una specie di bambino prodigio, ma sentirlo parlare tutto il tempo come un adulto erudito, per evidenziare quanto sia “brillante”, è veramente un espediente ingenuo, poco credibile e tra l’altro già visto. Poi c’è Calvin, l’amico che spunta dal nulla, quello buono e senza macchia, che siccome “sentiva che doveva venire qui”, si unisce al gruppo così, senza troppe motivazioni.

Anche l’entrata in scena di una delle magiche “signore” che controllano lo spazio e il tempo (uno deve intuirlo perché non è che si capisce molto), è buttata in scena veramente con un calcio nel sedere poco convinto. Mentre la famigliola se ne sta tranquilla in casa infatti, arriva Reese Witherspoon, a cui probabilmente hanno dato come indicazioni semplicemente di fare la svampita e di odiare così a prescindere la protagonista trattandola male, per spiegare la situazione in maniera ovviamente ambigua, parlando di altre signore da incontrare, misteriosi Tesseract, e altri pretesti poco elaborati e poco comprensibili finalizzati ad innescare la trama, che ovviamente andrà a parare sulla ricerca dello scomparso padre in giro per le galassie. Tra l’altro senza apparente motivo, si intravedeva una confidenza e una conoscenza pregressa e mai spiegata, tra questa specie di “maga interdimensionale” e il fratellino Charles Wallace. Uscito dalla sala ancora mi chiedevo perché si conoscessero, ma va bé, si trattava solo di una perplessità tra le tante… Ma sto divagando.

Lasciatemi dire inoltre che questa tizia, che non ricordo chi sia tra la signora Chi, Cosé o Quale (d’altro canto ero impegnato a chiedermi quanto potesse essere di cattivo auspicio un prologo del genere) è tra l’altro vestita in maniera ridicola. Ma solo quando vedrete anche le altre due compagne, vi chiedete davvero cosa si sia calato chi si è occupato dei costumi. Soprattutto il vestiario della povera Oprah Winfrey è una vera baracconata senza il minino buon gusto. Ma d’altro canto non esiste in senso estetico in questo film, che si barcamena tra il trash, il kitsch e la banalità fino alla fine, in svariate sequenze che si alternano praticamente senza alcun senso, per cercare questo benedetto padre in varie zone dell’universo totalmente slegate tra loro, soprattutto a livello stilistico. L’azione, quando c’è, è degna di una puntata dei Teletubbies, nonostante il film “abbia i soldi” e si veda negli effetti speciali di buona qualità tecnica (ma sempre senza alcuna personalità), tutto di riduce a leziosi siparietti in cui vediamo com’è forte il livello d’amicizia/amore tra i personaggi. In una scena Meg e Calvin scappano da un uragano. Ad un certo punto lei si ferma perché “ehi, è solo una questione di fisica!!” e così dopo lo stucchevole scambio di battute con l’amico -“Ti fidi di me???”, “Si io mi fido di te Meg!!!”- i due si rintanano dentro un tronco vuoto che al passaggio del tifone spicca il volo e atterra esattamente e perfettamente secondo le aspettative della geniale Meg. Capite il livello di “cavolate” con cui abbiamo a che fare?  Genialità tra l’altro di tipo “una tantum”, come molti altri espedienti nel film funzionali per tirare avanti una sceneggiatura che cade a pezzi da tutte le parti, visto e considerato che per il resto si presenta solo come una ragazzetta lagnosa e perennemente con il broncio.

