Un’esperienza personale con i giochi di carte collezionabili online

Ho un rapporto conflittuale con i giochi di carte un po’ da sempre. Mi sono sempre piaciuti i giochi di carte collezionabili, ma non riesco mai a trovare il modo di entrarci in sintonia, di farmi prendere del tutto, per una serie di limiti miei che sistematicamente mi fanno desistere dopo poco. Mi direte “eh vabbè, è un limite tuo, mica dei giochi, cambia hobby”, e avreste anche ragione. Fosse così facile però. Al momento in cui vi scrivo ho installati su tutti i pc e sullo smartphone Heartsone, Magic The Gathering Arena (questo ovviamente solo su PC) e Pokémon Trading Card Game Online. Sì, ovviamente parliamo di giochi digitali perché figurarsi a dover aggiungere alla lista di problemi che ha il mio rapporto con i giochi di carte anche l’uscire a comprare le bustine e andare a fare i tornei. “Ma è la parte più bella!”, mi direte voi. Sì, ok, ma ve l’ho detto che c’ho i problemi.

Quello che mi disturba è fondamentalmente scemo: non mi piacciono più di tanto le cose fantasy, cioè mi affascinano ma fino a un certo punto; mi piace collezionare oggetti, ma qui parliamo di carte digitali; mi piace cercare di essere bravo in qualcosa, ma non ho sicuramente la costanza né la voglia (ma fondamentalmente manco il tempo), di stare dietro al metagame se non in modo molto approssimativo. Soprattutto, vi devo dire la verità, trovo estremamente frustrante la barriera all’ingresso che tutti i giochi di carte collezionabili impongono, ovvero quel limbo in cui sei per niente competitivo, devi trovare diverse carte per entrare in gioco veramente e iniziare a seguire un mondo che all’inizio è alieno e richiede troppo studio, il tutto per avere inizialmente zero reward. È certamente una questione caratteriale e d’impostazione mentale, me ne rendo conto, e vi farò un esempio di un altro hobby di nicchia, abbastanza complesso: quando ho comprato il primo gunpla non sapevo neanche come tagliare i pezzi per montarli (non che adesso sia cintura nera…). Però l’ho comprato e l’ho montato, peraltro in diretta qui su Stay Nerd. In tre ore avevo un robottino per le mani. Ho avuto una soddisfazione più o meno immediata, grazie alla quale sono stato spronato a ri-smontarlo per poi colorarlo, dapprima coi pennelli. Ero soddisfatto, ma poteva venire meglio. Ho tolto la vernice e ho comprato un aerografo, e l’ho ricolorato. Bello, ma alcuni dettagli sarebbero stati più graziosi in altri colori. Ho cambiato i colori, e poi l’ho finito. Ci ho messo una quantità di tempo insensata, ma alla fine avevo qualcosa che per quanto imperfetto mi “ricompensava dello sforzo”.

Quando installo un gioco di carte questa soddisfazione non c’è mai, mi ritrovo ore a ore a prendere schiaffi, e quando vado online trovo suggerimenti, liste e spiegazioni che mi sembrano insormontabili: gli obiettivi da raggiungere per avere una minima soddisfazione e superare le frustrazioni iniziali mi sembrano veramente inarrivabili, troppo lontani, e così abbandono. Chiaramente il problema non è della curva di difficoltà del gioco, ma della mia incapacità di portare la pazienza necessaria a raggiungere quel minimo che potrebbe essere il primo sprone a continuare. “Che ci giochi a fare, cambia hobby”, mi direte un’altra volta voi. Il punto è che, ciclicamente, rimango in qualche modo affascinato da qualcosa per cui installo e reinstallo i giochi. Probabilmente è qualcosa di collegato a quando, da piccolino, compravo Magic e carte Pokémon dopo scuola con mio nonno, chi lo sa. Ciclicamente torno a riprovare, e sempre sbatto contro questa barriera.

Ora, come in ogni racconto di vita dura e vissuta, quelli di cui spesso non frega niente a nessuno, deve arrivare il momento della presa di coscienza di una verità maggiore, che illumina. Tipo quando nei film americani qualcuno racconta una storia inutile, ma l’interlocutore recepisce una verità profonda e incontrovertibile che cambia la sua percezione nell’universo, come illuminato sulla via di Damasco.

