Google entra in gamba tesa nel mercato del gaming portando una vera e propria rivoluzione.

Quello che è successo nel panel di Google durante la GDC di quest’anno è stato sorprendente, ma quanto realmente inaspettato? Dal canto nostro, è forte la tentazione di definirlo inevitabile. Non vogliamo certo fare i Nostradamus della situazione. Anche noi come tutti, eravamo all’oscuro delle concrete intenzioni di Google. Ma è chiaro come il colosso americano abbia “semplicemente” deciso di percorrere la strada che un passo alla volta da tanti anni il medium videoludico ha intrapreso, quasi in sordina, ma a passo deciso.  All’inizio furono i primi accenni di gaming digital, poi i timidi tentativi di introdurre opzioni di sharing nelle console odierne, e alle spalle realtà come Steam che è l’emblema, in un certo senso, del modello distributivo contemporaneo del gaming. In tutto ciò il supporto fisico, che spiace ammetterlo, soprattutto per i più nostalgici, ma diventa sempre più anacronistico ogni giorno che passa.

Proprio quando Sony e Microsoft con i rispettivi servizi cominciavano a percorrere la strada del gaming on demand, ecco arrivare Google con il Stadia, e tutto sembra già obsoleto prima ancora di affermarsi. Prevedibile l’intento, non solo visti i rumor che si rincorrevano ultimamente, ma anche considerando quel Project Stream con cui qualche mese fa Google cominciava a sondare il terreno e la funzionalità del gioco in streaming utilizzando come “cavia” Assassin’s Creed Odissey. I risultati, a quanto pare, sono stati più che soddisfacenti.

Stadia sostanzialmente, sarà una rivoluzione nel modo di giocare, di condivide, ma anche di sviluppare il software. Basata interamente sulla potenza computazionale di un data center di oltre 10 teraflop (quindi ampiamente sugli standard prestazionali previsti per la next gen) e supportata dalla infrastruttura online della stessa Google, capace, a quanto dicono, di permettere il gioco in 4k a 60 fps da subito, senza latenza e sulle odierne connessioni di rete, ma proiettandosi talmente nel futuro da annunciare già un’espansione del servizio per supportare addirittura gli 8K e i 120fps. Un progetto a lunghissimo termine quindi, qualcosa di lungimirante e ponderato che però già oggi sconvolge, almeno sulla carta, l’intera industria del gaming, soprattutto se si considera le difficoltà che hanno oggi servizi come il PlayStation Now a garantire un fruibilità stabile, veloce e di livello adeguato.

Google Stadia mina non soltanto gli odierni modelli di distribuzione (a partire da quello digital, che a questo punto rischia di essere sorpassato prima ancora di divenire l’unico standard) ma anche il mercato dell’hardware. Il servizio di Google infatti non richiede nessun tipo di device dedicato, e permette di fruire dei giochi che andranno a far parte del suo catalogo letteralmente su qualsiasi dispositivo in grado di connettersi ad internet, che sia esso un PC, laptop, un cellulare, tablet o un televisore.

Sarà possibile passare da un dispositivo all’altro in estrema semplicità e senza soluzione di continuità. Ma tutta la politica di Google pensata per Stadia è all’insegna della versatilità del concetto di gaming, in tutte le sue derive. Esisterà un controller dedicato, ma ci sarà piena compatibilità per qualsiasi altra periferica. Ci sarà pieno supporto per i titoli cross-platform e cross-play, e di tutte le principali librerie di sviluppo e motori grafici come Unreal Engine, Unity, CryEngine ecc. con le quali gli sviluppatori potranno con facilità cimentarsi nella creazione di giochi tramite dei tools espandibili praticamente “all’infinito”. Il fatto di affidarsi ad un data center realizzato per sorpassare molti limiti storici delle più utilizzate architetture hardware, permetterà di realizzare giochi multiplayer anche in locale senza i compromessi che costringono oggi gli sviluppatori a spartire le risorse tra diversi schermi, o permetterà di intervenire in maniera estremamente più diretta e immediata sul proprio prodotto senza il bisogno di rilasciare patch e aggiornamenti di sorta. Parlando del classico multiplayer online, appoggiandosi ai prodigi della rete di Google e ai suoi server, dovrebbe essere stabile come quello tradizionale nonostante lo streaming in tempo reale del gioco, e anzi, garantire la totale assenza di hacking e cheating in tutte le occasioni, proprio in virtù di questo sistema “chiuso”.

