2014-11-27_00019Di Telltale e di quanto bene abbia fatto negli ultimi anni abbiamo già accennato nella recensione di Game of Thrones. La società sta vivendo un successo rampante e dirompente e questo è un dato di fatto. Dopo l’uscita di The Walking Dead è diventata una sorta di “moda” finire nelle mire di Telltale e il team, che originariamente era molto piccolo e concentrato, si è pian piano espanso, accrescendo le proprie ambizioni e le proprie mire. In quest’ottica abbiamo avuto i nostri dubbi quando fu annunciato il progetto Tales from the Borderlands, più che altro perché, come vedete, a differenza dei progetti passati è arrivato praticamente a ridosso di Game of Thrones. Team più grosso vuol dire poter gestire più lavori, ma due uscite nell’arco di un mese ci lasciano comunque perplessi, senza contare che Borderlands è una IP molto, ma molto particolare, su tutto per il suo umorismo nero e per il fatto che, essendo un videogame, ha di per sé un gameplay già ampiamente acclamato e sdoganato tra i fan. Un gameplay a cui Telltale, ovviamente, non può neanche lontanamente ambire. Con l’uscita vicinissima a Borderlands: The Pre-Sequel, i dubbi che i fan potessero restare scontenti erano poi ancora più alti. Vero è che è sempre interessante avere un punto di vista nuovo e fresco su un qualcosa di ampiamente consolidato, e che Gearbox ha supportato economicamente e moralmente il progetto… ma la vera domanda era: ce n’è bisogno?

Borderche?!

2014-11-27_00056Questa è una premessa tipica dei giochi Telltale ma è meglio farla comunque: Tales from the Borderlands non è un prodotto per tutti! Se pensavate di muovere i primi passi su Pandora attraverso questo prodotto (e quel che ci frulla nella testa è: “siete scemi o cosa?!”) allora prenderete una cantonata. TftB è palesemente un prodotto per i fan, che non solo masticano le terminologie della serie, ma anche la sua storia recente. Il gioco comincia infatti con un cospicuo spoiler sul finale del secondo capitolo, senza contare che proprio ad esso si riferisce con anche i cameo di alcuni dei suoi personaggi (primo su tutti il fighissimo ninja Zer0). Certo, nulla vi vieterebbe di tentare di fruirne stand alone, ma il consiglio è quello di giocare questo gioco solo dopo aver completato almeno Borderlands 2, perché altrimenti non ci capirete granché e, soprattutto, non comprenderete il tostissimo colpo di scena con cui questo primo capitolo si chiude!

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Quei bravi ragazzi

E così legandosi ideologicamente a Borderlands 2, questo primo appuntamento (di 6) con Tales from the Borderlands ci riporta su Pandora dopo un tempo indefinito da Borderlands 2, legandosi ad esso grazie ad una breve introduzione che ci racconta di quel che è intanto successo all’interno della Hyperion, la corporazione dispotica e prepotente che avendo base nello spazio sulla stazione Elios, si diverte a sfruttare e spadroneggiare sull’inospitale pianeta. Pandora, come ricorderete, è anche il pianeta dei Vault (o Cripte in italiano), dei misteriosi “sacrari” in cui è custodita tecnologia aliena particolarmente rara e potente. Proprio attorno all’acquisto di una chiave per aprire un Vault si lancia la narrazione di questo primo episodio, permettendoci così di conoscere i due personaggi protagonisti della vicenda: Rhys e Fiona, con annessi comprimari. Il primo è un dipendente Hyperion con un certo gusto per l’arrivismo e con un forte desiderio di scalata sociale, l’altra è una ladruncola di Pandora con la fascinazione per il denaro, ma anche con la passione per il rischio e per la truffa. I due sono la più classica delle coppie improbabili e, complice lo humor tipico della serie, permettono l’imbastirsi di una trama che sinceramente, nelle recente produzioni Telltale è probabilmente tra le migliori. Sia per ritmo che per trovate che per qualità dei dialoghi.

