Tutto ciò che possiamo decidere è come disporre del tempo che ci è dato

Quando pensiamo al fantasy, la maggior parte di noi non può fare a meno di ripensare a quanto sia stata importante la figura del Professore di Oxford, John Ronald Reul Tolkien, nato il 3 Gennaio del 1892 a Bloemfontain, in Sudafrica.

Negli anni, la figura del Professore è stata non solo associata al suo manifesto contributo alla filologia e alla letteratura inglese, ma anche oggetto di numerose discussioni riguardo al suo effettivo contributo sulla narrativa fantastica. Nel bene e nel male, Tolkien è divenuto un convitato di pietra per tutti gli scrittori fantasy contemporanei, una pietra miliare con cui essi si sono dovuti confrontare.

Forse perché Tolkien è, ancora oggi, una delle figure archetipiche di scrittore fantasy. Prima ancora che come autore, l’uomo dietro ai libri che narrano delle leggende e delle avventure di Arda presenta in sé quelle caratteristiche che caratterizzano gran parte degli autori fantasy, una forma di malinconia e disillusione che identificano bene coloro i quali decidono di creare un mondo per potersi difendere da una realtà difficile e ostile.

Dal Sudafrica alla Somme

I primi anni di Tolkien sono caratterizzati dalla sua vita in Sudafrica: ancora giovanissimo, la morte del padre lo strappò da quell’ambiente, che nonostante tutto caratterizzò in maniera molto forte la vita del giovane J.R.R. Tra i ricordi che il futuro autore de Il Silmarillion porterà per sempre con sé c’è la forte paura dei ragni, dovuta all’incidente con una tarantola che lo morse quando aveva solo tre anni: per quanto abbia sempre negato ripercussioni dovute a quell’incidente, in tutte le opere di Tolkien i ragni sono una presenza costante e negativa, basti pensare a Ungoliant e Shelob.

La madre portò il bambino nella propria città natale, Birmingham, dove il giovane John crescerà in un ambiente campestre, a stretto contatto con la natura e i campi. Non si può fare a meno di vedere la campagna inglese senza pensare alle colline ondulate e ai rigagnoli della Contea.

L’infanzia di Tolkien segna fortemente la sua futura epopea, sviluppata anche grazie alla madre, appassionata di leggende e fiabe inglesi e che era solita definire il figlio maggiore come un “piccolo elfo”, forse per i vestiti bianchi che indossava e per l’incarnato pallido.

La successiva formazione cattolica e il suo apprendistato col fratello sotto il sacerdote degli Oratoriani, Padre Francis Xavier Morgan, probabilmente lo avvicina al cristianesimo, portandolo in seguito a diventare un fervente cattolico romano, come lui stesso si definiva.

La vera svolta nella vita di Tolkien avviene però a ventidue anni: è il 1914 e il vecchio continente entra in guerra, venendo sconvolto da quello che verrà ricordato come il Primo Conflitto Mondiale. Giovanissimo, John Ronald Reuel è uno dei molti ragazzi a rispondere alla chiamata alle armi e ad arruolarsi, entrando a far parte dell’esercito reale come membro dei Lancashire Fusiliers. Prima di partire per il fronte occidentale, John sposò Edith, poco più grande di lui, la donna con cui costruirà la propria famiglia e che sarà al suo fianco per tutta la vita, il grande amore che ispirò allo scrittore il racconto di Beren e Luthien.

Giunto sul continente, il sottotenente Tolkien si ritroverà di fronte a uno scenario da incubo, che segnerà profondamente la sua vita. La Grande Guerra, la devastazione che portò nella quotidianità e l’impatto della macchina bellica che avanzava come una manifestazione contorta della modernità, lasciarono una ferita aperta nell’animo di un amante della natura, dei classici e della bellezza come Tolkien. Il momento che forse costituì la svolta nella sua vita fu la Battaglia della Somme, nella quale perse alcuni dei suoi migliori amici e subì un trauma emotivo che diverrà famoso come “choc da bombardamento”.

All’epoca Tolkien non ne era ancora consapevole, ma era nato uno scrittore fantasy.

Può risultare forzato come paragone, eppure la violenza della guerra spinge inevitabilmente la mente umana a crearsi un rifugio, un mondo parallelo dove può ignorare lo squallore della trincea, i sibili e le esplosioni, i lutti continui e la paura costante di non poter mai più rivedere i propri cari.

