Binge Watching? Non esattamente…

Dal 10 maggio il catalogo Netflix presenta un’ulteriore novità che va ad arricchire l’offerta dei prodotti originali della piattaforma: Safe.
Si tratta di una nuova serie TV di genere thriller, composta da 8 episodi di circa 45 minuti ciascuno, ideata e messa in piedi da Harlan Coben, con protagonista Michael C. Hall, il celebre volto di Dexter.

 

Trattandosi di un’opera partorita dalla mente dello scrittore Coben, noto principalmente per i suoi gialli o thriller, appare sin da subito piuttosto ovvia l’impostazione della serie.
La narrazione infatti ha luogo all’interno di una comunità chiusa, nel senso più letterale del termine, che vive quasi isolata in una zona residenziale recintata e monitorata costantemente da telecamere e a cui si accede tramite un grosso cancello.

Tutto sembra procedere regolarmente in questo micromondo sorvegliato e fatto di famiglie benestanti che si conoscono l’una con l’altra, ed è per questo che non può che scuotere profondamente gli animi dell’intera comunità la sparizione improvvisa di una coppia di adolescenti: Chris Chahal (Freddie Thorp), figlio della professoressa di francese Zoe (Audrey Fleurot) peraltro al centro di un recente scandalo sessuale, e Jenny Delaney (Amy James-Kelly), figlia del Dottor Tom Delaney (Michael C. Hall).

Il pubblico si trova da subito un passo avanti rispetto alla polizia che deve indagare sui due casi di scomparsa e le probabili connessioni, e all’intera comunità, poiché ci viene immediatamente mostrato il cadavere del giovane Chris, a galla nella piscina di proprietà dell’amica Sia Marshall (Amy-Leigh Hickman), durante la sera di una festa piena di ragazzi e ragazze, in cui non mancavano certo alcool e droghe.
Ma a parte queste informazioni, lo stesso spettatore si trova a brancolare nel buio inseguendo una serie di indizi che portano inevitabilmente a tante differenti piste, molte delle quali finiscono per essere dei buchi nell’acqua.

L’impatto iniziale è assolutamente positivo e Safe si comporta come dovrebbe, ovvero mantenendo alto il livello di attenzione, aprendo un ampio ventaglio di possibilità, confondendoci ma con una chiara strategia e soprattutto dandoci più volte l’illusione di poter essere nella direzione corretta. Confonde ma non crea caos, insomma, con una struttura apparentemente giusta e adeguata per una serie TV di questo genere.

Alle ricerche della polizia si affiancano quelle di Tom, che cerca in tutti i modi e con ogni mezzo di ritrovare sua figlia, e tutta una serie di vicende interne alle comunità, riguardanti i rapporti complessi tra le varie famiglie e anche all’interno delle stesse. Tutte dinamiche che hanno il compito di allungare il brodo e mantenere alta la concentrazione.
Il problema principale di Safe però proprio sta qui, ovvero che nel fatto che le tante belle promesse ricevute da un avvio incoraggiante, vengono disattese dagli sviluppi dell’opera, il cui ritmo cala progressivamente episodio dopo episodio, e le stesse vicende collaterali risultano spesso figlie di cliché di genere, scadendo a volte un po’ nella banalità.

Così come abbiamo visto tempo fa in Collateral, un’altra serie TV di stampo thriller, ad un forte impatto iniziale e ad una struttura in apparenza ammiccante al crime, fa seguito una prosecuzione di tutt’altro genere. La deriva presa da Collateral è piuttosto differente da quella di Safe, ma è la disillusione il comun denominatore.

Alle tinte gialle dell’investigazione si contrappone il drama, le problematiche dei rapporti umani e la complessità di vivere in una comunità di questo tipo, e poi tematiche come la redenzione e i principi di una vita etica: tutti elementi che inquinano il sentiero della nostra visione con molti dubbi, su ciò che abbiamo osservato in precedenza e su quello a cui assistiamo in seguito. Quasi a chiedersi: è la stessa serie?

Se tuttavia l’interesse non scema del tutto è per via di una regia sempre piuttosto brillante, che sa dosare bene narrazione e flashback, presente e passato, alternando anche in maniera corretta gli sviluppi del filone principale con quelle che, all’apparenza, sono le vicende secondarie.
Molti dei meriti vanno inoltre al protagonista Michael C. Hall, che con questa performance si scuce finalmente di dosso lo scomodo ruolo di Dexter, grazie ad un’interpretazione forse non memorabile ma proprio per questo efficace il tal senso. La razionalità, l’etica e la determinazione, solo leggermente macchiate da lievi imperfezioni dell’animo umano, lo rendono tutto ciò che Dexter non era e non poteva essere, e – in ultimo – il protagonista appropriato per Safe.

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Verdetto

È un vero peccato che Safe sia un’opera imperfetta. Le premesse per un thriller di spessore c’erano tutte, eppure dopo un grande impatto la serie TV targata Netflix inizia a scricchiolare e a mostrare qualche crepa di troppo. Forse è la volontà di staccarsi dal contesto di base, quel genere troppo convenzionale ed abusato di cui il panorama seriale internazionale è stracolmo, a far sì che di recente tanti prodotti televisivi prendano una deriva diversa da quella ci lasciano intuire all’inizio, ma spesso tutto questo non è un bene. Alla voglia di binge watching iniziale fa seguito un progressivo calo con l’andare avanti degli episodi (che per fortuna sono “soltanto” 8), nonostante l’attenzione resti sempre piuttosto alta per tutta una serie di fattori, dalla performance del protagonista Michael C. Hall alla brillante regia, che si fa beffe di una scrittura un po’ balbettante, grazie al giusto dosaggio di narrazione e flashback, presente e passato, cliffhanger e momenti di quiete.
Con qualche accortezza in più e soprattutto senza la voglia di strafare, avremmo probabilmente assistito ad un’opera non memorabile ma ad una serie thriller di spessore, come non se ne vedono più da un bel po’ di tempo.

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