Prendere il colosso per mano.

L’E3, dall’anno scorso, ormai non è più lo stesso. Ci hanno tolto il piacere di aspettare invano i giochi che tutti chiedevamo a gran voce ma che non arrivavano mai, e per i quali era masochisticamente bello vedere le proprie fragili speranze puntualmente tradite. Come fare il tifo durante una partita di calcio in bilico sullo 0 a 0 fino all’ultimo minuto: anche se alla fine perdi, volete mettere la tensione e la passione? Invece niente, ora che Shenmue 3 è stato annunciato, il remake di Final Fantasy VII pure e The Last Guardian, di cui vi parleremo qui, è ancora vivo e vegeto, quale altare ci rimane a cui sacrificare la nostra perenne frustrazione ed eterna pazienza?

Beh, bisogna pur tirare avanti. E quindi facciamo quattro chiacchiere su The Last Guardian, uno dei giochi dalla gestazione comunque più lunga e drammatica di sempre. Iniziamo col dire che Fumito Ueda, al timone del progetto, è lo stesso che su Playstation 2 realizzò ICO prima e Shadow of the Colossus poi, due capolavori incredibili non tanto per aver rivoluzionato il medium videogioco, quanto per aver saputo parlare al giocatore in un modo sottile e nuovo, toccandone le emozioni grazie ad una narrazione atipica, delicata, attraverso atmosfere poetiche e impressioni di civiltà antiche e perdute.

Qualcosa è però andato storto con questo terzo titolo, previsto originariamente per Playstation 3 e poi scomparso dai radar, nonostante i vertici di Sony dicessero di stare tranquilli. Noi ce ne siamo stati tranquilli (un bel po’) e finalmente l’anno scorso The Last Guardian è tornato. E ora, rullo di tamburi, siamo persino in prossimità dell’uscita, fissata per il prossimo 25 di ottobre. Ma cos’è, esattamente, che sappiamo del gioco in questione?

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Il bambino e il grifone

The Last Gurdian vedrà i due co-protagonisti, un giovane dal corpo coperto di tatuaggi e una specie di grifone dalle ali spezzate di nome Trico, risvegliarsi rinchiusi assieme, loro malgrado, in un luogo alquanto misterioso e suggestivo (le immagini parlano chiaro). Il gioco verterà integralmente sul rapporto tra i due, fatto di iniziale diffidenza, e starà al giocatore guadagnarsi la fiducia dell’animale tramite comportamenti e gesti affettivi quali, ad esempio, nutrirlo e coccolarlo. Sarà inoltre presente fin dal principio una voce narrante, che si suppone essere quella del protagonista umano, oramai adulto, in grado quindi di svelare attraverso il racconto orale alcuni dei gangli più nascosti della trama. L’obiettivo, ad ogni modo, sembra quello di creare un forte legame di attaccamento con l’animale, attraverso il quale poter vincere ostacoli altrimenti insormontabili. Un po’ come fu per Yorda in ICO. Ueda, lo so che stai leggendo, se mi fai morire Trico alla fine del gioco ti vengo a cercare in Giappone e ti do due schiaffi.

Non conosciamo ovviamente molto delle vicende che potremo vivere, sappiamo però da quel che abbiamo visto che le atmosfere liriche e sospese nel tempo e le pachidermiche architetture come memento di civiltà sconosciute, tipiche della produzione del designer giapponese, sono ancora dove devono essere, e questo non può che riempirci il cuore di speranze positive.

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Animalone domestico

Sul lato gameplay possiamo già avere qualche certezza in più, considerato il materiale rilasciato da Sony. Lo stile da adventure game votato alla risoluzione di enigmi ambientali degli episodi precedenti di quella che è, di fatto, una saga, lo ritroviamo puntualmente anche in The Last Guardian, con l’aggiunta di questo nuovo elemento “animale” che è Trico. Per proseguire sarà necessario risolvere puzzle con l’aiuto del fedele quadrupede, che con la sua stazza permetterà al nostro (altro) protagonista spostamenti che gli sarebbero preclusi. Il bambino, infatti, potrà arrampicarsi sul dorso dell’amico nello stesso modo in cui ci si arrampicava sui colossi in Shadow of the Colossus.

Le analogie non finiscono qui: anche i lenti e impacciati movimenti del protagonista umano ricordano a loro volta le animazioni dei personaggi dei precedenti titoli. Il gioco avrà, di conseguenza, un ritmo più cadenzato di quanto non siamo abituati a vedere di questi tempi. Il sistema di combattimento appare ancora una volta marginale, dove per marginale si intende che gli scontri, probabilmente, non saranno elemento centrale nell’economia del titolo (nonostante il trailer ci mostri brevemente la presenza di altri grifoni, apparentemente ostili, suggerendoci la possibilità di scontri coi fiocchi). Si aprono ad ogni modo prospettive molto interessanti, come la possibilità di indicare al nostro grosso animale dove colpire tramite uno scudo in grado di riflettere la luce. E considerate che, tra le altre cose, Trico ha una coda elettrica. Come tutti i grifoni, no?

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Che stile!

Quello che un po’ non convince di questo ultimo lavoro di Ueda è l’aspetto tecnico, che certamente sconta la gestazione complicata e il concepimento per macchine di scorsa generazione. Ciò non equivale a una totale condanna all’impianto tecnico di The Last Guardian, benché (almeno per ora) i modelli siano lontani dall’essere all’ultimo grido. Il sistema di illuminazione, sul quale lo sviluppatore punta forte, è comunque di ottimo livello, e la realizzazione di Trico è davvero interessante, soprattutto per quanto concerne le movenze.

La regia, come da tradizione, è assolutamente incredibile: la telecamera si muove assieme al protagonista per regalarci scorci di grandissimo impatto, costruendo quell’atmosfera di smarrimento tipica dei titoli di Ueda. Il piccolo umano diventa ancora più minuscolo quando messo di fronte alle maestose architetture, ferme in un vuoto spaziotemporale che sembra non avere orizzonti. La  sensazione di totale impotenza è palpabile, e l’inadeguatezza dell’uomo di fronte al possente animale e alle strutture in cui si trova a peregrinare invertono quello che è canonicamente il ruolo dell’eroe, più forte di ciò che lo circonda e contro cui si scaglia di conseguenza. In questa produzione quello del protagonista è invece un mero tentativo di sopravvivenza, volto a evitare di lasciarsi schiacciare da qualcosa di titanico.

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In conclusione

Le aspettative per un’epopea di fortissimo impatto ci sono tutte, dunque, e data la grande capacità del team di sviluppo di raccontare storie possiamo confidare che passeremo sopra ai probabili inciampi tecnici di The Last Guardian. Finalmente, dopo anni di attesa, possiamo dire che manca poco, e l’hype è ancora una volta (speriamo l’ultima) alle stelle. Per chiunque non abbia ancora giocato i precedenti ICO e Shadow of the Colossus, è il momento di mettersi in pari, possibilmente con le ottime riedizioni per Playstation 3. Sarebbe proprio un peccato farsi trovare impreparati, questo ottobre. Noi non lo saremo.

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