Sangue, sabbia, e bionde pericolose

Film d’esordio della regista Coralie Fargeat, Revenge è una produzione francese molto particolare. Come è facile intuire dal titolo, parliamo di un revenge-movie estremamente diretto e crudo, visto, raccontato e messo in scena -occasione quantomeno singolare considerato il genere- con un’ottica femminile. Ma attenzione, se pensate che questo significhi trovarsi di fronte a qualcosa di più “soft” sul fronte “muscolare” della pellicola, vi sbagliate di grosso.

Protagonista di Revenge (in uscita il 6 settembre) è la bellissima Matilda Lutz, che interpreta Jen, una ragazza sexy e libertina. Presentata quindi come una sciacquetta senza morale, Jen ha una relazione “clandestina” con un ricco cacciatore di frode che vive periodicamente nella sua tenuta in mezzo al deserto.

Nonostante si tratti di una ragazza sfacciata, Jen è anche abbastanza ingenua e apparentemente sprovveduta. Nel mezzo del deserto, durante una visita al suo amante, viene violentata da un compare di quest’ultimo, mentre un terzo della combriccola si rende complice sorvolando passivamente sul crimine.  Jen riesce a scappare, ma purtroppo per lei ma i 3 bracconieri decidono di eliminarla spingendola giù da un dirupo. Sfortuna loro vuole che Jen sopravviverà e in qualche modo subirà un importante cambiamento: mentre Richard, Stan e Dimitri saranno impegnati in una caccia all’uomo (o meglio alla donna) per finire il loro sporco lavoro. Jen come una fenice risorgerà e braccandoli a distanza, cercherà la sua vendetta.

Revenge è come accennato prima, un film estremamente diretto e viscerale. Nonostante la drammaticità del contesto, la pellicola mette in scena la forza di Jen senza toni melensi. Jen non si piange addosso nemmeno un secondo, anche perché non ne ha tempo. La prima parte del film ci mostra lo spirito di sopravvivenza della ragazza, che viene rappresentato in maniera surreale, ma con grande efficacia estetica ed allegorica. Revenge infatti è un film dalla marcata personalità dal punto di vista visivo, si vede che Fargeat cerca la sua dimensione pulp, con scelte registiche e sceniche spesso sopra le righe ma mai prive di carattere e significato. Una fotografia sgargiante, un continuo indugiare sul dettaglio violento, sulla sofferenza fisica, senza mai esasperare i toni. È quel tipo di violenza che dà una parte crea tensione dall’altra la stempera, rendendosi per lo più delle volte il catartico exploit dei momenti più importanti del film. Insomma, è quel tipo di violenza filmica, che piace, perché ha il suo perché.

D’altro canto la regista non si risparmia sotto nessun punto di vista. L’approccio narrativo con cui esplora questa deriva grottesca del conflitto uomo-bestia/donna, è sentito, ma nemmeno cosi retorico e perbenista. Si contrappone estremizzando al massimo, la figura della donna svampita, della donna oggetto, con quella della figura femminile risoluta e determinata che si evolve dalla prima. Cosi come è estremizzata la rappresentazione dell’uomo, o meglio, del lato bestiale dell’uomo, quello brutale e animale.

Non è un caso che ogni tanto l’occhio della protagonista percepisca per un attimo questi ultimi letteralmente come animali viscidi, quali possono essere ad esempio le lucertole o i serpenti. Il messaggio insomma è talmente chiaro e i ruoli cosi definiti, che fortunatamente lo spazio si lascia all’azione, per quanto forse verso la fine, qualche frase fatta di troppo sia appunto… di troppo, e rovini in parte il carattere implicito e brillante del film.

Le sfumature comunque ci sono. Non tutto è così bianco e nero La nostra Matilda Lutz infatti ha un physique du rôle incredibilmente ambiguo e proprio per questo, speciale. È una presenza fisica meravigliosa e un’attrice assolutamente perfetta per questo film. Una bellezza delicata che anche sporca, imbrattata di sangue e “incazzata nera”, conserva una certa dolcezza e innocenza nello sguardo, che la rendono un personaggio interessante proprio a livello scenico, laddove la caratterizzazione del personaggio in termini più classici, è quasi nulla. Cosi come quella dei tre manigoldi, chiamati semplicemente a interpretare, sempre in maniera ipertrofica, i lati più schifosi dell’indole umana: opportunismo, irrazionalità, vigliaccheria…

In questo funzionano benissimo, ed è tutto ciò di cui ha bisogno il film. Il resto infatti è un deserto saturo, è azione e violenza, eccessiva e velatamente divertita, che indugia a lungo sul lato gore, funzionando alla grande in una sceneggiatura cosi schietta e “pura”, priva di pretese cavillose e di qualsiasi “contorno” che quasi sicuramente sarebbe risultato “fuori posto”. Siamo tutti concentrati a seguire il destino di Jen, a vedere come se la caverà, in una serie di “confronti” con i suoi diavoli interessanti, ben diversificati, messi in scena in maniera ragionata e coinvolgente.

Verdetto

Revenge è un film estremamente prevedibile, forse addirittura povero concettualmente, e con una premessa morale piuttosto facile. Eppure scorre via che è un piacere, perché semplicemente – molto semplicemente- è fatto bene. La regia è dinamica, estrosa ma sempre rigorosamente attenta a valorizzare al meglio ogni situazione. Jen è un personaggio che si fa amare molto facilmente (e non solo perché è un gran bel pezzo di ragazza) ed è impossibile non tifare per lei. I tre antagonisti sono anch’essi più che talentuosi nel provocare disgusto nello spettatore, il quale di conseguenza non farà altro che sentirsi super coinvolto nella vendetta di Jen. E poi, in sintesi, se vi divertite con i film dalle esecuzioni crude e feroci, se amate quel calcare la mano un po’ più pesantemente su questi aspetti, non potrete che uscirvene soddisfatti dalla sala. Questo è Revenge. Né più, né meno.  Un film di fatti, non chiacchiere. Un film sexy, attraente, ma che colpisce forte sulle palle se lo prendi sottogamba.

Revenge - Recensione
8Overall Score
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