Sogni pericolosi nell’ultima pellicola di Flanagan

Mark Flanagan è un regista interessante, nonostante i suoi film non siano mai completamente essenti da difetti ha sicuramente il pregio di gestire i generi dell’horror e del thriller in modo non così scontato, una dimostrazione di questo sono i discreti Oculus- il riflesso del male e Il terrore del silenzio. Ma il passato è il passato e invece oggi noi siamo qui a parlare di Somnia, film in uscita nelle sale italiane il 25 Maggio, che nuovamente, ripropone gli stilemi dell’horror ribaltandoli in parte nei loro capisaldi stilistici per proporci qualcosa di “nuovo” o quanto meno, qualcosa che abbia un flavour che si distingua piuttosto nettamente dalle odierne produzioni di genere. Ma come si conviene, partiamo dalla trama.

Jessie e Mark Hobson (Kate Bosworth e Thomas Jane) sono una coppia che ha subito un grosso trauma, la perdita di un figlio. Decidono perciò di riempire in qualche modo il vuoto lasciato da questa tragedia adottando il piccolo Cody. Un bambino tranquillissimo, dolce e per nulla inquietante come spesso invece accade nei film di questo genere (uno dei tanti stereotipi di cui fortunatamente Flanagan fa volentieri a meno) che però ha uno strano “dono”: quando dorme, i suoi sogni, siano essi positivi o negativi, prendono magicamente vita e interagiscono con le persone vicino a lui. Ovviamente le cose prendono una brutta piega quando la parte più oscura del mondo onirico di Cody viene fuori, concretizzando “l’uomo cancro”, una spaventosa entità che segue il ragazzino e che, manco a dirlo, si rivela un pericolo mortale per chi incrocia i suoi passi.

Kate Bosworth and Thomas Jane star in Relativity Media's "Before I Wake". Photo: Courtesy of Relativity Media Copyright: © 2014 QNO, LLC

Partiamo subito con il dire che in Somnia ci si spaventa poco e ci si disgusta (quasi) per niente. Ma se è per questo, diciamo proprio che non è nemmeno esattamente un film horror, ma quasi un dark fantasy dalle tinte particolarmente scure, qualcosa che punta molto sulla vividezza delle suggestioni che crea, sulla loro concreta manifestazione, lasciando da parte le solite filastrocche di questi film del tipo: “ho visto qualcosa, cos’era? Sono pazzo? Tu l’hai visto? Ma che dici, i fantasmi non esistono”, ecc. Il vuoto lasciato però dal classico scetticismo sul soprannaturale (che abbiamo trovato assolutamente positivo) viene totalmente riempito da una buona metà abbondante del film un po’ troppo ridondante nell’evidenziare il dramma melenso dei genitori e della loro sofferenza, che trovano conforto nelle proiezioni oniriche di  Cody e che ad un certo punto, quasi cominciano a far rimpiangere lo scetticismo di cui sopra.  Non che sia troppo pesante la cosa, intendiamoci, Flanagan è un buon regista, ha dei buoni tempi, e sia la bellissima Bosworth che Thomas Jane se la cavano più che bene nelle loro interpretazioni (ma anche il giovane Jacob Trembay tiene botta dignitosamente al suo ruolo), non caricando eccessivamente i loro personaggi e allo stesso tempo eliminando quell’alone da sprovveduti che spesso aleggia nelle produzioni di questo genere. In ogni caso, se a questa componente umana aggiungiamo il fatto che come detto il soprannaturale lascia sostanzialmente posto al surreale, al magico, al mistico, all’onirico appunto, risulta chiaro quanto con Somnia si puntasse quasi nella rappresentazione di una favola inquietante, piuttosto che un racconto del terrore. Il film sembra voler riproporre un’estetica Burtoniana o in stile del Toro, ma senza raggiungere assolutamente i risultati dei due noti registi. Somnia viaggia sempre quindi in una sottile linea di confine, un po’ fiaba oscura, un po’ horror, un po’ dramma con elementi paranormali.

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Quando però le carte si scoprono, ed effettivamente l’uomo cancro comincia a diventare il cardine della narrazione, e il film dovrebbe finalmente spingere almeno un po’ sulla tensione, beh, lo fa solo in parte, un po’ con il freno tirato a mano, senza riuscire a coinvolgere mai totalmente lo spettatore. La colpa è secondo me anche da attribuire agli effetti speciali veramente bruttini e palesemente finti; la stessa figura dell’uomo cancro ricorda un po’ un alieno emaciato e digitalizzato così così che davvero ha ben pochi motivi per spaventare. Per quanto si tratta normalmente di un aspetto superficiale è chiaro come in un film del genere faccia la differenza. L’idea, il concetto, comunque, di questo “Nightmare al contrario”, non è male, ma è un peccato che sull’andare a risolvere tutte le situazioni, si sia puntato sui soliti espedienti abbandonando in qualche modo la brillantezza della narrazione iniziale, con le solite investigazioni per scoprire l’origine di tutto, i soliti personaggi cliché infilati per far deragliare tutta la vicenda verso un terzo atto sotto tono e un finale piuttosto classico. A cui di fatto non è mancato nemmeno l’immancabile spiegone.

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