Nuovo protagonista, stesso incubo, o quasi…

A diversi mesi dalla sua uscita, molti si saranno anche dimenticati di quel The Evil Whitin che rappresentò il grande ritorno di Mikami nel genere dei survival horror, ma gli appassionati invece, erano in grande attesa di quei fatidici 3 DLC che da subito vennero annunciati. Finalmente è uscito il primo di questi, The Assignment, add-on che promette di ampliare l’universo del gioco raccontando le vicende parallele di Juli Kidman. Dopo averlo giocato e finito con gran voracità, vediamo un po’ cosa abbiamo per le mani.

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Giocando TEW, per la maggior parte del tempo non avete la minima idea di cosa stia facendo la vostra collega Kidman, ma sapete che quest’ultima nasconde molto di più di quello che vorrebbe far intendere, vista l’ambiguità generale che pervade ogni sua comparsa all’interno del gioco. Chi è realmente costei? Per chi lavora? Quali sono le sue reali intenzioni e come è sopravvissuta all’incubo che ha coinvolto tutti i protagonisti del gioco originale?

The Evil Within: The Assignment RecensioneQuesto DLC rappresenta la prima parte della sua storia, a cui avrà seguito un secondo nei prossimi mesi che porterà a conclusione questa nuova vicenda. Cominciamo subito con il dire una cosa, Mikami non ha lavorato a questi contenuti aggiuntivi e si vede. The Assignment infatti condivide ben poco con l’avventura originale, e questa cosa rappresenta due facce della stessa medaglia: da una parte, come vi descriverò tra poco, questa porzione di gioco si allontana con convinzione dall’impianto ludico di The Evil Within, e questo ne rappresenta un possibile punto positivo per quanti vedono di cattivo occhi i “more of the same” e sono più attirati dalla rivisitazione completa di alcuni universi ludici. Dall’altra parte però, spiace dirlo, il lavoro fatto dal director John Johanas non riesce ad eguagliare in nessuna misura e in nessun comparto quello di Mikami. È quindi da bocciare totalmente? Non esattamente, in fondo non raggiungere il livello di uno dei più grandi game designer del mondo non significa per forza fare un cattivo lavoro.

The Evil Within: The Assignment Recensione

Chiariamo subito di cosa stiamo parlando: in The Assignment non si spara, mai (e quando lo si fa, non conta, e capirete giocando). Il gioco infatti escluse qualsiasi approccio offensivo in favore di un’esplorazione totalmente stealth in cui la vostra unica risorsa sarà una torcia. Questa oltre all’ovvia funzione di illuminarvi un tragitto volutamente oscuro e inquietante (in questo fortunatamente, il DLC non abbassa i livelli qualitativi dell’opera di Mikami ma ripropone la stessa opprimente atmosfera) vi servirà per risolvere qualche situazione di gioco e i rompicapo ambientale con cui potrete proseguire l’esplorazione o scoprire preziosi file che chiariranno qualche punto oscuro della trama. Ecco, soffermiamoci un attimo su questo.

The Evil Within: The Assignment RecensioneVista l’esigua durata del DLC (3 ore circa per concluderlo) e la proposta ludica da “una botta e via” studiata per rendere coinvolgente la prima run ma senza darvi reali sputi per la rigiocabilità, mi aspettavo davvero si puntasse tutto sul suo valore narrativo. Il giudizio su questo non può che essere parziale visto e considerato che molte argomentazioni sono lasciate in sospeso fino al prossimo capitolo, ma la sensazione è che venga messa sul fuoco troppa carne inutilmente. Invece di soffermarsi sui misteri dello STEM e i retroscena dietro le azioni di Ruvik per chiudere in maniera soddisfacente tutti i discorsi lasciati aperti nel gioco principale, vengono introdotte nuove misteriose figure e tutta la linea narrativa prende un po’ le distanze da quella principale per seguire dei binari propri. Inoltre c’è da dire che le poche volte che effettivamente ci sono delle rivelazioni interessanti che potrebbero rispondere a qualche domanda a cui Sebastian non ha trovato risposta, spesso si tratta di cose già intuibili nella campagna principale e qui solo riconfermate. Insomma, nasce in noi il dubbio che forse non si sia sfruttata benissimo l’occasione di unire tutti i puntini con questa nuova avventura, e che un secondo capitolo non sarà sufficiente a chiudere tutti i discorsi, lasciando la maggior parte della trama ancora aperta a speculazione e ipotesi. Mah… vedremo.

The Evil Within: The Assignment Recensione

Ma torniamo un attimo a parlare del gameplay. Come già detto rielabora le prime sezioni di The Evil Within che ci vedevano principalmente agire nell’ombra e le espande in nuove direzioni. Queste sono effettivamente riuscite per la maggior parte dei casi e sapranno veicolare molto bene diversi momenti di tensione.

The Evil Within: The Assignment RecensioneCapiterà infatti di dover ricorrere ad “elaborate” strategie anche per smarcarsi dal più stupido dei nemici, magari attirandolo nella stanza vicina facendo squillare un telefono. Kidman dovrà fare i conti anche con qualche creatura nuova, opportunamente creata per essere sconfitta o aggirata sempre in maniera poco aggressiva. Sicuramente una di queste, una specie di donna grottesca con un faro al posto della testa, è protagonista delle sezioni più riuscite del DLC. Non che siano particolarmente originali intendiamoci, parliamo sempre di accucciarsi dietro l’angolo e trovare il modo per sgattaiolare altrove, ma nell’economia dell’enciclopedica rassegna di momenti di pura tensione a sfondo horror che vuole essere l’esperienza the Evil Within nella sua totalità, è sicuramente una buona aggiunta che fa il suo dovere. In generale comunque, The Assignment scorre via abbastanza piacevolmente, non posso dire davvero di sentir sprecati i 10 euro che va pagato, ma è bene sottolineare che comunque l’esperienza presenta tre difetti con cui bisogna purtroppo scendere a compromessi. Primo: il gioco abbandona qualsiasi minima parvenza di libertà esecutiva, e ogni sezione più o meno riuscita che sia, richiede una e una sola modalità per essere superata. Secondo: è stato implementato un sistema di copertura che davvero non ha senso di esistere, che si rivela utile per sbirciare degnamente dietro l’angolo una volta su cento, risultando totalmente superfluo in tutti gli altri casi. Terzo: la direzione artistica delle ambientazioni che andremo a visitare è visibilmente una spanna sotto quelle del gioco principale, non sono necessariamente brutte, ma sicuramente meno ispirate. E questo è quanto.

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