Abbiamo finalmente provato il nuovo thriller di Daedalic, State of Mind. Ecco le nostre prime impressioni.

Avete presente quel momento in cui un titolo vi rapisce come il classico “colpo di fulmine” soltanto dopo un piccolo trailer, pur non trattandosi dell’ennesima AAA piena zeppa di aspettative? Quell’interesse che riesce a sorvolare sul fotorealismo e sul genere ci ha avvolti già dal primo momento in cui abbiamo sentito parlare di State of Mind, gioco sviluppato negli studi di Daedalic Entertainment, che in un certo senso potrebbe ricordare vagamente Detroit: Become Human per l’ambientazione, ma che trae ispirazione anche da alcuni classici del cinema, con qualche similitudine anche con titoli come Beyond: Two Souls, mantenendo comunque una propria personalità. Finalmente, dopo mesi di attesa, ci è stata data l’opportunità di mettere le mani sulla preview del gioco e, nonostante alcune sbavature di cui parleremo nel dettaglio in seguito, l’unica cosa che abbiamo pensato al termine delle 2 ore e mezza circa di gioco è stata: “ne vogliamo ancora!”.

Berlino, 2048…

In un futuro distopico, in cui le IA e gli androidi hanno quasi del tutto preso il sopravvento sulla razza umana, un uomo, Richard, si ritrova a bordo di un’ambulanza dopo un misterioso incidente. Berlino è “invasa” da droni e robot, ma ci pare subito di intuire che la situazione non sia soltanto una presa di posizione delle macchine, quanto un volere degli esseri umani, basti far caso alle squadre di polizia composte da Cyborg. Senza farci troppe domande, avendo afferrato l’ambientazione in cui saremo immersi e la situazione in cui riversa l’umanità, ci ritroveremo subito ad impersonare Richard che, svegliatosi dal trauma, sembra non ricordare nulla sull’accaduto, quando il dottore del centro tenta di porgli alcune domande. Tornati a casa, ci accorgeremo subito di qualcosa di strano: moglie e figlio di Richard sono spariti e in casa è presente un “Robot Domestico”, incaricato di assistere l’uomo. Nella di strano, se non fosse per il fatto che il protagonista si rivela essere un giornalista totalmente contrario all’utilizzo dei robot nella vita quotidiana e all’introduzione di questi ultimi nella società. Questo lo si può capire già dall’arredamento che, pur dovendo scendere ad alcuni compromessi, non sembra essere in linea con l’anno corrente.

Dopo aver esaminato l’abitazione in cui Richard vive con la sua famiglia, ci siamo apprestati a concludere l’insolita giornata e, una volta a letto, siamo stati catapultati nei panni di un secondo protagonista: Adam. Quest’ultimo, vive in CITY 5, una città digitale in compagnia di sua moglie e suo figlio che, a seguito di un trauma ha bisogno di essere monitorato presso il centro medico. Molti sono i dubbi che questo cambio di protagonista porta nei giocatori, soprattutto analizzando la composizione della famiglia e la casa di Adam. Si tratterà di una traslazione temporale? Un uomo che vive a km di distanza da Richard ma collegato a lui in qualche modo? Non possiamo dirlo, o almeno, noi lo sappiamo ma non stiamo qui a dirvelo. Insomma, la trama e l’ambientazione hanno tutte le carte in regola per un thriller davvero interessante e i protagonisti sembrano avere tante cose da dire. Purtroppo, non siamo ancora in grado di valutare gli effetti che avranno le scelte che faremo durante il gioco, data la versione Preview a cui abbiamo giocato.

Nel futuro tutto sarà più semplice

Graficamente il titolo di Daedalic non punta sicuramente al fotorealismo, soprattutto per il budget limitato del progetto, ma dobbiamo dire che le scelte, sicuramente forzate da questo aspetto, funzionano e il gioco riesce comunque ad avere la sua identità sotto questo punto di vista. Lo stile Low-poly riesce in ogni caso ad immergersi bene nel contesto sembrando più una scelta voluta che una restrizione. Come tutti i titoli del suo genere, State of Mind ha poco da offrire dal punto di vista del Gameplay. Dovremo controllare Richard e Adam, con una visuale in terza persona e la possibilità di interagire con oggetti e persone, in questo caso plasmando il dialogo a seconda delle scelte effettuate. Sono presenti anche piccoli puzzle da risolvere, per le prime ore di gioco nulla di particolarmente cervellotico. Una nota dolente è rappresentato dall’interazione con gli oggetti: nonostante il titolo sia già limitato ad ambientazioni ristrette, tutto ciò con cui potremo interagire sarà evidenziato da una grossa freccia verde, visibile anche dalla distanza. Sicuramente si tratta di un grosso limite per l’esplorazione, già circoscritta di per sé, che potrebbe portare i giocatori a dirigersi solo verso gli indicatori, senza porre particolare attenzione a ciò che li circonda. Ci auguriamo che nella release finale, questo aspetto sia corretto o, perlomeno, modificabile attraverso il menu del gioco.

Tiriamo le somme

Non potendoci dilungare troppo con le spiegazioni, complici le sole 2 ore (o poco più) di gioco, possiamo solo dire che i presupposti di State of Mind sono senza dubbio interessanti. In sede di recensione diremo di più sulla questione delle scelte e sul loro impatto sulla trama, così come potremo avere una visione completa della storia che, ahinoi, si è interrotta proprio sul più bello e non vediamo l’ora di tornare nella Berlino del 2048. Purtroppo, restano delle cose che ci hanno fatto storcere il naso e che sono indubbiamente degne di nota, soprattutto per il genere. Si, ci stiamo riferendo alla semplicità con la quale ci si muove negli scenari, avendo dei puntatori che invadono gli oggetti d’interesse. Dunque, appuntamento a breve sulle pagine di Stay Nerd per saperne di più su Richard e Adam!

 

Settimio Capozzoli
Ingegnere per hobby, Nerd di professione. Appassionato di Videogames, da quando mio padre mi regalò un Atari 7200 con MidnightMutants (avevo solo 2 anni) ed attratto da qualsiasi aggeggio elettronico. Odio profondo per Assassin’s Creed, dopo averlo lodato fino al terzo capitolo ed amante di Halo, Dragonage, The Witcher e di quel gran figo di Illidan Stormrage. Da grande sogno di diventare uno Spartan.