Torikaebaya Monogatari: una studentessa italiana che vive in Giappone ha tradotto il testo che racconta le vicende di due fratelli transgender

Su Instagram parla di poesia giapponese e testi classici e mostra la propria vita da studentessa all’università di Kyoto: Dafne Borracci è una giovane fiorentina che ha voluto mettersi in gioco andando a studiare letteratura giapponese a Kyoto e, attraverso il suo progetto di traduzione di Torikaebaya Monogatari, che vede protagonisti due fratelli transgender, ci dimostra come alcune tematiche fossero attuali già in tempi antichi in Giappone e, al contempo, che è possibile trattare un argomento di nicchia come la letteratura classica anche sui social.

torikaebaya transgender giappone

Torikaebaya Monogatari: dal Giappone, la storia dei fratelli transgender Wakagimi e Himegimi

Torikaebaya Monogatari è un testo risalente all’epoca Heian (secolo XI), periodo in cui cominciarono a essere scritte le prime opere di narrativa giapponese. La più importante è il Genji Monogatari (“Storia di Genji”), considerato il primo “romanzo” giapponese e pietra miliare che appunto influenzò tutte le opere successive, sia per lo stile con cui fu scritto che per i suoi contenuti. Il Torikaebaya Monogatari è di poco successivo, il titolo significa letteralmente “Storia di quanto vorrei fare a cambio” ed è tutto un programma.

I figli di un consigliere di alto rango sono due bambini davvero unici: Wakagimi è timido e preferisce giocare con le bambole, invece di studiare il cinese come dovrebbero fare tutti i maschietti nobili dell’epoca; Himegimi, invece, è una bimba vivace che gioca con l’arco e corre in giro senza fermarsi mai. Crescendo, i due continueranno a non rispettare i canoni di genere dell’epoca, creando non poca apprensione al loro padre, che tuttavia vuole loro un bene dell’anima. Per mantenere le apparenze, i due fratelli vengono allora scambiati di nome e così Wakagimi, che veste e si comporta da fanciulla, viene chiamato Himegimi e viceversa. Per entrambi comincerà una vita di corte in cui la cosa più importante sarà riuscire a mantenere il loro segreto, anche se non senza sofferenza e dissidi interiori.

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Se si pensa a quanto sia antico il Torikaebaya, sono ancora più potenti le tematiche che vengono portate alla luce dalle vicende dei due fratelli transgender. Il Giappone di epoca Heian si intravede in ogni singola riga del racconto: i paragoni usati per descrivere l’aspetto dei due fratelli o i sentimenti dei personaggi, usanze dell’epoca come la profumazione delle vesti o il concubinaggio, espressioni specifiche per indicare momenti particolari della quotidianità… tutto contribuisce a darci un’immagine vivida dell’ambiente sociale in cui si muovevano Wakagimi e Himegimi. Una società che vedeva i ruoli di genere ben distinti tra loro e questi venivano inoltre scanditi e affermati da rituali di passaggio precisi, come il kamiage, ovvero il cambio di pettinatura per le ragazze, insieme ad altri interventi estetici come la pittura dei denti di nero e la rasatura delle sopracciglia.

In tutto questo, si può ben immaginare come si sentano Wakagimi e Himegimi, man mano che la loro vita avanza tra regole e impegni di corte che non lasciano scampo alla diversità. Disforia di genere, solitudine, omosessualità e relazioni genitori-figli sono solo alcuni degli argomenti trattati da un’opera già moderna e innovativa per la sua epoca (durante la quale la sessualità era comunque più libera di quel che si crede) ma oggi attuale più che mai.

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Dafne Borracci: le difficoltà nel tradurre Torikaebaya e la vita di due fratelli transgender dal giapponese

Abbiamo conosciuto Dafne attraverso il suo profilo Instagram, dove si prodiga nella diffusione della cultura giapponese attraverso contenuti dedicati alla letteratura classica, quella di cui fa parte appunto Torikaebaya. Ora stabilitasi in Giappone come studentessa dell’Università di Kyoto, Dafne ha deciso di mettersi alla prova e di tradurre in italiano un’opera mai arrivata nel nostro Paese, pur essendo già tradotta in inglese col titolo The Changelings. Da una chiacchierata con lei, che troverete sul nostro podcast Japan Records, abbiamo potuto approfondire le difficoltà riscontrate nel tradurre un testo che si è rivelato complesso su più livelli.

