Nella favolosa cornice dell’Hotel de Russie di Roma, ci siamo seduti a scambiare quattro chiacchiere con il regista Luca Guadagnino, che ha diretto Chiamami col tuo nome, per il quale ha ottenuto 4 candidature agli Oscar 2018, tra cui quella per il Miglior Film. Di questo, ma anche dei forti messaggi comunicativi del film, abbiamo discusso un po’ con lui.

intervista luca guadagnino

Prima di tutto, prima di qualsiasi etichetta, Chiamami col tuo nome è un film sulla famiglia. È questo che l’ha reso così universale ed apprezzato? Il fatto che al di là tutto sia un’opera in cui tutti si possano riconoscere?

Direi di sì. Chiamami col tuo nome non è un film su una storia d’amore gay, ma su una persona che diventa un’altra persona. Mi piace pensare che sia anche un’opera sul desiderio, che non conosce distinzione di genere e poi sì, è un film sulla famiglia. Lo ritengo il mio primo lavoro un po’ sul canone disneyano, in cui viene rappresentata una famiglia all’interno della quale ci si migliora a vicenda, come nel caso di Toy Story.

Oltretutto nella famiglia del film c’è un atteggiamento di apertura mentale che tutt’oggi è difficile riscontrare.

Tutto qui è nella pratica del possibile. Quindi anche ora esiste la famiglia così. Il 1983 è l’alba della vita sessuale di Elio ma è anche il tramonto di un’epoca i cui risultati sono visibili ancora oggi. Ci sembra strano che ci siano dei genitori che possano trasmettere questo sapere emotivo, ma era proprio quello che volevo comunicare.

Le tue scelte estetiche sono stupefacenti. A volte utilizzi un editing di sound particolare e altre volte ancora usi movimenti importanti e suggestivi. Qual è il tuo approccio a tutto questo?

È molto difficile rispondere a questa domanda. Ho imparato nel tempo che la cosa importante è il movimento del quadro. A me piace dimenticare la sceneggiatura insieme ai miei attori, e tessere la tela della sequenza. Poi avviene però la fase più importante, che è quella dl montaggio e questa tela deve essere esaltata al massimo, deve essere resa scintillante. Io amo l’assonanza e il mio scopo e quello della mia troupe è sempre quello di trovare l’armonia.

Non possiamo non chiederti un commento sulle nomination agli Oscar…

Sono molto felice ed orgoglioso e condivido questi sentimenti con tutta la mia troupe. Tutto ciò insegna che la passione e l’inaspettato spesso vanno mano per la mano.

Era davvero inaspettato? Non ci hai mai pensato?

Devo dire di no, ma ci ho pensato quando avevo vent’anni. Una mia amica mi ha ricordato di un episodio avvenuto tanti anni fa, quando ero poco più che un ragazzino, in cui la guardai e le dissi: non credo diventerò mai Papa, ma una nomination all’Oscar magari riesco a prenderla.

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