Ci sono volte che scienza e la cultura non possono che aprire gli occhi, e notare fin dove possono arrivare certe talentuose personalità partendo dalla passione e da un media “basso” e bistrattato dalle alte istituzioni per anni, se non decenni, come il videogioco.

Kazunori Yamauchi è l’uomo dietro la rivoluzione dei simulatori di guida a scopo “ludico”, conosciuto da tutti per aver cambiato per sempre il mondo dei racing nel lontano 1997 con Gran Turismo, ma per quanto si ricordi il suo operato soprattutto per questo fatto, c’è molto altro. Dietro “Mr. Gran Turismo” infatti c’è il presidente di una grande compagnia, la Polyphony Digital inc. e il Senior Vice President e World Wide Studios Executive Vice President di Sony stessa. C’è un uomo che ha avuto una carriera ricca di significato per il settore videoludico e non solo. Yamauchi infatti c’era nel 1992, quando la prima PlayStation fu concepita come idea in Sony, e partecipò al suo avvio.

Diede vita al primo GT, nel 1997, che vendette ben 11 milioni di copie in tutto il mondo, per arrivare a venderne fino a 50 milioni con il quinto capitolo.

Vincitore di innumerevoli premi, giudice del Japan Car of the Year, fondatore della GT Academy, una innovativa forma di talent scouting per scovare tra i migliori giocatori di Gran Turismo potenziali piloti professionisti.

Yamauchi ha collaborato anche attivamente con l’industria automobilistica, portando il suo contributo a nomi come Nissan, Citroen o la Toyota. Dal 2016 inoltre, molte nuove concept cars che sono state sviluppate per Gran Turismo sono divenuti prototipi reali, realizzati da marchi prestigiosi come Mercedes-Benz, BMW, Mitsubishi, Volkswagen Aton Martin e molti altri.

Obiettivi che non potevano non essere riconosciuti e che trascendono il ”semplice” sviluppo di un software, per arrivare a contribuire in maniera significativa all’intero settore automobilistico. Per questi motivi l’Università di Modena e Reggio Emilia, ieri, 17 ottobre 2017, ha conferito a Yamauchi la prestigiosa Laurea Honoris Causa in Ingegneria del Veicolo. E noi c’eravamo. Dopo la solenne cerimonia tenuta dal Rettore e dai docenti rappresentanti delle principali Università Italiane. Kazunori Yamauchi ha concesso a tutti i presenti -nelle sue nuove vesti di dottore in Ingegneria- una breve ma interessante “lezione” sul suo modus operandi nello sviluppo dei titoli legati alla serie Gran Turismo.

Per noi profani, è stato interessante scoprire che tutto parte dalla scansione laser delle automobili, e che quindi il primo step consista in una serie di puntini su schermo (chiamati Point Cloud) che riproducono la forma di una macchina. Da questa fase, viene aggiunta successivamente la “struttura” solida del veicolo, si applicano i materiali, come gli interni o i fari, si costruiscono le texture e si rende l’auto identica alla controparte reale. Un processo fatto totalmente a mano dal team di Yamauchi, che richiede fino a 3 mesi di tempo per ogni singola vettura.

Lo stesso concetto viene usato anche per i paesaggi e le piste, che vengono tracciate con diversi scanner, generalmente uno fisso con precisione di 4 millimetri e uno applicato al veicolo con precisione di 35 millimetri. Per realizzare perfettamente le proporzioni di ogni circuito, vengono noleggiati addirittura dei satelliti in modo da avere riprese migliori.

Ovviamente, la simulazione fisica dell’automobile è il terzo fondamentale step. Essa si basa su un unico modello fisico che permette di modificare migliaia di parametri diversi e simulare così il comportamento di qualsiasi auto esistente, salvo casi particolari come auto ibride 4×4 o altri casi specifici che invece utilizzano un modello creato ad hoc. In tutto ciò rientra anche la simulazione dei pneumatici, di cui lo stesso Yamauchi è molto fiero dei risultati ottenuti già dallo scorso capitolo di Gran Turismo.

Il talentuoso neo laureato ci confida che uno degli aspetti più importanti e difficili da curare fino in fondo è la guidabilità delle automobili, quella sensazione di essere veramente al volante e percepire quel feedback che sia proprio del mezzo che stiamo guidando. In questo Yamauchi afferma di aver potuto fare un grosso step in avanti proprio in GT Sport, uscito proprio in questi giorni. Nella guidabilità infatti convogliano altri numerosissimi parametri da tenere ben presente in fase di sviluppo, come l’aerodimanica o la deportanza.

Valori, numeri e concetti che Yamauchi ben ci sintetizza e descrive con delle slide a schermo e che ci fanno intuire solo vagamente il profondo studio che c’è dietro la realizzazione di un simulatore di guida. Ma dietro e oltre lo studio, c’è “l’uomo”, che è sempre al centro di tutto per Yamauchi. Al centro del lavoro sulle vetture, e al centro di quella che è l’interazione tra i freddi calcoli numerici e i piloti e collaboratori, che scesi in pista contribuiscono ad un infinito giro di feedback empirici che si protraggono per tutto lo sviluppo del gioco. Forse per questo pur nella perfezione del suo lavoro, talvolta Gran Turismo si lascia sorpassare dalla concorrenza per quel che riguarda la perfetta aderenza con la realtà in ogni singola variabile.

Yamauchi realizza un modello perfetto di simulatore, ma poi lo sporca leggermente, per renderlo quel “gioco” che coinvolga anche un po’ di emozioni umane, simulando quindi il pacere della guida, più ancora che la guida stessa. Cuore e motore potremmo dire. Yamauchi viene quindi conferito di un titolo che riconosca la sua genialità imprenditoriale, creativa e tecnica. E noi videogiocatori, visto che poi è il media videogioco quello che è riuscito ad esprimere questo valore culturale, non possiamo essere felici di vederlo ogni tanto elevato per il meriti che concretamente può dimostrare in qualsiasi settore.

 

 

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