Il piano orientale è l’ultimo lavoro di Zeina Abirached, edito in Italia da BAO Publishing. L’autrice libanese naturalizzata francese ha all’attivo diverse grafiche novel, alcune delle quali, come Il piano orientale, selezionate per il Festival di Angoulême: la sua capacità narrativa e il gusto tutto particolare delle sue illustrazioni hanno fatto dell’autrice una delle più interessanti penne del fumetto francese contemporaneo.

Il libro racconta due storie in parallelo: quella di Abdullah Kamanja, ambientata a Beirut dal 1959 in poi, e quella dell’autrice, di cui seguiamo le vicissitudini a partire dal 2004. I punti di contatto tra i due protagonisti sono molteplici: entrambi, all’inizio del libro, stanno per imbarcarsi in un viaggio che cambierà la loro vita (Abdullah verso Vienna, Zeina diretta a Parigi), in entrambe le linee temporali il dualismo tra oriente e occidente sarà il vero filo conduttore degli avvenimenti e, infine, la capacità di assimilare un nuovo linguaggio fungerà da sottotesto per tutta la trama.

Cos’è, quindi, Il piano orientale che dà il titolo alla graphic novel?

Così come accade nel libro, in cui il piano orientale fa la sua vera, prima apparizione dopo più di 60 pagine, così anche noi di Stay Nerd ci prenderemo il giusto tempo per farvi avvicinare a questa delicata storia.

Abdullah Kamanja è una figura liberamente ispirata a quella di Abdallah Chahine, il vero inventore del piano orientale, un uomo estremamente demodé (è l’unico che a Beirut, nel 1959, indossa ancora il tipico copricapo mediorientale, il fez), la cui vita è tutta dedicata a un unico scopo: la musica. Ma tale sogno non consiste “semplicemente” nel suonare, quanto nel riuscire a trovare un punto di raccordo tra la musica occidentale, che usa come unità di misura più piccola il semitono, e quella araba, che invece ha fatto del quarto di tono una delle sue caratteristiche fondanti.

Nonostante questi dettagli potrebbero appassionare solo gli “addetti ai lavori”, sin da una prima lettura l’abilità narrativa di Zeina Abirached riesce a trasformare questa ricerca in qualcosa di superiore: un’ideale investigazione sulle differenze linguistiche di due culture differenti. A rendere questo aspetto più comprensibile anche ai più profani dell’ambiente musicale ci pensa la storia di Zeina, che racconta il trasferimento dell’autrice da Beirut, dove è nata e cresciuta, a Parigi, dove ha deciso di trasferirsi per studiare nel 2004.

L’autrice, con Il piano orientale, omaggia un’altra grande fumettista mediorientale, la prima a raccontare la difficoltà di integrazione e gli shock culturali che deve affrontare chiunque cambi il suo paese per un altro: parliamo, ovviamente, di Marjanne Satrapi. L’influenza della Satrapi si vede nella rappresentazione dei volti, nel bianco e nero a campitura piatta, nello stile della narrazione. Tutto, inizialmente, sembra gridare all’omaggio. La capacità della Abirached, però, è stata quella di superare l’influenza dell’autrice iraniana, assimilandone il meglio e riuscendo a ricavarne un suo particolarissimo stile.

La mano della giovane autrice libanese la ritroviamo nell’impostazione della tavola, dinamica e lirica, nei pattern geometrici che spuntano tra i capelli delle donne e sulle carte da parati degli interni e nelle scene in cui la musica, il pentagramma e il trasporto che ne deriva la fanno da protagonisti. Alcune tavole erano talmente tanto belle, ariose e poetiche anche da sole che, vi confessiamo, ci sarebbe piaciuto farne dei poster da appendere in redazione.

Un’altra delle caratteristiche di questa graphic novel, una di quelle che ci è piaciuta di meno a dirla tutta, è la narrazione attraverso le didascalie: nella maggior parte delle tavole la voce narrante della protagonista è predominante rispetto ai dialoghi dei personaggi in scena, rendendo quindi la lettura forse un po’ troppo frammentaria. Dando un peso maggiore ai dialoghi, attualmente quasi “collaterali”, avremmo sì perso qualcosa della delicatezza di una storia familiare narrata da una voce esterna, come in una vecchia fiaba, ma avremmo probabilmente guadagnato qualcosa in scorrevolezza della lettura.

Tornando alla storia, e qui ci avviamo alla conclusione di questa recensione, ci preme sottolineare due aspetti, particolari quanto rilevanti, che abbiamo riconosciuto una volta chiuso il volume: l’intera graphic novel, grazie alla capacità di infondere delicatezza nel tratto deciso della Abirached, sembra narrata “sottovoce”, con qualche aumento di volume solo quando viene rappresentato il traffico di Beirut e la musica di Abdullah. E, infine, il parallelismo tra due lingue e due linguaggi musicali differenti, narrati attraverso l’ancheggiamento del piano e il colore che può essere infuso in una frase con accento straniero, è stato uno degli aspetti più poetici delle ultime letture che abbiamo fatto.

Verdetto

Zeina e Adbullah, i due protagonisti della graphic novel, vivono avventure parallele in due epoche diverse. Abdullah, musicista di grande esperienza e passione, proverà a unire la musica araba e quella occidentale in un unico strumento, il piano orientale del titolo. Mentre Zeina, trasferitasi all’estero per studiare, dovrà riassumere in sé e assimilare due culture, quella da cui proviene e quella verso cui ha deciso di spostarsi, quasi a divenire lei un utopico strumento bi-musicale. Una storia delicata e ironica, narrata a ritmo di musica e con un filo di voce da una delle nuove voci del fumetto francese. Un libro da assaporare fin dalla copertina in rilievo e rileggere poi, alla ricerca di nuovi, nascosti e più sottili significati.

Il Piano Orientale - Recensione
7.7Voto
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