Ironia, avventura, fantasia. Non necessariamente in quest’ordine.

Edito a fine Giugno da Panini Comics e arrivato già (oggi) alla sua prima ristampa, A Panda Piace presenta: Ansia la mia migliore amica è il volume cartonato che raccoglie 8 capitoli delle storie di Panda, di Giacomo Bevilacqua, costituenti la cosiddetta, per un termine manga-fumettistico, “saga” di Ansia. Ma 8 capitoli non rende l’idea, diciamo piuttosto 472 pagine, in bianco e nero e grigi. Eh sì, e la cosa più bella è che, mentre all’inizio l’idea di un libro così grosso per un “fumetto da ridere” (definizione volutamente superficiale) possa spiazzare, una volta che inizierete a leggerlo capirete perché la lunghezza non solo è quella adeguata, ma vi lascerà con la voglia di un altro volume, almeno altrettanto lungo.

Ansia la mia migliore amica è l’edizione che Panda merita E di cui Gotham City ha bisogno. Mica poco. PS: Gotham City siamo noi.

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Passiamo subito a spiegarvi perché. È vero, l’ironia bevilacquana pervade l’opera tutta, ma non è in questa particolare circostanza il suo obiettivo primario, piuttosto diventa uno dei mezzi con cui, quell’obiettivo, raggiungerlo in maniera brillante. Il ciclo di Ansia è una storia di maturazione, che non si pone limiti di alcun genere nel cosa e come raccontare. Nel Mondo di Carta, ogni aspetto della vita vera si eleva attraverso metafora a simbolo, e da simbolo diventa entità, ri-concretizzandosi in personaggio della vita a fumetti. Un’operazione che ci ha ricordato moltissimo i giochi di fantasia che si fanno da bambini (e, conseguentemente a questo, anche parecchi manga degli anni ’00), quando si tende a schematizzare ogni propria idea e sentimento secondo le “regole” delle avventure che più si amano. È qualcosa di semplice, più che ingenuo, e estremamente efficace. Ansia, Curiosità, Rabbia, Creatività, Pigrizia… sono tutti personaggi di questo volume (tra l’altro, per una ragione ben fondata), e agiscono coerentemente sia alla propria natura vivente che alle dinamiche psicologiche cui sottostanno spesso e volentieri nella realtà.

Sinceramente, nonostante un paio di battute vagamente “pegi 18”, consiglieremmo la lettura di questa storia a giovani e giovani adulti perché può, come tanti altri esempi della presente scena fumettistica, insegnare ed educare divertendo, ed è già questo un grandissimo risultato. Il secondo risultato, poi, è che racconta anche una vicenda evidentemente personale, coinvolgendo il lettore e senza annoiarlo. Ed è questo, spesso, il modo giusto di mettere il proprio bagaglio in un’opera di intrattenimento: nasconderlo dentro a una bella storia.

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Ma qual è, questa storia, in breve? Panda, un giorno come un altro, riceve un pacco molto speciale. È suo Nonno ad averglielo mandato, per una ragione ben precisa: aiutare Panda a diventare adulto. Ma la missione non è proprio delle più facili, perciò il nostro eroe si ritrova, volente o nolente, a contare su un nutrito cast di aiutanti più o meno improvvisati, ognuno con una propria e ben definita linea caratteriale e, spesso, umoristica. Tra i molti, a nostro parere, il rotondo pennuto Godfrey spicca particolarmente, cleptomane fancazzista E tuttofare nonché animale guida di Panda. Ah, e poi c’è Ansia, naturalmente, la sua migliore amica. Ma è davvero un’amica? Come fa a essergli d’aiuto? Leggete, noi non facciamo spoiler.

Sui disegni, dei quali nel corso dei capitoli si nota (come per Panda, d’altronde) una maturazione, non c’è molto da dire se non: avete presente A Panda Piace? Ecco. Tratto semplice ma sempre molto incisivo, con forti influenze manga e ottimo uso dei grigi. Assolutamente da menzionare un uso spavaldo di tecniche meta-fumettistiche, talvolta non proprio cristalline ma puntualmente, e furbamente, spiegate dallo stesso Panda (tanto, nel meta-fumetto, si può). Il ritmo di storia e vignette è sempre molto alto e forse, unico appunto, alcune transizioni dei montaggi alternati, abbastanza frequenti e comunque ben sfruttati, potrebbero essere più nette. Ma, davvero, niente di grave. Il nutrito gruppo di personaggi che parte per un’odissea, si frammenta, si mischia e si raggruppa è anch’esso, ancor più che un’influenza, un tributo alla cultura nerd avventuriera degli ultimi vent’anni, tra i già citati manga, i GdR e la letteratura fantasy in genere.

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Ultimo ma non meno importante, un punto fondamentale. Potrebbe venire naturale, per tipo di contenuti, stile umoristico, simbiosi autore-personaggio e tipo di volume edito, bello grosso, paragonare questo Panda, e Bevilacqua con lui, a Zerocalcare. Il paragone sarebbe, per tutti i punti sopra elencati, fuori luogo, ma ci teniamo comunque a spiegare il perché. Zerocalcare riversa la sua fantasia, potentissima e graffiante, sulla realtà, trasformandola in una continua fabbrica di ironia dolceamara. Ma la realtà è il contenitore. Bevilacqua fa quasi il processo contrario (e badate bene che non ce n’è uno più giusto o migliore dell’altro): concepisce un intero macrocosmo di metafore e spunti con la propria fantasia, e solo in un secondo momento, in quel nuovo mondo, fa rientrare la realtà dalla finestra, sottovoce, come un ubriaco che torna alle quattro del mattino e, stordito dalla serata di bagordi, rientra per sbaglio in una casa molto più bella della sua. A questo punto Godfrey direbbe: “#kafka”.

Ecco, in una cosa si possono accostare, Zerocalcare e Bevilacqua, e cioè che entrambi fanno il proprio lavoro dannatamente bene.

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