Quanti Uomini (e Donne) Ragno ci sono nell’universo? O, meglio, quanti Uomini Ragno ci sono negli universi? Durante l’ultimo Lucca Comics & Games, Sony Italia ha dato alla stampa l’opportunità di guardare in anteprima i primi 30 minuti di Spider-Man – Un nuovo universo, che sarà distribuito nelle sale italiane a partire dal 25 dicembre, e di rispondere (parzialmente) a questa domanda.

Il film di animazione diretto da Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman recupera elementi sia de La morte di Spider-Man (2012) sia della serie Ragnoverso (2014-2015), raccontandoci le origini di Miles Morales, aggiornamento post-Obama dell’Uomo Ragno.

Miles è nato negli studi Marvel quando bisognava riassestare il legame con i lettori, dando all’eroe classico un volto più familiare e contemporaneo: abbiamo a che fare con un adolescente svezzato tra le strade della Grande Mela, dal look particolarmente disinvolto, street (definito e immortalato dalla matita di Sara Pichelli).

Racconta Brian Bendis, ideatore del personaggio, che l’ispirazione è nata quando ha visto Donald Glover indossare in una puntata di Community il celebre costume rosso e blu, dopo una serie di tentativi falliti di ottenere il ruolo. I tempi erano più che maturi per una rivisitazione del guardiano di New York: chi avrebbe potuto raccogliere il testimone meglio di un afro-ispanico dalla mente brillante e il futuro promettente? 

Ma arriviamo a Spider-Man – Un nuovo universo. Nelle immagini del trailer constatiamo che faranno la loro comparsa anche tutte le altre versioni de l’Uomo Ragno, da Spider-Man Noir a Spider-Gwen, per finire Spider-Ham, una versione suina nata nel 2007, in un esperimento piuttosto dissacrante della Casa delle Idee.

Non sappiamo come e perché tutti questi personaggi si incontrano, (non è raccontato nella prima mezz’ora di film), né se si seguirà parzialmente il plot di Spiderverse – Ragnoverso, la serie scritta da Dan Slott e Christos Gage e disegnata da Olivier Coipel e da Giuseppe Camuncoli. Quello che sappiamo è che Kingpin ha costruito un macchinario pericolosissimo, in grado di aprire varchi tra gli universi e di far collassare su se stesso quello in cui Peter Parker (e Miles Morales) vivono e combattono, ognuno a modo suo, ogni giorno. Proprio attorno a questo aggeggio infernale, i primi due Spider-Man che incontriamo nel film si riconoscono l’un l’altro, in una sequenza che interrompe per qualche istante l’azione vorticosa in cui è coinvolto Parker, alle prese con un corpo a corpo con un gigantesco Goblin.

Secondo la strada presa per questa nuova versione animata, la storia è raccontata dal punto di vista del giovane Miles; lo osserviamo nella sua vita quotidiana, in una Brooklyn in cui lo Spider-Man/Peter Parker è una vera e propria star. A differenza del profilo ben noto di Peter, che muove i suoi primi passi da supereroe partendo dalla condizione di loser, Miles è ben inserito nella sua scuola e, in generale, nella società: è un figlio di Brooklyn, un ragazzo scaltro, che alterna le lezioni per studenti particolarmente brillanti a pomeriggio clandestini in compagnia dello zio Aaron, con cui si dedica ai graffiti. Durante una di queste sessioni di pittura, durante la quale il ragazzo trova sfogo in una vita anche eccessivamente inquadrata, Miles è morso dal famoso ragno radioattivo, che lo porta ai grandi poteri da cui derivano grandi responsabilità.

Miles è un prodotto del nuovo corso Marvel, che apre i suoi bianchissimi eroi alla multiculturalità americana: il processo di identificazione è fondamentale per rinnovare il parco lettori, così come un’intelligente interazione tra media, motivo per cui Sony Animation sta ben attenta a curare ogni dettaglio – sia di scrittura sia di realizzazione – di questa nuova versione animata.

L’operazione più rischiosa, e coraggiosa, sta nel costruire una storia che si basa su uno dei principi più complessi del mondo fumettistico – quello del Multiverso – confezionando un film che possa avvicinare anche il pubblico più giovane o meno esperto. Il marchio Spider-Man, così come l’uscita natalizia, fa di questa proposta un passo coraggioso nel trend del cinecomics: di solito la trasposizione animata (pensiamo alle operazioni Dc Comics) è destinata a un mercato home video, diretto e apprezzato da un pubblico più ristretto. Andando al cinema, Spider-Man – Un nuovo universo, compete per risonanza con l’MCU, e dà un impulso tutto nuovo al brand del supereroe newyorkese.

In prospettiva, l’idea di numerosi universi può insegnare al pubblico più giovane – che non è necessariamente passato dalla lettura dei fumetti – che ogni versione dell’Uomo Ragno che vedrà sullo schermo è portatrice di storie e mondi, tutti parimenti importanti: una moltiplicazione caleidoscopica del marchio, dalle infinite potenzialità.

Se il livello del film, e dei prodotti che seguiranno, si mantiene sulla qualità dei primi trenta minuti visti in anteprima, possiamo sperare che questo ambizioso progetto vada a buon fine.

L’effetto positivo sulla transmedialità, poi, è quanto di meglio si possa prevedere: Il pubblico, anche quello meno esperto, oltre a godersi lo spettacolo, vorrà saperne di più andando a recuperare le serie a fumetti.

Il film è girato con una tecnica di animazione che unisce la computer grafica al disegno tradizionale, con inserti di fotogrammi dal vivo: il tutto dà vita a un risultato davvero formidabile. I movimenti sono fluidi, la regia può permettersi di giocare con il medium fumetto, omaggiandolo continuamente sia nelle copertine che introducono i capitoli del film, sia nell’uso di didascalie e baloon usati in maniera più che coerente sull’animazione. Si azzarda anche un simbolismo: la percezione amplificata del Senso di Ragno è mostrata con espedienti presi in prestito dal fumetto più classico, quasi che la proprietà estetica e intellettuale del potere restasse sempre e comunque legata alla tavola.

Sony Animation gioca con la storia originale, omaggiando i suoi autori con il garbo consueto dei prodotti Marvel (vediamo il nome della disegnatrice Sara Pichelli, tra quelli della rubrica telefonica del protagonista), chiarendo ancora una volta che il nuovo non rimpiazza il vecchio, ma lo potenzia, lo aggiorna, lo supporta. Esattamente come fa Miles con Peter Parker.

Da un punto di vista strettamente emotivo – perché non solo di omaggi e citazioni vive l’Uomo (Ragno) – abbiamo già nella prima mezz’ora un paio di scene estremamente interessanti. Senza incorrere in spoiler, sappiate che lo spirito del personaggio (dei personaggi) è conservato con cura e rispetto e che non deluderà i fan storici.

Immancabile il cammeo di Stan Lee che qui diventa particolarmente illuminante, arrogandosi una battuta sibilina, che ha molti più significati di quello che vorrebbe lasciar intendere. [Edit: Mentre scrivo, leggo la notizia della morte di Stan Lee, il che rende ancora più incisiva e commovente questa sua eredità].

Per il momento, l’operazione è promossa con entusiasmo: per il resto, non ci resta che aspettare il Natale.

 

 

 

Francesca Torre
Storica dell'arte, giornalista e appassionata di film e fumetti. Si forma come critica tra Bari, Bologna, Parigi e Roma e - soprattutto - al cinema, dove cerca di passare quanto più tempo possibile. Grande sostenitrice della cultura pop, segue con interesse ogni forma d'arte, nella speranza di individuare nuovi capolavori.