Arriva su Amazon Prime Video One Night in Miami, diretta da una Regina King in stato di grazia, che potrebbe essere protagonista ai prossimi Oscar 

Ci sono esordi capaci di illuminare il firmamento cinematografico. Opere prime il cui bagliore è un lampo improvviso e inaspettato, che (ri)porta la luce in un momento buio e concilia realtà immaginazione. Questo è il caso di One night in Miami, la prima pellicola diretta da Regina King, che un anno fa ha vinto l’Oscar per la sua performance in Se la strada potesse parlare. L’attrice veste per la prima volta i panni di regista e confeziona una pellicola potente, vibrante, un manifesto sul potere della parola di diventare simbolo e veicolo di un cambiamento storico necessario.

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One night in Miami è quasi interamente ambientato in una notte, fondamentale per il destino di quattro leggende, che hanno cambiato gli anni sessanta e, di riflesso, il mondo contemporaneo. Il 25 febbraio 1964 il pugile Cassius Clay (Eli Goree) diventa campione del mondo dei pesi massimi, dopo aver battuto al settimo round il detentore Sonny Liston. Poche ore dopo, invece di concedersi festeggiamenti dissoluti, si riunisce in una piccola e umile stanza d’albergo con tre storici amici: il suo mentore, il politico e difensore dei diritti umani le Malcolm X (Kingsley Ben-Adir), il re della musica soul Sam Cooke (Leslie Odom Jr.) e il campione di football Jim Brown (Aldis Hodge).

Quattro leggende e una notte indimenticabile

I quattro hanno in comune, oltre all’essere simboli per la comunità afroamericana, la consapevolezza di essere prossimi ad un forte cambiamento, della propria vita e della popolazione americana tout court. Gli anni sessanta hanno segnato una delle più grandi rivoluzioni sociali e antropologiche del pensiero contemporaneo e hanno permesso l’abbandono di vecchi preconcetti e la frattura in un sistema basato su una forma mentis concettualmente ancorata a pregiudizi e ad un esasperante razzismo. I protagonisti del film si ritrovano a parlare di amicizia, di diritti civili, delle contraddizioni della fama acquisita e delle assurde barriere culturali architettate da una società progettata per impedire agli individui neri di raggiungere lo stesso livello di successo e di uguaglianza delle loro controparti bianche.

Tentare di valicare il confine che divide sistematicamente uguaglianza e soprusi è un compito arduo ed estenuante, ma ognuno delle quattro voci che animano One night in Miami ha la sua visione su come riuscire a piegare un destino imposto ignobilmente dall’alto.

Il messaggio che la King vuole trasmettere è che non esiste un percorso unico per raggiungere l’uguaglianza razziale: ognuno ha un suo ruolo e un potere per evocare un modus operandi positivo e per indicare la via di un cambiamento decisivo e necessario. Non bisogna rischiare di essere passeggeri passivi nel viaggio esistenziale. La vita per i quattro protagonisti è un viaggio da vivere in prima persona, con la consapevolezza del peso e importanza di ogni cambio di rotta.

One Night in Miami è un fedele ritratto di un’epoca di stravolgimenti e presa di consapevolezza, ma allo stesso tempo è un grido che riprende le voci dei protagonisti delle proteste razziali contemporanee e si rispecchia nella nuova coscienza di un popolo stanco di una bilancia sociale che pende sempre dalla stessa parte.

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L’esordio perfetto di Regina King

Regina King parte da una pièce teatrale, scritta da Kemp Powers, che qui viene coinvolto come sceneggiatore, e la riplasma, creando una sinuosa ed elegante dialettica tra la settima arte e il palcoscenico. Tramite i piccoli spezzoni iniziali, che palesano le vite, ma soprattutto le anime dei quattro grandi uomini, la regista umanizza le loro leggendarie figure, mettendo a nudo le loro grandi qualità, ma anche l’umanità e la difficoltà legate al peso della loro identità. Si parte da un fatto di cronaca, una notte realmente accaduta, ma si ascoltano dialoghi immaginari, che la storia non ci ha saputo mai regalare. In quella serata tra amici le parole hanno unito e diviso, ma le conseguenze di quei dialoghi hanno dato vita ad un vortice ideologico che ha dato nuova vita alla lotta per i diritti.

One Night in Miami con i suoi dialoghi fitti e vibranti, dipinge una ritrattistica umana stratificata e idiosincratica, tenendo sempre lo sguardo sulla responsabilità individuale. Possibile sorpresa ai futuri Premi Oscar, l’esordio di Regina King guarda al passato, ma offre allo stesso tempo un intelligente e lucido parallelismo sul presente.

Secondo la sua pagina Wikipedia mai accettata è nato a Roma, classe 1983. Come Zerocalcare e Coez, ma non sa disegnare né cantare. Dopo aver imparato a scrivere il proprio nome, non si è mai fermato, preferendo i giri di parole a quelli in tondo. Ha studiato Lettere, dopo averne scritte tante, soprattutto a mano, senza mai spedirle. Iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2006, ha collaborato con più di dieci testate giornalistiche. Parlando di cinema, arte, calcio, musica, politica e cinema. Praticamente uno Scanzi che non ci ha mai creduto abbastanza. Pigro come Antonio Cassano, cinico come Mr Pink, autoreferenziale come Magritte, frizzante come una bottiglia d'acqua Guizza. Se cercate un animale fantastico, ora sapete dove trovarlo.