La domanda non è “chi è”, la domanda è “perché?”.

Quella delle rimasterizzazioni è un pratica che ha preso piede nel corso dell’ultimo anno. Non che prima non esistessero ovviamente, ma le si accoglieva con uno spirito diverso. Come quando usciva una rimasterizzazione di un disco e tu, felice, sapevi che finalmente potevi ascoltare un album con una qualità migliore, complice le migliorie apportate in anni di lavorazione e produzione. Diversamente dal campo musicale, tuttavia, i videogame hanno sposato la filosofia delle rimasterizzazioni abbracciando le necessità dettate dal pubblico: la prima era quella prettamente danarosa. Un titolo buono, ma per qualche motivo infelice dal punto di vista delle vendite, ha bisogno di una spinta in più, ed ecco che lo si rende adeguato per la nuova generazione console, facendo quindi salire in modo “economico” i proventi di vendita. Questo è il caso di giochi come Tomb Raider, le cui vendite next gen hanno certamente contribuito alle buone speranze per l’atteso sequel. La seconda pratica, invece, è molto più subdola e mira a mettere sistematicamente un freno al nostro scontento. Parliamo dell’uscita di un titolone in versione rimasterizzata onde dare una qual sorta di “contentino” a chi, evidentemente scontento di avere una console che prende polvere, vorrebbe ogni tanto avere la gioia di acquistare un disco da inserirci dentro, in quella che è un’annata particolarmente povera e ricca di rimandi. Con questo concept, per noi evidente, ma per altri apparentemente alieno, arriva sul mercato The Last of Us: Remastered. Prima che storciate il naso guardando il voto di questo articolo, che vi lanciate in campagne contro di noi che neanche il KKK, o peggio, gridiate che siamo dei blasfemi, provate ad accendere un attimo quel prezioso organo che spesso, purtroppo, pare si spenga quando siete su internet: esatto, il cervello. Qui non si mette in dubbio la bontà di The Last Of Us. L’ultima fatica Naughty Dog è un gioco ottimo, divertente, certamente ben costruito. Un titolo la cui qualità dal punto di vista registico, narrativo, ma anche solo estetico riesce a mettere rapidamente una pezza ad una serie di difetti (metti: l’IA) un po’ cretini, ma comunque archiviabili, in virtù di quella che è una grande opera ludica e narrativa. Non ci stupisce l’incetta di premi raccolti dal gioco alla sua uscita, così come non ci sorprende l’ottimo seguito che il gioco ha riscosso dimostrando come, seppur con qualche riserva, Naughty Dog sia un team di sviluppo poliedrico e maturo, abbastanza lungimirante da riuscire a lanciarsi, con successo, in una nuova e rischiosa IP di fine generazione. Quel voto, quel maledetto voto che state visualizzando con volto incredulo, è dato da QUESTA edizione del gioco. Un’edizione che poco aggiunge all’uscita originale che – vi prego ricordiamolo – è arrivata un anno fa! Chiarito ciò, andiamo avanti

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Qualcosa di vecchio

Dal punto di vista meramente ludico, The Last Of Us non sembra invecchiato di un giorno. Bella forza… alcuni di voi potrebbero averlo finito appena qualche mese fa, vista l’uscita recentissima del gioco. Le meccaniche, abbastanza tipiche per un TPS, sono poi quelle basilari del genere, risultando in tal senso “sempreverdi” e poco inclini all’anacronismo. Il gioco in sé, insomma, funziona più che bene e non registra alcun passo falso. Certo, questa rimasterizzazione poteva essere un’occasione per la revisione di altri errori minori che i diversi aggiornamenti non sembravano essere stati capaci di risolvere (pensiamo a cose semplici come gli errori in alcuni dialoghi o a cose più complesse come la gestione dell’IA) ma a ben vedere si tratta di piccolezze che non sono state mai capaci di ledere la bontà dell’opera e su cui si può mettere una pietra sopra. Perché allora pensarci un attimo? Perché, pare, il team abbia dedicato 6 mesi del proprio tempo per questa riedizione il che ci fa quindi presupporre che, salvo l’upgrade grafico e l’introduzione della nuova modalità fotografica (di cui parleremo a breve) si sia fatto ben poco.

