Gli archetipi dei segni zodiacali spiegati attraverso i personaggi della letteratura: una rubrica di Diletta Crudeli

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opo la percezione e la discesa nella conoscenza, anche quella più torbida, di Scorpione, arriva l’apprendimento vero e proprio. Dall’intuizione e dalla discesa nelle possibilità del sapere, emerge quindi, direttamente sul terreno, la pratica e la ricerca reale di quello che desideriamo o che possiamo fare. Pratica è la parola chiave che Sagittario tiene con sé. Pratica di conoscere cose nuove, pratica di mettere in atto ciò che ha imparato, pratica di ribaltare le carte in tavola, se necessario, per continuare a fare ciò che vuole, di ottenere ciò che spera.
Terzo segno di fuoco, Sagittario è ben lontano dalla compagna Ariete, puro fuoco d’inizio, e Leone che è luce intensa, Sagittario accoglie e raccoglie tutto ciò che è avvenuto e lo dispone secondo punti certi, appuntato su mappe ben tracciate.
Nella più classica delle solite interpretazioni stagionali già citate, a Sagittario corrisponde la germinazione, sul terreno vissuto ed esplorato dai segni precedenti nasce quindi qualcosa di visibile, pratico. Quel che bisogna in realtà tenere a mente è che le piccole radici appuntite non significano rigidità o sedentarietà, ma adattamento.

Un’altra faccenda interessante su Sagittario, che ci conduce nella vita del personaggio prescelto questo mese, è che insieme alla possibilità di ribaltare le carte a proprio beneficio per sopravvivere al meglio, Sagittario è la prima creatura ibrida che incontriamo nella ruota zodiacale.
L’ibrido che scambia conoscenze, che ci offre un sapere che ha già avuto esperienza delle intuizioni bilancine e rivoluzioni scorpioniche. La trasformazione è infine avvenuta, e Sagittario ci dimostra che si può, si deve sopravvivere a tutti i costi.
Sopravvivenza è la parola d’ordine, o quantomeno il pensiero che corre dentro la testa senza che se ne accorga per poi galleggiare pericolosamente in bella vista solo al punto critico della storia, di Joe Chip.
Protagonista del romanzo Ubik di Philip K. Dick, pubblicato per la prima volta nel 1969, Joe Chip è un tecnico che lavora per la Runciter Associates, un’azienda che si occupa di annullare i poteri psionici di telepati e simili. Joe Chip conduce una vita privata disastrosa, ma nel lavoro è preciso e meticoloso. È anche l’uomo più fidato di Glen Runciter e queste sue caratteristiche, lealtà, risoluzione dei problemi, sono già piccoli dettagli importanti che corrispondono al segno di questo mese.
Ma Ubik è un viaggio Sagittario di Joe Chip, che armato di un’improbabile freccia puntata nella direzione da seguire, cerca di risolvere quella che per il segno ibrido è una vera e propria sfida: nella realtà c’è qualcosa di incoerente.

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Tanto per cominciare quando il peggio accade – in seguito a un attacco a Runciter e a un gruppo di inerziali, Chip e colleghi sopravvivono, mentre Runciter muore – è proprio Joe Chip a rimettere in ordine la missione. Cosa fare, dove andare, come sopravvivere.
Joe Chip non si meraviglia troppo, almeno all’inizio, di essere sopravvissuto. Come un Sagittario Joe Chip all’inizio sembra non meravigliarsi affatto, ma le radici di adattamento che impianta nel terreno su cui mette i piedi, una volta divelte di nuovo, rivelano una terribile realtà.
Non c’è da meravigliarsi, ma da preoccuparsi. Perché il terreno che si sta calpestando non è sano, non è solido. Non solo sta accadendo qualcosa di sbagliato nel mondo di Joe Chip, ma questo sbagliato è qualcosa di perverso, scorretto, quasi insensato. In una parola, incoerente.

Qui sta il tranello celato nel cuore di ogni Sagittario che, nel vivere e sopravvivere, grazie al pianeta Giove in domicilio primario, tira dritto fedele a ciò che lo circonda, senza accorgersi magari che forse qualcosa, con la coda dell’occhio è stato tralasciato.

Così la realtà, che di reale ha ben poco, si snocciola in modo assurdo e imbizzarrito di fronte agli occhi del povero Chip, che nella parte finale del romanzo non può far altro che correre, muoversi da una parte all’altra in cerca di un punto solido, di un frammento di senso in un mondo che sta degradando verso l’impossibile. Glen Runciter gli appare sui muri, sui televisori, sulle monete: loro sono morti, solo Runciter è vivo. Da buon Sagittario trova risposte e non si tira indietro nello scandagliare ciò che gli viene rivelato, scendendo in profondità. Del resto già lo Scorpione aveva imparato a scendere nelle viscere del mondo. Ma la conoscenza del Sagittario non è come si è detto basata sulle intuizioni e sulle possibilità, ma sulle percezioni.
Il mondo regolato dalla forza di Ubik potrà essere basato su sogni impossibili e visioni che si sdoppiano e si rimasticano da sole, ma è un mondo percepibile, che intacca prima di tutto i sensi.

E quindi? Cosa potrebbe mai fare un povero Joe Chip, intrappolato in un loop privo di logica che farebbe impallidire chiunque, figuriamoci chi ricerca un terreno vasto su cui costruire delle certezze e una vita sensata? Può fare quello che solo uno come lui può fare, sicuro delle proprie convinzioni e delle proprie lealtà, per quanto sembri spesso solo ingenuo: la realtà è ibrida, ma anche la sua natura lo è. L’ultimo capitolo ribalta i ruoli, ribalta i terreni e le percezioni. A quel punto è Glen Runciter a temere di essere intrappolato in un altro mondo, in un altra finzione: la moneta che stringe tra le mani ha raffigurato il volto di Joe Chip.

Il gioco inizia di nuovo, ed è Chip a disporre le carte in tavola, adesso.

Articolo scritto da Diletta Crudeli, editrix, curatrice e scrittrice, autrice dell’oroscopo letterario di onlyapapermoonblog.