La maggior parte degli studiosi di Tolkien fa risalire la nascita del primo libro dell’epopea della Terra di Mezzo proprio agli anni immediatamente successivi al ritorno in patria dell’allora sottotenente dei fucilieri del Lancashire. Non è difficile credere, a questo punto, che i semi di quel mondo fantastico, contrapposto alla triste realtà della guerra, fosse stati piantati proprio nelle trincee del fronte occidentale, in mezzo ai morti e alle granate.

E, forse, è proprio qui che nasce la grande differenza tra gli scrittori fantasy e quelli di fantascienza. Se i secondi sono sognatori, che sperano davvero un giorno di raggiungere le vette del cosmo, i primi sono disillusi, la cui unica volontà è quella di armarsi di immaginazione per difendersi da una vita che, spesso, risulta difficile da affrontare.

La nascita dell’High fantasy

È buona regola, quando si scrive un racconto fantasy, creare un’ambientazione prima di qualsiasi altra cosa, facendo sì che trama e personaggi si pieghino ad essa e che non avvenga mai il contrario.

Tolkien fu forse uno dei primi a realizzare questo concetto, dandogli corpo e anima e procedendo a quell’operazione che noi oggi definiamo “mitopoiesi”, la creazione di una mitologia basata su studi filologici e che diventa base fondamentale per una serie di racconti di stampo fantastico.

Il Professore, tornato dalla guerra nel 1917 in seguito a un congedo per malattia, completa gli studi presso l’Exeter College di Oxford, diventando Master of Arts. Pochi anni dopo inizia a insegnare presso l’università di Leeds, come docente di Lettere.

Sono gli anni in cui i primi due dei dodici libri della History of Middle Earth vengono completati, i Racconti Ritrovati e i Racconti Perduti, la base per tutte le storie che nel 1977, pochi anni dopo la sua morte, verranno pubblicate ne Il Silmarillion.

Ma sono anche gli anni in cui J.R.R. Tolkien diventa professore, quando nel 1925 prende la cattedra di filologia a Oxford, dove conoscerà uno dei suoi migliori amici, l’irlandese C.S. Lewis (autore del Le Cronache di Narnia) e fonderà il circolo di scrittori degli Inklings.
Sarà un decennio prolifico per il Professore, il quale, alla fine degli anni venti, inizierà a scrivere il libro che gli darà fama, Lo Hobbit.

Quale fosse la genesi di questo romanzo è sempre stato motivo di dibattito: la leggenda vuole che in una calda giornata estiva, Tolkien annotò, sovrappensiero, su un pezzo di carta bianca, l’incipit del romanzo “In a hole in the ground there lived a hobbit”.

L’opera venne data alle stampe solo diversi anni dopo, nel 1937, seguendo un percorso di perfezionamento e riscritture tipico dei lavori tolkieniani. Se la fama era arrivata con lo Hobbit, fu solo con la sua opera successiva, il Signore degli Anelli, che il Professore raggiunse la gloria.

Il libro ebbe una fortuna ed un impatto notevole: scritto negli anni ‘40, rappresenta una summa degli sforzi di Tolkien, laddove il Silmarillion ne rappresenta un percorso di crescita costante. Contrariamente a quanto si potrebbe credere, il percorso del Signore degli Anelli fu difficile e accidentato. Egli dapprima non pensava alla pubblicazione di un nuovo romanzo, ma il successo de Lo Hobbit fu tale che la sua casa editrice, Allen & Unwin, chiese a gran voce un secondo libro. Accantonata l’idea iniziale, quella di dedicare un seguito alle avventure di Bilbo, lo scrittore ripensò all’episodio in cui l’Hobbit trovava l’anello, facendolo diventare l’Anello. Concluse il primo capitolo del nuovo libro “Una festa a lungo attesa”, il giorno di Natale del 1937, ma ci vollero altri dieci anni di sforzi, intervallati da sospensioni, riprese, tagli e riscritture, per giungere alla conclusione.

