Tutti conosciamo One Piece, che ci piaccia o meno. Che continuiate a seguire le avventure di Rufy e dei suoi compagni o che lo reputiate un fumetto per bambini, tutta la nostra generazione ha assistito all’esordio di una delle più grandi saghe fumettistiche mai viste. La maggior parte di noi lo avrà conosciuto grazie alla versione animata portata in Italia da Mediaset, avvicinandosi magari in seguito al manga in sé;  quelli all’epoca un po’ più grandicelli, invece potrebbero averlo conosciuto già in versione cartacea.  Qualunque sia stato il primo approccio con la banda di pirati più stramba dei setti mari, l’opera del maestro Oda ha conquistato tutto il mondo, riscuotendo un successo enorme. Per questo noi di Stay Nerd siamo qui oggi a parlarvene, per cui mettetevi comodi e salpiamo.

Un viaggio lungo anni

Nato dalla penna di Eichiro Oda, l’opera vede la sua prima pubblicazione sulle pagine della rivista giapponese Weekly Shōnen Jump il 19 Luglio 1997 e la prima trasposizione animata il 20 Ottobre 1999 su Fuji TV. Sbarca presto anche in Italia, sia in versione cartacea che animata riscuotendo da subito un grande successo. Oggi One Piece è il manga più venduto al mondo, con un posto nel Guinness dei Primati per “il maggior numero di copie pubblicate di una serie a fumetti da un singolo autore”. Considerando che in un’intervista Oda ha affermato di dormire solo 3 ore a notte per poi dedicare il resto della giornata al lavoro potremmo dire che quel riconoscimento se lo è giustamente meritato.  

L’enorme fama raggiunta ha fatto nascere e crescere una nutrita fanbase, che ha negli anni costruito un vero e proprio mondo di community, cosplay e teorie attorno all’universo di One Piece.
Prendendo Akira Toriyama come modello, Eichiro inizia la sua carriera all’età di 17 anni con opere minori, per poi approdare nel mondo della pirateria grazie a… Vicky il Vichingo. Sembra infatti che Oda, grande amante di quella serie, abbia deciso di omaggiarla con le sue storie di pirati. Iniziate, quindi, come emulazione di un classico della sua infanzia, al momento le avventure di Luffy e della sua ciurma contano quasi 900 capitoli, divisi in 9 maxi saghe, per un totale di venti anni di viaggio, arricchiti ogni volta da nuovi amici e nuove esperienze. Inizialmente Oda aveva in mente un’opera di 30 volumi al massimo, per una pubblicazione della durata di circa 5 anni, ma dopo poco più d’un anno dall’inizio, il successo ottenuto e le richieste dei fan (e sì, anche un po’ per guadagnare qualcosa in più dalle pubblicazioni e dal merchandising) hanno convinto l’autore a portare ulteriormente avanti questo ambizioso progetto.

Certo, l’eccessiva lunghezza dell’opera può diventare un difetto, ma a differenza di molti altri manga in cui il finale viene posticipato per fare spazio a situazioni mal gestite e idee randomiche, qui ciò non avviene. Forse per il fatto che non siamo neanche in dirittura d’arrivo, la qualità della storia non è calata, anzi, sembra migliorare di capitolo in capitolo grazie alla passione che Oda mette nel suo lavoro. Un discorso a parte, invece,  riguarda l’anime, PIENO di saghe filler neanche particolarmente interessanti, con ritmi di narrazione molto lenti ed errori al limite dell’ imperdonabile, come il drago introdotto nella saga filler di Shipwar, prima ancora che lo stesso autore presentasse i draghi a Punk Hazzard.

Level Up

Uno dei pregi di One Piece è di essere cresciuto assieme a noi lettori, migliorando nel tempo e perfezionando lo stile, la profondità narrativa e la complessità dei protagonisti. Come in tutte le opere di lungo corso, è ovvio che il tratto di Oda si sia affinato con l’accumularsi delle pagine pubblicate ma in questo caso alla qualità del disegno si sommano miglioramenti nella sua espressività e particolarità. Se le prime tavole erano sì belle e allegre, ma anche assai confusionarie, col passare del tempo i particolari si sono fatti più netti, i dettagli più evidenti e raffinati, le linee più pulite, permettendo una buona comprensione della scena anche nei momenti più concitati e riuscendo a rendere l’epicità dei momenti più toccanti.
Con lo scorrere del tempo assistiamo anche a una trasformazione della storia in sé e dei temi trattati. Sì, le ambientazioni restano molto belle e felici, i personaggi sono ancora uno più bizzarro dell’altro, eppure si può notare una graduale (e inizialmente quasi impercettibile) tendenza a mettere in scena una storia più complessa e misteriosa e temi più adulti. Pur rimanendo nei canoni di uno shonen, Oda ha saputo trattare nella sua opera argomenti come la corruzione (basti guardare la marina, comandata dai 5 astri di saggezza, in grado di decidere della vita e della morte delle persone come più li aggrada), la droga (il più chiaro esempio è il “doping” di Hody nell’isola degli uomini pesce), e la schiavitù (perpetrata dai draghi celesti, superiori e intoccabili, per il loro divertimento). Anche aspetti positivi come l’ammirazione e il rispetto nel proprio capitano o lo spirito di sacrificio (Ace primo fra tutti che si sacrifica per il suo fratellino) hanno superato la fase di semplice morale della storiella, diventando vere e proprie ideologie all’interno della saga.

