Baltasar Kormakur racconta il triangolo amoroso tra Sam Caflin, Shailene Woodley e un oceano in tempesta

L’evoluzione che ha subito negli ultimi anni il lavoro del regista Baltasar Kormakur, originario dell’Islanda, è ben visibile scorrendo uno ad uno i tasselli della sua filmografia: esclusa la parentesi di The oath – il giuramento, quasi un ritorno a casa per l’autore dopo le sue trasferte hollywoodiane, il nucleo centrale e strutturale del suo operato diventa il rapporto tra l’uomo e la natura, in particolar modo inteso come sfida del primo nei confronti della seconda.

Sembrano lontani i tempi di Contraband e Cani sciolti, due action movie caciaroni con il rassicurante volto da “american self-made man” di Mark Walhberg, mentre si avverte la vicinanza di questo disegno mentale del regista con Everest, film d’apertura di Venezia 72, e Resta con me, la sua ultima fatica (un sala dal 29 agosto).


Il “cambio di rotta” compiuto da Kormakur proprio con Resta con me consiste nel raccontare tematiche già sviscerate dal suo cinema in precedenza, ma in maniera più minimale e claustrofobica.

Nel film, infatti, Richard Sharp (Sam Caflin) e la sua fidanzata Tami Oldham Ashcraft, una bionda tutto pepe interpretata da Shailene Woodley, nel tentativo di consegnare una barca attraversando l’Oceano Pacifico, rimangono intrappolati in mezzo al nulla per 41 giorni con la propria imbarcazione danneggiata a causa di una violenta tempesta imprevista, causata dall’uragano Raymond. Il disastro naturale, se così è possibile definirlo, diventa quindi il pretesto per inscenare una love story tra i personaggi coinvolti, trascurando il vero punto di interesse del film, ovvero l’essere umano spinto oltre ogni sua capacità di sopravvivenza da madre natura.

Tale aspetto, invece, diviene strettamente superficiale (mentre già in “Everest” era trattato con maggior riguardo), sacrificandolo per lasciare respiro ad una storia d’amore inconsistente, degna di un film young adult di bassa lega, con tanto di flashback che vanno a completare la lista di luoghi comuni saccheggiati dal cinema contemporaneo e ripresi senza nemmeno chiedere il permesso in questo film.

Persino ai due attori principali manca l’esperienza e la bravura di saper “correre ai ripari” da una sceneggiatura che dipinge i loro personaggi in maniera raffazzonata, non riuscendo a salvare baracca e burattini con le loro rispettive performance. Nemmeno Kormakur sembra in grado di agire in tal senso, in quanto la sua regia si conferma al livello di quella di un qualsiasi shooter, senza particolari accorgimenti nei movimenti di macchina che la rendano il suo marchio personale, limitandosi ad inquadrare i protagonisti nei loro momenti di sofferenza con primi piani soffocanti o ad evidenziare con campi lunghi la vastità di acqua dalla quale sono circondati senza via di scampo.

Solo alle battute finali, con un colpo di scena effettivamente azzeccato in quanto inaspettato, si prova a tirare i remi in barca per quanto sia possibile, ma il risultato finale non può distaccarsi troppo dall’idea che emerge nei precedenti minuti di film, ovvero che Resta con me rappresenti un palese buco nell’acqua.

resta con me

Verdetto

Resta con me è una melensa love story in salsa young adult con l’aggiunta superflua di un naufragio di due innamorati nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico. La resa finale non è delle migliori, in quanto la sceneggiatura non supporta gli attori, ma gli rende più difficile il lavoro, in quanto non riesce a valorizzarne le interpretazione.
Baltasar Kormakur, oltre a non aver ancora eseguito quel passaggio decisivo da regista operaio ad autore con la a maiuscola, compie inoltre l’errore di accantonare l’elemento di conflitto tra essere umano e natura, che resta solamente sullo sfondo, quando invece sarebbe potuto essere il concetto chiave di un film ben più efficace.

 

Stay Nerd Consiglia…

Se vi piace il genere, concedetevi un vero survival movie sempre ambientato in mezzo all’oceano, uscito al cinema in tempi abbastanza recenti, ovvero l’ottimo All is lost di J.C. Chando, con un leggendario Robert Redford come unico interprete della pellicola. Un film quasi del tutto privo di dialoghi, ma capace comunque di tenere lo spettatore incollato allo schermo per tutta la sua durata.

Iniziato alla settima arte sin dalla tenera età, Davide Colli è un giovane totalmente alienato dalla realtà circostante, che scrive di cinema, tv e musica ovviamente in un modo tutto suo. Qualche volta riesce ad imbucarsi a qualche festival importante, e non lo hanno ancora scoperto. Vorrebbe diventare uno sceneggiatore in futuro, ma come quelli di Boris. Talvolta venera David Lynch o gioca con il suo modellino di DeLorean.