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Chiariamoci: non è un problema. Il punto è che il gioco è uscito appena un anno fa, e viene oggi rivenduto a prezzo quasi pieno. Scusate se pensiamo un attimo ai soldi, e non pensate che sia questione di venalità, ma vogliamo essere semplicemente realisti: vale la pena spendere tutti questi soldi per un prodotto così recente a cui, quasi certamente, abbiamo già stra-giocato? La risposta è incerta e potremmo dire, per levare le castagne dal fuoco: “ni”. La verità è che l’acquirente deve identificarsi bene prima dell’acquisto. Se siete persone che hanno già il gioco (magari anche senza i suoi contenuti extra) e che lo hanno finito ma non hanno un cacchio da giocare su PS4, allora a risposta è semplice: no. Perché avrete per le mani lo stesso gioco di un anno fa, senza mezzi termini. Si, più bello graficamente, ma bella lì e potreste spendere il vostro denaro nell’acquisto dei semplici DLC, e neanche tutti a ben vedere, visto che salvo Left Behind, il resto è parte di una modalità multiplayer che non ha mai del tutto convinto. Se invece non avete mai giocato a The Last Of Us o non avete mai avuto una console Sony, allora fiondatevi in negozio, perché parliamo della versione esteticamente migliorata di quello che è un masterpiece PlayStation. Il gioco resta infatti praticamente identico all’originale dal punto di vista delle meccaniche e non introduce niente di niente, salvo la possibilità, del tutto opzionale, di scattare delle istantanee del gioco utilizzando il tasto L3. Neanche dal punto di vista dei trofei o dei collezionabili in game si aggiunge nulla e, seppur la lista dei collezionabili sia imponente, essa non è altro che la fusione di tutti i trofei aggiunti con i vari DLC, pratica a cui il team di sviluppo è stato sempre devoto, come già ai tempi di Uncharted 2. Dal punto di vista del contenuto in sé, insomma, The Last Of Us è la copia esatta di quello che era l’anno scorso. Ed a questo punto vorrei ci rifletteste: se lo avete già comprato e stra-giocato perchè dovreste farlo di nuovo? Se anche non lo avreste già giocato, non ci sarebbero comunque motivi per rifarlo adesso perchè, diciamocelo, 50 Euro (che è il costo dell’uscita) sono pur sempre soldi benedetti e spendendo appena un quarto della somma, vi potreste portare a casa semplicemente Left Behind in formato digitale, che è forse l’unico orpello di questo pacchetto che non tutti i giocatori potrebbero aver provato. Che poi mi viene da pensare che molti di voi che l hanno acquistato, sono anche gli stessi che corrono in giro prendendo a calci quanti osannano determinati giochi per il solo comparto grafico ignorando il resto… il che è decisamente ridicolo.

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Left Behind

E visto che ne abbiamo tanto parlato, ma che è forse la parte meno nota del gioco, più che dedicarci al resto parliamo un attimo di Left Behind, unico DLC single player della storia e la cui fruizione è consigliata solo a quanti avranno già finito il gioco dato lo spoiler di un momento cruciale delle parti finale dell’avventura originale. Questo ottimo DLC racconta due momenti della vita di Ellie, il primo antecedente l’incontro con Joel, il secondo intramezzato in un momento avanzato dell’avventura dei due. La narrazione, come per tutta l’avventura, è preponderante e racconta uno spaccato della vita di Ellie toccante e triste, spiegando al giocatore un antefatto originariamente solo accennato. Ricalcando le meccaniche originali, Left Behind si propone così come un ottimo lascito al giocatore, approfondendo un personaggio, quello di Ellie, il cui passato non era (certamente in modo voluto) ben espresso nel corso delle ore di gioco. Un’ottima chiosa di quello che è ludicamente e concettualmente The Last Of Us e, di fatto, unico DLC che sia mai valso veramente l’acquisto, salvo forse l’ultimo edito per la modalità multiplayer, non per meriti propri della modalità, ma solo perché aggiunse al gioco un ulteriore livello di difficoltà, presente in questa Remastered, che disabilitava l’interfaccia a schermo e rendeva i nemici e la gestione risorse ancora più ostiche: la modalità Realismo.