Il film non nasconde nemmeno la pochezza della sua scrittura con qualche pezza. Non c’è nessun tipo di ironia a smorzare la stupidità di una trama incredibilmente tanto banale e semplicistica quanto confusa nella messa in scena. Non un singolo dialogo che non sembri scritto da uno sceneggiatore di un qualsiasi show di Disney Channel destinato ad un pubblico dai 6 ai 12 anni, a cui è appena morto il gatto e non ha voglia di far nulla. Accadimenti telefonatissimi, e una prevedibilità nemmeno implicita ma proprio esibita con fierezza, quasi a trattare veramente gli spettatori, giovani o meno che siano, come imbecilli. Per farvi capire: in una scena la signora Winfray che deve separarsi dai giovani avventurieri, li raccomanda di essere sempre scettici. In quella immediatamente successiva, un Michael Pena vestito da pagliaccio (ma perché c’è gente come lui e Zach Galifianakis  in questo film?? Perché??? Disney paga davvero così bene?), CHIARAMENTE losco come pochi, offre ai ragazzi un banchetto pieno di cibi bellissimi e dall’aspetto appetitoso che CHIARAMENTE gridano a squarciagola: “ehi noi siamo esattamente quella roba di cui dovete diffidare accennata un millisecondo fa!! Lo so che non c’era manco bisogno che la signora Qualcosa lo specificasse, ma non si sa mai fin dove possono arrivare i ostri cervellini piccini!”.

Come se tutto ciò non bastasse, questo film ha seri problemi tecnici e di messa in scena. Inquadrature shakerate senza motivo, un montaggio spesso senza alcuna grammatica, un milione di inutili primi piani su interpreti mediocri per dare enfasi a quelle 4 frasi qualunquiste, banali e zeppe di retorica che recitano. E poi un indugiare disgustoso su tutti i momenti più sdolcinati del film, per nulla supportati poi da un crescendo di pathos e senso attesa che li dovrebbe precedere, visto che tutto il film sembra una semplice scampagnata tra bislacchi paesaggi poco memorabili e poco minacciosi. E a proposito di minaccia: quasi fino alla fine non si capisce se esiste una nemesi in questo film che non sia una generalissima “oscurità”, e quando finalmente si manifesta in qualche maniera, non si capisce esattamente come si sia arrivati in quella specifica situazione, rimanendo delusi dall’ennesimo buco narrativo di un film che unisce ogni pezzo all’altro con lo scotch, e soprattutto maledendolo per dare tutto sto spazio all’odioso bimbo logorroico che parla come un vecchio, Charlies Wallace.

Verdetto

Un punto di vista femminile (quindi diciamo “inusuale” per questo genere di film), buoni propositi e la solita propaganda dell’amore non bastano a dar senso ad un film del genere. Nelle Pieghe del Tempo è un film stupido, inutile, palloso e mal concepito. Non che l’idea di partenza fosse per forza da buttare via. Non conosco il libro, ma ne poteva comunque nascere una specie di “Alice nel Paese delle Meraviglie” spaziale in salsa teen carino. Il problema è che questo soggetto è gestito davvero con una superficialità imbarazzante, e anche a volersi accontentare della superficie, questa risulta talmente priva di carisma e personalità, pregna com’è di stereotipi, macchiette e un buonismo esibito senza la minima creatività, che nemmeno i giovanissimi secondo me possono apprezzare. Perché si è vero, Nelle Pieghe del Tempo è destinato ai bambini e ai ragazzini, ma non significa che non ci debba essere dietro della sostanza. I film Pixar (e non solo) sono un chiaro esempio di questo. Perciò, se proprio volete accompagnare vostro figlio/figlia a vedere una cosa colorata e innocua, beh fatelo, queste aspettative di sicuro le soddisfa. Ma preparatevi a farvi una bella dormita sulla poltrona, e probabilmente a vedere anche la vostra prole cedere senza troppi complimenti agli sbadigli.

Davide Salvadori
Cresco e prospero tra pad di ogni tipo, forma e colore, cercando la mia strada. Ho studiato cinema all'università, e sono ormai immerso da diversi anni nel mondo della "critica dell'intrattenimento" a 360 gradi. Amo molto la compagnia di un buon film o fumetto. Stravedo per gli action e apprezzo particolarmente le produzioni nipponiche. Sogno spesso a occhi aperti, e come Godai (Maison Ikkoku), rischio cosi ogni giorno la vita in ridicoli incidenti!