A quanto pare Netflix ha un debole per le storie adolescenziali. Da Stranger Things a Thirteen Reason Why, fino a presentare nel catalogo capisaldi dei teen drama come Skins. Eppure, alla più o meno sostanziosa lista, si aggiunge un recente gioiellino intitolato The End of the F**king World. La serie è tratta dall’omonima graphic novel di Charles Forsman, ed è orgogliosamente made in UK. Attraverso i suoi otto episodi della durata di venti minuti, vi vuole raccontare l’avventura di due adolescenti di 17 anni: James e Alyssa.
Il primo è uno psicopatico, e ha come obiettivo nella vita quello di uccidere una persona. Alyssa è la preda designata da James, solo che non lo sa e decide di innamorarsi di lui. Insieme iniziano un viaggio da fuggitivi, a causa delle difficili situazioni familiari e della noiosa cittadina inglese in cui abitano. Queste sono le premesse che portano a una narrazione turbolenta e imprevedibile, come se tenesse il piede costantemente premuto sull’acceleratore.

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What a F**king Love!

È difficile descrivere The End of the F**king World con un’unica parola. Diciamo che è un racconto on the road, con forte tinte di black comedy e una spruzzatina di crime. Anglicismi a parte, la serie diverte e sorprende proprio grazie alla sua natura varia che promuove una narrazione incalzante ma allo stesso tempo dolce, quasi poetica. Buone dosi di sangue e brutte parole si alternano a sguardi privi di parole e tocchi di mano romantici. Il mix particolare di The End of the F**king World è avvalorato anche dal modo di raccontare. Al classico dialogo si aggiunge la voce interiore di James e Alyssa, consentendo allo spettatore di conoscerli nel profondo e apprezzare la loro caratterizzazione.

I due protagonisti sono infatti l’espressione più pura dell’ibridismo che caratterizza la serie: James parla e si muove lentamente, quasi con apatia, mentre Alyssa vomita parole con tono rabbioso,  ama spezzare il silenzio ed è fortemente istintiva. Questo crea un contrasto palpabile sin dall’inizio, ma che si amalgama senza alcuna forzatura.
Ad evidenziare ciò è anche la performance dei due protagonisti: James è interpretato da Alex Lawther, attore che ha fatto il giovane Alan Turing in The Imitation Game, ed è stato il protagonista della 3×3 di Black Mirror Zitto e Balla. Dietro al personaggio di Alyssa si cela invece Jenny Barden, che ha partecipato a film di un certo calibro come The Lobster, e in serie TV come Penny Dreadful. Entrambi gli attori riescono a caratterizzare perfettamente i loro personaggi, con James visibilmente apatico e quasi sempre a disagio, mentre Alyssa è repentina, quasi grottesca. Emblematiche sono le scene di bacio tra i due, con lui goffo e pietrificato, e lei invece vorace e tipicamente adolescenziale.

Anche i personaggi secondari non fanno altro che colorare in maniera variopinta l’atmosfera di The End of the F**king World, a partire dai genitori, fino alle commissarie di polizia, tra cui troviamo un altro volto noto: nel cast vi è anche Gemma Whelan, già nota per il ruolo di Yara Greyjoy ne Il Trono di Spade.

What a F**king Style!

Dal punto di vista stilistico The End of the F**king World è una specie di Moonrise Kingdom – Una fuga d’amore ma più sfacciato. I colori pastello e il candore della pellicola di Wes Anderson vengono trasformati in cromie accese (gli outfit dei protagonisti) o in scale di grigi (i paesaggi britannici), mentre la musica dolce lascia spazio a una playlist movimentata ma dal forte gusto retrò. La maggior parte dei brani di The End of the F**king World sono canzoni tratte dagli anni Cinquanta e Sessanta.
Dopo queste premesse, pare di avere a che fare con un prodotto particolarmente hipster. In realtà non avete nulla da temere, perché, come è stato detto poc’anzi, i toni irriverenti e crudi della narrazione rendono il tutto più affascinante e piacevole da seguire.

Quanto al doppiaggio, per godere al massimo dell’esperienza, vi consigliamo di gustarvi la serie in lingua originale. Le voci italiane si prestano bene ai diversi personaggi, ma si perdono tutte le varie sfumature dell’inglese. In special modo Alyssa ha un modo di parlare particolare, dotato di una forte carica espressiva, che in italiano purtroppo si va a perdere.
In generale ogni elemento stilistico serve a rimarcare la matrice inglese di The End of the F**king World. Modi di dire, colori, linguaggio, volti dei personaggi:  sono tutti aspetti che catapultano lo spettatore in Gran Bretagna.

Verdetto

The End of the F**king Worldè l’ennessimo prodotto che rende felici gli abbonati di Netlfix. Un nuovo teen drama che prende spunto dai racconti di viaggio, dalla commedia ma anche dal thriller. Grazie alla commistione di generi e stili, la serie travolge lo spettatore, con ritmi veloci e a volte inaspettati, oppure con scene lente e particolarmente profonde. Grazie anche ai due giovani protagonisti, originali e ben caratterizzati, lo spettatore razionale non sa mai cosa aspettarsi durante le varie tappe del loro viaggio, a meno che James e Alyssa decidano di rivelarlo attraverso i propri flussi di coscienza.
Difficile non restare coinvolti con la loro storia, che scorre veloce e con impatto, come uno shot di whisky.
L’epilogo, sebbene metta un punto alla vicenda, rimane criptico e lascia spazio a diversi interrogativi, per cui non è difficile aspettarsi una seconda stagione.
In questo caso, saremmo di nuovo felici di tornare adolescenti.

The End of the F**king World – Recensione della serie di Netflix
8.5Overall Score
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