Io non ho scoperto nessuna grande verità, se non che quando ho cominciato a vincere a Pokémon Trading Card Game Online vedi come ci sono tornato tutti i giorni a giocare. Ma non è solo questo il punto.

Sembra abbastanza ovvio che la principale ricompensa del gioco di carte online sia la vittoria, mentre immagino (e dico immagino perché non frequento l’ambiente) per i giochi di carte cartacei possa funzionare anche solo l’aspetto collezionistico, credo più debole nell’online per mancanza di un oggetto fisico.
Quello che rende Pokémon Trading Card Game Online diverso, in senso positivo, rispetto agli altri giochi di carte è, almeno secondo la mia esperienza, il formato mazzi tematici. Pokémon TCGO ha un rapporto strettissimo con la sua componente cartacea, tanto che l’unico modo per avere nuovi pacchetti, al di là della valuta in game, è utilizzando i codici che si trovano nelle confezioni dei pacchetti fisici. Non ci sono microtransazioni, purtroppo aggiungerei, perché se non si vogliono spendere i non pochi soldi necessari per acquistare un pacchetto reale è necessario ricorrere ai venditori online dei suddetti codici, e sicuramente non è una soluzione comoda come cliccare acquista nel gioco e pagare con carta.

 

Si diceva, il fattore mazzi tematici. Tra i classici formati noti di qualsiasi TCG, Pokémon mette sul tavolo il formato mazzi tematici, in cui, manco a dirlo, si possono giocare solo i mazzi preconfezionati. I mazzi vengono rilasciati nel gioco quando entrano sul mercato fisico, ed è possibile acquistarli con valuta in game. Questo rende il gioco molto appetibile a qualsiasi neofita, che in breve tempo impara a conoscere i mazzi che potrebbe trovarsi contro, un po’ come qualcuno più esperto riesce ad intuire cosa sta giocando l’avversario conoscendo bene il meta, ovviamente con le dovute proporzioni. In poco tempo, in questo modo, è possibile per chiunque entrare in Pokémon TCGO e iniziare a giocare e vincere senza sentirsi a disagio, ma è anche possibili iniziare a fare tornei in questo formato, che hanno il pregio di restituire in premio bustine scambiabili per carte singole nel mercato interno al gioco, così come lo sono le bustine riscattate dai codici, contrariamente a quelle acquistate con valuta in game che invece sono bloccate (così come le carte al loro interno). L’altro aspetto che mi colpisce e mi tiene stimolato, spingendomi a giocare praticamente ogni giorno è la presenza dello scalasfide, che altro non è che una serie di premi ottenibili vincendo partite su partite. Niente di particolare, se non fosse che è sempre possibile vedere tutti i premi disponibili nelle due settimane che dura ogni scalasfide. Può sembrare una cosa scema, ma il sapere che tra tot vittorie mi verranno regalate due bustine mi stimola molto di più che puntare ad un rank più alto in qualsiasi altro gioco di carte.

Se vi state chiedendo cosa mi ha mosso a mettermi al computer a scrivere queste righe, la risposta è semplicemente che dopo anni di tentativi ho trovato un gioco di carte che mi diverte, che mi permette di avere soddisfazione anche senza essere sempre dietro a ogni evoluzione, senza né draghi né maghi ma con pokémon splendidamente illustrati (senza nulla togliere alle bellissime illustrazioni di Magic: The Gathering, quelle di Pokémon TCG mi fanno sognare).

Certo, se il gioco uscisse per Switch io sarei il bambino più felice del mondo. Certo, se togliessero quei disegni orribili che rappresentano i giocatori avremmo un salto estetico non da poco. E infine, se mi facessero comprare i pacchetti in game sicuramente inizierei anche a cercare di costruire un mazzo vero. A prescindere da tutto quello che vorrei, finalmente ho capito chi risparmia gold in attesa delle nuove espansioni di Heartsone. Lo sto facendo anche io, aspettando febbraio per quella di Pokémon TCGO.

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