Saw l’immortale

Quando nel 2004 uscì Saw, James Wan, giovane cineasta che da lì a breve si sarebbe affermato tra i più talentuosi registi legati all’horror, portò nel genere una originale e brillante ventata di aria fresca. Legare infatti i contenuti più gore e violenti da slasher-movie ad una componente enigmistica, fu infatti una trovata più che riuscita, che ovviamente, era coadiuvata dalla maestria con cui Wan gestisce la macchina da presa in questi contesti da “fiato sospeso”. La componente “indovinello” infatti, coinvolgeva lo spettatore su più fronti. I malcapitati protagonisti della pellicola dovevano riuscire a disinnescare le perverse trappole che li tenevano prigionieri seguendo delle regole spesso criptiche. Pena per l’insuccesso, una morte brutale e dolorosa. Dall’altro lato, la parte investigativa che vedeva le forze dell’ordine ingegnarsi per  capire chi ci fosse dietro tutto, era altrettanto stimolante da seguire e invogliava a svelarne la soluzione.

In seguito all’indiscusso successo del capostipite, vennero prodotti ben sei seguiti che solo in rarissimi casi sono riusciti ad avvicinarsi alla qualità del primo. Saw divenne negli anni una saga completamente colata a picco a causa di una mediocre gestione che vedeva a fasi alterne, proporre episodi più basati sul fattore survival o più sul versante thriller poliziesco, sempre in maniera poco bilanciata e mediocre (quando non proprio pessima).

Dopo una pausa di ben sette anni, i produttori hanno ben pensato che, visto l’enorme successo al botteghino della serie nonostante tutto, fosse il caso di riprovarci. Ma questa volta in maniera più ponderata, più ragionata, cercando di dare un nuovo inizio, più convinto, che asciugasse la formula di tutte le surreali e inutili complicanze narrative causate da anni e anni di rivelazioni sempre meno verosimili e pretestuose, finalizzate a riportare ogni volta al centro dell’attenzione l’iconico John Kramer/L’enigmista (Tobin Bell), quasi fosse l’unico personaggio buono creato dalla serie (e in effetti, è così).

Dietro la macchina da presa i fratelli Spierig, registi di quella piccola perla chiamata Predestination, che qui purtroppo riescono a fare ben poco per risollevare le sorti della pellicola, salvo infilare verso il finale un momento “mindfuck” che ricorda un po’ la spiazzante pellicola con protagonista Ethan Hawke. In Saw Legacy purtroppo, c’è poco di buono e tanto di sbagliato, a partire dalla storia che inaspettatamente, non inventa assolutamente niente di nuovo nella maniera più totale. Cinque persone si ritrovano incatenate in un capanno di ignota locazione, sono spaesate e spaventate. Parte dagli altoparlanti la tipica voce artefatta del loro sadico carceriere che gli invita a seguire le regole per uscire dal mortale gioco a cui sono costretti a partecipare loro malgrado, e poi via, si comincia con il macabro show fatto di dispositivi artigianali rugginosi costruiti per squartare, squagliare, smembrare. Tutto per vedere chi sopravviverà, chi riuscirà a scamparla. La fiera del gore viene alternata con le indagini di un medico che lavora per l’FBI, Logan Nelson (interpretato da un imbalsamato Matt Passmore) e da tutta una serie di personaggi fastidiosi, stupidi e improbabili, come l’assistente inutilmente gnocca e priva di un qualsiasi tipo di personalità e il detective incazzoso, prevedibile e tagliato proprio con l’accetta.

Sul fronte delle vittime dell’enigmista (o chi per lui visto che si suppone John Kramer sia morto da 10 anni), la situazione non migliora di certo, e i personaggi coinvolti sono talmente anonimi e poco caratterizzati, che è molto difficile provare pena per loro e non vederli come semplice “carne da macello”. Un problema non da poco in effetti. Quindi Saw: Legacy non solo non si inventa nulla, ma laddove poteva quanto meno rimpolpare la formula collaudata dando un po’ più di spessore ai protagonisti delle vicende, si rivela invece fin troppo legato anche da questo punto di vista ai cattivi trascorsi della saga. Dialoghi banali, situazioni sterili e prevedibili vengono ribaltate solo verso la fine, quando una sequela di colpi di scena talmente repentina e spiazzante desta quanto meno la nostra attenzione. Questi però si rivelano in buona parte pretestuosi e ancora una volta poco credibili. È un peccato, perché tutto sommato il film non è diretto male e i fratelli Spierig pur senza virtuosismi gestiscono abbastanza bene i momenti più drammatici e tesi del film, e non vi nascondo che qualche palpitazione ce l’ho avuta durante le scene più cruente. Inoltre c’è equilibrio tra queste ultime e lo sviluppo dell’intreccio investigativo e si dividono equamente il minutaggio della pellicola. Peccato non basti ad arrivare soddisfatti ai titoli di coda.

 Verdetto

Purtroppo Saw Legacy si è rivelato semplicemente un film inutile. Non si capisce la necessità di resuscitare il brand dopo tutti questi anni per uscire con un prodotto che risulta insulso quasi sotto tutti i punti di vista. Almeno sul piano tecnico si pone come uno tra i migliori capitoli (che è vincere molto facile), pur rimanendo anni luce inferiore all’unico che ha davvero senso di esistere, ovvero il primo. Il discorso è questo: se andate alla ricerca di uno spassionato intrattenimento di basso rango, beh il film non ha un ritmo soporifero, lo splatter c’è, e in qualche modo potreste divertirvi a vedere dove va a parare la trama, per quanto piuttosto inconsistente. Però insomma, tenete a freno le aspettative, perché la carne al fuoco è poca e per di più puzza di un pochino di vecchio.

Davide Salvadori
Cresco e prospero tra pad di ogni tipo, forma e colore, cercando la mia strada. Ho studiato cinema all'università, e sono ormai immerso da diversi anni nel mondo della "critica dell'intrattenimento" a 360 gradi. Amo molto la compagnia di un buon film o fumetto. Stravedo per gli action e apprezzo particolarmente le produzioni nipponiche. Sogno spesso a occhi aperti, e come Godai (Maison Ikkoku), rischio cosi ogni giorno la vita in ridicoli incidenti!