Proprio grazie alla crescita della struttura narrativa, i personaggi creati da Oda sono riusciti con il passare del tempo ad assumere uno spessore caratteriale, non limitandosi più a essere semplici figure monodimensionali in grado di provare un’emozione alla volta, ma trasformandosi in creature complesse, con pensieri e idee in grado di dar vita ad un’epopea ricca e appassionante. Rufy, innanzitutto, dopo l’ incontro con Aokiji e ancor di più con la perdita di suo fratello, si rende conto che non può più permettersi di fare l’idiota sempre e comunque, che là fuori vi sono nemici ben più potenti di lui e che se vuole perseguire il suo sogno e proteggere i suoi amici dovrà diventare più forte e responsabile. Oppure Nico Robin, che dopo lo scontro con la CP9 ritrova la voglia di vivere e cambia rapporto coi suoi compagni, iniziando a chiamarli per nome. Crescendo con la sua opera, l’autore è riuscito a portare l’evoluzione delle sue abilità fino nei meandri più profondi della sua creazione, permettendo al suo mondo e ai suoi personaggi di diventare sempre più “reali” e mostrando ai lettori che nulla di ciò che esce dalla sua penna è lasciato al caso, o trattato con superficialità.

“Oda pensa a tutto”

Quali sono dunque i motivi per cui One Piece è così famoso e popolare? Ok, è divertente e avvincente, ma di manga così ne esistono a centinaia. L’opera dell’Eichiro-sensei ha però qualcosa in più che lo fa risaltare quel tanto che basta da esser riconosciuto da chiunque. Questo qualcosa è l’attenzione, ben oltre il maniacale, che l’autore ha nei confronti della sua creatura. Oda è un tale perfezionista da non tralasciare neanche il più piccolo particolare, tutto è li per un motivo e, perciò, deve avere un suo funzionamento e dei precisi effetti su ciò che gli sta attorno. I daial, i lumacofoni, le navi, hanno un preciso meccanismo e funzionamento; la Knock Up Stream, le isole di Skypeia, l’albero della luce Eva, fenomeni naturali spiegati così precisamente da sembrare plausibili; i vari animali che popolano il mondo di One Piece, presenti in quantità praticamente illimitata ma tutti con precisi comportamenti e caratteristiche, neanche fossero animali veri. E di questi particolari ne possiamo trovare tantissimi: perfino le fasi lunari disegnate dall’autore non sono messe a casaccio, ma rispettano i veri e propri movimenti del nostro satellite, permettendo il calcolo dei giorni che la ciurma impiega per i propri spostamenti.
Anche la geografia viene presa enormemente sul serio dall’autore; a differenza di quanto si possa pensare, l’universo in cui si muovono i nostri eroi non è casuale e creato dal passaggio dei protagonisti, ma ha una composizione e una struttura ben precisa, stabilita sin dal principio. Oda ha diviso il suo mondo in maniera rigorosa: mari orientali e settentrionali, l’All Blue, la Red-Line, la rotta maggiore, sono solo alcune delle partizioni che incontriamo, perfino le isole a volte hanno una struttura ben divisa e mappata… Se questo non è complicarsi la vita.

Verità o Finzione

Cosa può rendere un’opera immaginaria reale, se non la realtà stessa? No, non è filosofia, solo un’altra delle seghe mentali che il caro Eichiro si fa durante il suo processo creativo. Per aumentare il senso di realtà del lettore, infatti, Oda ha nascosto  tra le sue pagine un’infinità di citazioni e riferimenti a luoghi, personaggi o fenomeni realmente esistenti: Water-Seven è un chiaro riferimento a Venezia, Shandora la città d’oro richiama le architetture Maya, il Baratie di Sanji esiste davvero e si chiama Saigon Restaurant Cruise Ship. Anche fenomeni atmosferici assurdi come il tondo-baleno e gli spettri di broken sono realmente esistenti, anche se rari. L’autore lascia correre la fantasia soprattutto nella creazione dei personaggi: oltre a richiamare famosi pirati della storia come Edward Teach (Barbanera) e Dragut (Mihawk), Oda prende spunto da icone pop moderne come Eminem (a cui si è ispirato per Ener) o Michael Jackson (che si vede chiaramente in Jango). Gli ammiragli della marina, addirittura, sono tali e quali ad attori giapponesi in un loro preciso ruolo. Per questo motivo i richiami al mondo reale sono parte integrante di One Piece e aiutano a renderlo tanto interessante.

Per quanto sia impossibile riuscire a creare un prodotto che piaccia al mondo intero, del resto i gusti son gusti, le avventure di Rufy e della sua ciurma meritano senza dubbio una possibilità. Starà a voi, poi, decidere se intraprendere o meno questo viaggio apparentemente infinito (dalle interviste sembra che il manga sia adesso al suo giro di boa… forse i nostri nipoti ne vedranno la fine, chissà) alla volta di Raftel in compagnia della ciurma di cappello di paglia. Un viaggio in grado di appassionarvi, di farvi divertire ed anche piangere, di farvi scoprire un mondo fuori dal comune ma al contempo estremamente famigliare. In poche parole, un viaggio degno di questo nome.

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