Anche sul piano dello sharing la bomba lanciata è notevole, con tutta una serie di servizi dedicata esclusivamente a Youtube, che come sappiamo fa parte della famiglia Google, e che destabilizzerà totalmente il predominio di Twitch sul laoto gaming. Immaginate solo di vedere il trailer di un nuovo gioco e con un click avere l’accesso immediato ad una demo dello stesso, se non al gioco completo; oppure la possibilità di guardare un gameplay in live e e di potervi unire al gioco dello youtuber di turno in un istante. O ancora, rimanendo sul campo del multiplayer, il potenziale di condividere la propria partita passando un semplice link ad un amico, senza bisogno di infrastrutture intermediarie, liste amici, o cose del genere.  

Non c’è dubbio che quanto annunciato, corrisponda ad una vera e propria rivoluzione, e non stupisce che personalità come Phil Harrison e Jade Raymond siano voluti salire sul carro. Ma i giochi? A parte mostrare le potenzialità di un ambiente talmente aperto, da permettere anche agli utenti di intervenire direttamente in modo più o meno rilevante sul software (è stato mostrato come è possibile applicare diversi filtri in real time ad un gioco) e la partnership con Ubisoft e Id Software (Doom Eternal sicuramente sarà disponibile per Stadia) si sa ancora poco da questo punto di vista, e si attendono aggiornamenti. Ma le questioni lasciate in sospeso sono ancora parecchie. Google Stadia prevede anche una politica basata sulle esclusive? Quale modello commerciale adotterà? Un servizio in abbonamento oppure delle più tradizionali transazioni sui singoli giochi? E con quali costi? Ma i dubbi più grandi ci riguardano da vicino.

Google Stadia è stato annunciato per essere attivo entro il 2019 in molti paesi tra cui , alcune zone d’Europa. L’Italia sarà inclusa? Ma soprattutto, siamo realmente sicuri che tutto questo magnificente progetto non vada inesorabilmente a scontrarsi con le nostre infrastrutture di rete, non in tutti casi cosi affidabili. Il rischio che questo problema si trasformi in un collo di bottiglia devastante è concreto, seppur pare sulla carta disinnescato dalle specifiche del servizio. Anche perché prima che arrivino e si diffondano più moderne tecnologie di trasferimento dati come la 5G, ne passerà di tempo…

Quello che è certo è che in ogni caso, alla GDC 2019 si è dato un fortissimo scossone al mercato, e le fondamenta dell’intera industria videoludica e tutte le imprese “satellite” tremano pericolosamente. Dalle piattaforme di distribuzione digital, a quelle retail, al monopolio di Twitch, fino ad arrivare agli equilibri della concorrenza, che dovrà in qualche modo rispondere al rush di Google, che ha bruciato le tappe di un percorso che tutti ci aspettavamo per il media (che come per la musica e l’home video dovrà prima o poi sfociare nello streaming), ma che ci immaginavamo molto più graduale. Rimane solo da vedere quanto bene Google giocherà le sue carte, e se il pubblico accoglierà degnamente l’offerta, che sul piano dei servizi è strepitosa, ma su quello logistico e dei titoli è ancora tutto da dimostrare. In tal senso, nonostante l’assenza di Sony, l’E3 di quest’anno torna di estremo interesse visto il coinvolgimento di questo quarto pesante contendente. La scacchiera della next-gen è pronta, e la prima mossa è già stata fatta.

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