2524095-tales_fionadialogueNon mancano poi delle trovate sinceramente originali, nonché una tecnica di narrazione che, giocando sui due personaggi, offre spesso salti indietro onde mostrare entrambi i punti di vista, sovente con trovate spassose e francamente azzeccate che vanno a contraddire la narrazione di entrambi. Dal punto di vista narrativo, insomma, le vicende convincono sin da subito, e seppur l’inizio sia molto lento (forse anche troppo) gli eventi subiscono un climax molto rapido che va poi a culminare con un fighissimo colpo di scena. Anche la struttura ludico-narrativa fa il suo dovere, tant’è che (con tutti i dovuti se e ma) questo è forse il titolo TellTale più dinamico e ritmato tra la rosa di quelli usciti ad oggi. Intendiamoci: non aspettatevi chissà cosa, parliamo sempre di una sequel di quick time event e poco più, tuttavia la commistione è molto gradevole e il risultato è vincente. Le due interessanti introduzioni, che sono poi peculiarità dei personaggi principali, sono il fatto che Rhys ha un innesto ottico che gli permette una scansione degli ambienti alla ricerca di indizi, mentre Fiona – da buona ladra – potrà procacciarsi del denaro con cui acquistare certi oggetti o corrompere certi personaggi. Le idee sono buone, pur non essendo perfettamente bilanciate nell’economia di gioco, tant’è che l’uso dell’abilità di Rhys è stato, ad ora, preponderante. Tocca inoltre segnalare che, per quanto le abilità siano una bella trovata, esse danno comunque l’idea di essere in qualche modo “veicolate”, tant’è che il loro utilizzo è – almeno apparentemente – schiavo di momenti specifici dando al giocatore solo una pia illusione di libertà.

Welcome back

2524097-tales_rhysfionaMa se c’è una cosa che ci piace tantissimo di questo TftB è forse la sua eccezionale aderenza al mondo di Gearbox. Telltale ha infatti ben lavorato su quelli che sono alcuni dei punti salienti di Borderlands trasponendoli incredibilmente nel suo prodotto. Manca qualsiasi velleità da FPS misto a GDR ovviamente, ma per quel che concerne lo humor, la violenza (spesso idiota) e l’atmosfera generale siamo a livelli più che buoni. Oltre a mere meccaniche di fanservice, Tales from the Borderlands si preoccupa infatti di risultare aderente, continuativo e assolutamente immerso in quello che è un clima che il giocatore conosce bene e che praticamente si aspetta. Anche la violenza esagerata e continua (ma mai disturbante) è parte integrante dello “show” ed è confezionata ad arte, complice anche la modellazione dei personaggi e del mondo di gioco che, grazie al cell shading, è perfettamente ricalcata. Da questo punto di vista si tratta forse del miglior lavoro di Telltale, non per altro ma perché è lo stesso gioco originale ad essere dipinto in cell shading, per cui il lavoro più che “innovativo” (come era stato per The Walinkg Dead) è assolutamente derivativo e, forse proprio per questo, vincente. A chi temeva, insomma, che Telltale in qualche modo stemperasse il mondo di Pandora possiamo dire, sinceramente, che il titolo non deluderà. Il gioco sposa anche perfettamente quel dualismo tra il vecchio west e un luogo tecnologicamente avanzato che si è andato sempre più definendo nella serie, senza dimenticare robe come squadroni di banditi, motorette nel deserto, Boss dai nomi improbabili, e tutto quello stile alla “fratello scemo di Mad Max” che ci piace tanto, ma tanto tanto.

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NEIN NEIN NEIN!

C’è solo un punto che ci sentiamo di criticare in questo ennesimo lavoro Telltale, ed è la generale incertezza del motore di gioco. Per quanto riguarda la mole poligonale non ci sono dubbi che si tratti di un ottimo lavoro, anche se molte volte il gioco scopre il fianco a certi piccoli, ma comunque evidenti, erroracci di compenetrazione dei poligoni. Niente di grave, ma in un titolo narrativo, fatto spesso di inquadrature strette, certi errori saltano subito all’occhio, rovinando in parte quello che è un bellissimo impatto visivo. Anche le animazioni, come da tradizione, sono di un legnoso immane. Esse, a onor di cronaca, si comportano decisamente meglio che in altri titoli (come il recente Game of Thrones) ma stiamo comunque cercando di rendere il bicchiere mezzo pieno.

TFTB_Episode1_Image1Dopo valanghe di giochi tutti strutturalmente simili, ci risulta difficile credere che il team non sia in grado di rendere certi movimenti più fluidi. Anche le espressioni facciali, a dispetto di modelli davvero belli e definiti, lasciano spesso l’amaro in bocca per la loro lenta legnosità. Nei quick time event poi, l’effetto ottenuto è veramente scialbo e spesso dozzinale. Ultimi ma non ultimo, anche questo gioco è TUTTO in inglese. Il fatto che molti personaggi parlino con uno slang particolare, o che altri siano assolutamente sconclusionati (come da copione per Borderlands) non rende semplice la fruizione dei dialoghi a chi non abbia una buona conoscenza della lingua. L’aggiunta dei sottotitoli può in parte aiutare ma, come sempre, il fatto che si tratti di un gioco con una fortissima interazione con i personaggi in qualche modo demotiverà i non anglofoni. E non sentiamo nemmeno di farvene una ragione.

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