Innanzitutto, Torikaebaya è scritto in giapponese classico: così come l’italiano deriva dal latino e ha subito ibridazioni e influenze da altre lingue, anche il giapponese ha avuto un percorso di sviluppo cominciato col cinese, che era considerata la lingua dei nobili. Come accennato più sopra, lo studio del cinese era prerogativa degli uomini ma molte donne di buona famiglia, in realtà, finivano con l’impararlo (pur dovendo nascondere di essere così colte). Si creò allora una prima forma di giapponese, usato proprio dalle donne che scrivevano in kana racconti con cui intrattenersi lungo le tediose giornate passate nelle proprie stanze, tra storie d’amore e poesie. Le costruzioni grammaticali, termini che poi si sono trasformati nel giapponese moderni, le poesie stesse con le loro metriche, sono le principali difficoltà che Dafne ha incontrato nel cominciare la traduzione.

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Come se non bastasse, il giapponese ha un’ulteriore difficoltà: al contrario dell’italiano e altre lingue straniere, non possiede pronomi di genere con cui riferirsi alle persone, lasciando che ciò venga intuito dal contesto. Potete facilmente immaginare, con un testo in cui i protagonisti sono transgender, quale secondo grande dilemma ha dovuto porsi Dafne: i due fratelli si identificano col genere opposto al loro sesso biologico ma pochi personaggi sono al corrente del loro scambio e delle loro identità, perciò alcuni si rivolgono loro basandosi sull’apparenza. Dafne ha dovuto quindi fare una scelta per mantenere questo aspetto di ambiguità che, in fondo, è ciò che caratterizza l’intero Torikaebaya, ovvero mantenere l’alternanza del femminile e maschile per entrambi, in base al parlante, avvisando i lettori con disclaimer che rendessero tutto più chiaro.

Infine, naturalmente, vi sono tutte le problematiche di una normale traduzione da una lingua all’altra. Il giapponese, quello classico poi in modo particolare, possiede parole dal profondo contenuto implicito oppure modi per non dire esplicitamente qualcosa di “sconveniente”. In italiano queste espressioni possono essere rese in vari modi ma soprattutto con l’uso di perifrasi (un esempio banale: le mestruazioni vengono chiamate “influenza fastidiosa della luna”). E poi vi sono tutti quei riferimenti culturali che si possono comprendere solo se già si conosce nel suo insieme la storia del periodo Heian, che va dall’anno 794 al 1185.

Come leggere Torikaebaya Monogatari

Per non perdere tutti questi significati, naturalmente serve ricorrere a numerose note e approfondimenti che Dafne non manca di fornire ai suoi lettori sulla sua resource library. Non possiamo far altro che invitarvi ad iscrivervi alla sua newsletter, accessibile dal suo profilo Instagram @dafneborracci, per poter leggere i primi 12 capitoli disponibili e i prossimi, in uscita ogni lunedì, e tutti i suoi piccoli approfondimenti per comprendere meglio il background di Wakagimi e Himegimi. Una storia come Torikaebaya e i suoi due protagonisti transgender non può essere narrata senza spoiler sui dettagli scabrosi che contiene (perché è soprattutto per questi che si distinse in Giappone dai monogatari della sua epoca), ma speriamo che l’impresa di Dafne faccia notare alle case editrici nostrane la valenza culturale e sociale di questo testo antico e, insieme, contemporaneo. Se volete apprendere di più sugli studi di Dafne, la sua esperienza con la traduzione di Torikaebaya e in generale sull’epoca Heian, vi invitiamo nuovamente ad ascoltare il nostro prossimo podcast, che è già disponibile su tutte le piattaforme con diverse puntate!

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