“Sogno il giorno in cui usciranno dai flutti e stringeranno negli artigli immensi i resti dell’umanità insignificante, logorata dalle guerre…”

Howard Phillips Lovecraft è stato uno degli scrittori più influenti del secolo scorso, quantomeno nell’ambito della cultura pop: potreste averlo incontrato ascoltando i Metallica (The Call of Cthulhu) o gli Electric Wizard (Dunwich), oppure leggendo i fumetti di Alan Moore (Neonomicon e Providence su tutti), o, addirittura, leggendo qualche manga. Nel settore videoludico il corpus lovecraftiano ispira da oltre trent’anni gli sviluppatori, fra cui spiccano senz’altro i ragazzi di Frogwares, autori, oltre che del presente The Sinking City, anche di Sherlock Holmes: The Awakened e di Magrunner: Dark Pulse.

Questa volta Frogwares ha voluto osare, proponendoci una storia inedita, interamente incentrata sulle tematiche e il pantheon lovecraftiani, calata in un contesto open world.

“Il Lovecraftismo scorre potente, nella tua famiglia” [semi-cit.]

Charles Reed è un veterano della Prima Guerra Mondiale (un gioco su Lovecraft deve essere ambientato negli anni Venti, NdR), ora detective privato, che si reca nella città di Oakmont nel Massachusetts, non lontano da Innsmouth, che ha già ispirato in passato il sopracitato Neonomicon. Il suo obiettivo è quello di trovare la scaturigine degli incubi che lo tormentano ormai da anni. Giunto a Oakmont, il nostro protagonista si trova ben presto a contatto con i culti dei Grandi Antichi e degli Dei Esterni, fra cui Dagon (lettura propedeutica al gioco) e Shub-Niggurath (misteriosissima, viene citata in diversi racconti).

Nessun’altra opera è in grado di immergere il fruitore nelle atmosfere lovecraftiane come lo fa The Sinking City, lontano anni luce dal concetto di titolo su licenza: quella di Frogwares, piuttosto, è un’aperta dichiarazione d’amore verso lo scrittore americano. Aggirandosi per la desolata Oakmont, mezza sommersa dalle acque, il giocatore può avvertire una sensazione molto simile a quella che affligge il lettore di The Shadow over Innsmouth (altra lettura propedeutica). Tra una Dunsany Lane (Lord Dunsany fu una fonte di ispirazione per Lovecraft, NdR) una Providence Avenue, lo straniero si imbatte in uomini pesce, predicatori pazzi e orribili creature ripugnanti. Inoltre, considerata l’importanza dei fondali marini per il pantheon di Grandi Antichi e Dei Esterni, sono state inserite anche delle suggestive sezioni con scafandro.

The Sinking City

L’unica tematica che The Sinking City non può abbracciare pienamente è quella del rapporto fra l’orrore e l’ignoto: in molti racconti di Lovecraft le cose più inquietanti sono quelle che non si vedono né si comprendono, che vengono appena accennate o descritte sommariamente, in quanto, secondo lo scrittore, “la più antica e potente emozione umana è la paura, e la paura più antica e potente è la paura dell’ignoto”. Chiaramente in un videogame, diversamente da un racconto, si vede tutto, ma Frogwares riesce a cavarsela benone grazie all’arcana vicenda architettata e all’implementazione di una meccanica del gameplay legata alle allucinazioni, un po’ come avveniva nell’indimenticabile Eternal Darkness per GameCube.

La comprensione della realtà e la pazzia avanzano di pari passo, proprio come ne Il richiamo di Cthulhu:

Ritengo che la cosa più misericordiosa al mondo sia l’incapacità della mente umana a mettere in correlazione tutti i suoi contenuti. Viviamo su una placida isola di ignoranza nel mezzo del nero mare dell’infinito, e non era destino che navigassimo lontano. Le scienze, ciascuna tesa nella propria direzione, ci hanno finora nuociuto ben poco; ma, un giorno, la connessione di conoscenze disgiunte aprirà visioni talmente terrificanti della realtà, e della nostra spaventosa posizione in essa che, o diventeremo pazzi per la rivelazione, o fuggiremo dalla luce mortale nella pace e nella sicurezza di un nuovo Medioevo.

Quindi non è un’avventura grafica?

La stragrande maggioranza della produzione di Frogwares è costituita da avventure grafiche moderne, quasi tutte aventi come protagonista Sherlock Holmes. The Sinking City, almeno sulla carta, si propone come qualcosa di molto diverso: un action adventure open world, con una città liberamente esplorabile e sezioni investigative alternate a sezioni shooter.

The Sinking CityCiononostante, il gioco è molto più vicino alle avventure di Sherlock Holmes di quanto possa sembrare a prima vista, dal momento che la componente investigativa è decisamente quella preponderante, nonché di gran lunga la migliore, in linea con l’esperienza quasi ventennale dello studio ucraino. Le sezioni shooter di fatto sono approssimative e non riescono ad essere nulla più che un diversivo per spezzare un po’ il ritmo. La componente open world si rivela da un lato fondamentale per il coinvolgimento del giocatore, dall’altro decisamente povera sul piano del gameplay: di fatto, il tessuto urbano serve quasi esclusivamente a connettere fra di loro i luoghi delle investigazioni.

Tutto ciò di per sé non rappresenta un problema: d’altronde, nessuno comprerà The Sinking City perché si spara ogni tanto, e nessuno si aspettava che una città morente come Oakmont brulicasse di minigame e mini-quest; in ogni caso, le side quest ci sono e si rivelano variegate (nell’ambito di un gioco investigativo) e spesso contribuiscono alla ricchezza della lore, per cui bene così.

Il problema è costituito dal comparto tecnico, il vero tallone d’Achille di Frogwares. Non parliamo del mero dettaglio grafico, ma di tutte quelle magagne che fanno sbuffare il giocatore, rendendo meno piacevoli le lunghe sessioni (perché in questo genere spesso è un peccato lasciare qualcosa a metà prima di spegnere…, NdR) pad alla mano. I mostri più temibili che incontrerete sono il frame rate in costante affanno e i tempi di caricamento, che rendono ogni fast travel (e ne farete, di fast travel…) uno spiacevole intermezzo. Ho testato la versione per PlayStation 4, per cui non posso dire se il gioco giri meglio su PC; me lo auguro… Secondariamente, The Sinking City è afflitto da qualche bug e glitch, dalle compenetrazioni poligonali e da problemi di v-sync. Emerge chiaramente in questo frangente tutta l’inesperienza di Frogwares.

The Sinking City

A questo punto, come spesso accade anche nel gioco, siamo messi di fronte a una scelta: possiamo considerare The Sinking City come un action adventure open world, e in tal caso lo troveremo carente a causa di tutti i difetti che ho enumerato sopra; oppure possiamo vederlo come un’avventura grafica “espansa”, ambientata nel magico orrorifico mondo di Lovecraft. Il sottoscritto, come avrete ormai intuito, propende per la seconda opzione.

 

Giovanni Ormesi
Scrivo di videogiochi (più o meno bene) dal 2008, dopo una decina abbondante di anni passati fra le pagine delle bellissime riviste cartacee, che purtroppo si sono perse con il tempo e con il progresso. Oltre ai videogame, sono anche un buon lettore, specialmente – per quanto attiene all'ambito nerd – di Dylan Dog. Nel bene e nel male.