Qualcosa di nuovo

Però dai, proviamo a spezzare qualche lancia in favore di quest’uscita. Su tutto, c’è il comparto tecnico, che è poi l’unico, vero, punto a favore dell’acquisto. La versione PS3 del titolo era una delle ultime perle della libreria della console Sony e confermava le ottime qualità del team di sviluppo, che da Uncharted in poi ha sempre lavorato per il miglioramento del proprio motore grafico, cercando di gestire come meglio possibile le risorse della console. Se un neo (dal punto di vista tecnico) si poteva additare a The Last Of Us, era forse nel generale lavoro di pulizia e nella stabilità del frame rate. Quest’ultimo non proprio ballerino, ma forse un po’ incerto nelle situazioni più ricche di poligoni. Con questa riedizione, questi problemi trovano una soluzione. Su PS4 il capolavoro Naughty Dog viaggia infatti a 60 fotogrammi stabili, fregiandosi del supporto ai 1080p nativi. Anche la definizione degli elementi di contorno composti di poligoni come fogliame, alberi e addobbi vari ritrova nuova vita su PS4 e il colpo d’occhio è decisamente appagante. Il lavoro fatto, a ben vedere, giustifica la lavorazione di 6 mesi, e pare che Naughty Dog si sia sbizzarrita ad arricchire la profondità del paesaggio e degli ambienti grazie alla potenza della nuova console.

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Potremmo sciorinare tecnicismi e dirvi che non ci sono effetti evidenti di stuttering (fenomeni di non corretto aggiornamento dell’immagine slegati dal numero di frame a schermo) o V-Sync, ma sinceramente: perché? Non sappiamo quando videogiocare su console sia diventato un problema di frame, fatto sta che se proprio avete bisogno di masturbarvi pensando all’aggiornamento video, Naughty Dog ha confezionato un’esperienza visiva più che dignitosa in cui, addirittura, i puristi potrebbero scegliere di sacrificare i 60 frame e tornare ai 30, grazie ad una comoda opzione che da alla resa visiva generale persino un tocco in più (particolarmente evidente nelle ombre). Per il resto, sempre dal punto di vista tecnico, si sono notevolmente accorciati i caricamenti, lo scalo degli oggetti in lontananza è migliorato sia in qualità che definizione e la generale ricchezza delle texture si è decisamente affinata, confermando così The Last Of Us come un’ottima esperienza visiva. Anche i modelli poligonali, com’è ovvio, hanno subito un arricchimento, sia nel numero di poligoni che nella qualità dei dettagli e ciò è evidente sia nel corso del gioco che nel mezzo delle cutscene che, come sempre, sono ancora più definite e apprezzabili che le normali sessioni di gioco. Insomma, di tecnicismi in cui perdersi ce ne sono su tutti i fronti. Quel che è evidente è che il team di sviluppo ha profuso tempo e impegno per configurare al meglio il proprio titolo sulla nuova console, effettuando un upgrade tecnico su qualsiasi fronte, sia esso meramente estetico o più squisitamente acustico.

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Ma siamo onesti: sono davvero fattori che implicano un nuovo acquisto? Se così fosse, allora tutti i nostri apprezzamenti sul gioco originale sarebbero stato fasulli perché se tale è l’infatuazione e la necessità per questi upgrade da spingere l’utente (che già ha giocato e acquistato) ad effettuare un nuovo acquisto, allora forse il gioco originale non era così meritevole. Oppure forse, semplicemente, non avete un cavolo da giocare e pensate che sia saggio rigiocarsi un qualcosa che già avete a prezzo pieno. Come che sia, a ben vedere, salvo le lezioni di tecnica di programmazione di cui sopra, Remastered aggiunge solo la già citata modalità fotografica che per qualche motivo è osannata in ogni dove. Noi siamo sinceri: è inutile. A fronte delle meccaniche di sharing già implementate nella console, che tanto sollazzano un certo tipo di utenza più “social”, non capiamo come scattare fotografie in un gioco in cui, certamente con risoluzione diversa, è comunque già possibile scattarle come orpello dell’hardware, faccia gridare al miracolo. Vero che qui, come un novello Instagram videoludico, si possono aggiungere filtri e cagate varie ma la domanda resta la stessa: perché?

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