Nel frattempo la casa editrice aveva perso interesse a pubblicare il romanzo, e solo quando il Professore accettò di spezzare l’opera in tre parti, a partire dal 1954, il libro riuscì ad andare in stampa. Non mancarono profonde fratture con la Allen & Unwin, soprattutto per il titolo del terzo libro, “Il Ritorno del Re”, nome che rivelava l’evento fondamentale della trama. Questo fa di Tolkien il primo paladino moderno dello “spoiler alert”.

In questa opera, il lavoro svolto su tutti i libri della sua Terra di Mezzo raggiunse il compimento: la mitologia da lui creata, pensata in gioventù per dare unità al folklore della Gran Bretagna, miscelando le tradizioni celtiche e norrene che si erano diffuse nella sua isola, segnò il primo lavoro mitopoietico completamente riuscito, portando a compimento quanto abbozzato ne Lo Hobbit.

Nacque così l’high fantasy, un genere fortemente legato alle tradizioni mitologiche del nord Europa, dove il fulcro è la lotta tra il bene e il male, la luce e le tenebre.

Nelle sue opere si può cogliere un sottofondo di malinconia costante, un sentimento di titanismo di fronte a un mondo che muta a grande velocità, cambiamento al quale l’uomo non può realmente opporsi. A un ordine che si modifica, può sostituirsene uno nuovo, ma non potrà mai esserci, nelle opere di Tolkien così come nella realtà, un ritorno al passato.

Il fantasy, specie nell’incarnazione concepita da Tolkien, è un genere che necessita di solide basi per essere scritto, deve essere capace di unire conoscenze di storia, folklore e mitologia in un’unica storia coerente. Il Signore degli Anelli è il primo grande esempio di High Fantasy conosciuto proprio per questo, per essere riuscito a creare una storia dai tratti epici in un contesto originale e unico, come quello creato da Tolkien in tanti anni di duro lavoro.

Il difetto di molti scrittori dopo Tolkien, purtroppo, non è stato tanto quello di prendere spunto dal suo lavoro, ma dai frutti di esso: invece di creare una propria ambientazione e una propria mitologia, ci siamo limitati a copiare quanto realizzato da Tolkien, con modalità e fini differenti, con trame e tematiche talvolta originali, ma senza mai uscire dal solco creato dal Professore per crearne uno nuovo.

In questo il ruolo di Tolkien è quello di saggio che ha indicato la luna.
Molti, troppi scrittori fantasy si sono limitati a osservare il dito.

Gli ultimi anni e la riscoperta

Tolkien proseguì la sua vita senza mai smettere di lavorare e perfezionare l’universo da lui creato. Nel corso degli anni che seguirono, il Professore divenne un punto di riferimento per molte nuove generazioni di scrittori fantasy, mentre la sua opera trascendeva la propria importanza nel campo narrativo, prendendo piede anche nella cultura popolare.

Molti furono i movimenti pacifisti e ambientalisti che si ispirarono alle sue tematiche, a quella vena di malinconia per un mondo che stava ormai andando perdendosi e che non poteva più tornare al suo stato originario, quella paura per la “macchina” e la modernità che avanzava e iniziava, poco alla volta, ad allungare la propria mano su tutto.

Gli ultimi anni del Professore furono segnati dalla morte dell’amatissima moglie, nel 1971. Due anni più tardi anche lui si spense, nella sua casa di villeggiatura a Bournemouth, il 2 settembre 1973. Sepolto nei pressi di Oxford insieme all’amata Edith, sulla loro lapide, secondo le sue ultime istruzioni, furono incisi i nomi dei due amanti del Silmarillion, Beren e Luthien, come ultimo gesto di affetto verso la moglie e l’universo da lui creato.

Nel frattempo, il figlio Cristopher raccolse la sua eredità, concludendo la scrittura de il Silmarillion e pubblicandolo nel 1977. Ma perché la Terra di Mezzo potesse tornare in auge si dovette aspettare il 2001, con l’uscita nelle sale cinematografiche dei capolavori di Peter Jackson tratti dai romanzi del Professore.

Il ricordo di Tolkien, il suo contributo nella storia della narrativa di genere, nella filologia e nella letteratura è perpetrato dai suoi fans e lettori che, il 3 gennaio di ogni anno, alle 21, alzano i calici, ovunque si trovino, per celebrare la nascita, la vita e l’opera di John Ronald Reuel Tolkien.

Auguri, Professore!

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