‘O core nun tene padrone, cujet nun s fir ‘e sta

Netflix stava alimentando ormai da molto tempo il nostro hype. Quello degli appassionati di calcio, cultori delle tifoserie, di tutto un particolare sottobosco di un fenomeno che col pallone e con lo sport c’entra solo in parte. E poi quello degli appassionati di cinema, del grande e piccolo schermo in generale, ma anche di tanti altri che in gergo calcistico potremmo definire occasionali.
Adesso finalmente Ultras è arrivato su Netflix, e ne possiamo godere tutti.


Al comando di questa incredibile operazione c’è il napoletano Francesco Lettieri, al suo esordio coi lungometraggi ma già regista dei video di Liberato e anche di molti altri tra i più noti e amati dai giovani e giovanissimi, come Calcutta, Noyz Narcos, Carl Brave, Franco 126, Fast Animals and Slow Kids. L’impronta da regista di videoclip è evidente in alcuni momenti in cui la musica e un certo tipo di inquadrature prendono il sopravvento, ma la pellicola ha un’anima vera e propria e soprattutto un ritmo incalzante che non annoia mai per le quasi due ore di durata.

Il film è un omaggio alla cultura e al fenomeno ultras, in particolare quello napoletano.
Il protagonista è Sandro (Aniello Arena), detto ‘O Mohicano, che a quasi 50 anni è ancora il capo dello storico gruppo degli Apache, in cui ha passato tutta la sua vita, tra stadio, scontri, trasferte e soprattutto tanto amore, incondizionato. Ormai però è diffidato, e questo non consente a lui e all’amico McIntosh (Gennaro Basile) di andare allo stadio ed anzi devono firmare in questura all’inizio di ogni partita. Il gruppo quindi è temporaneamente nelle mani dei “giovani” Pechegno e Gabbiano (Simone Borrelli e Daniele Vicorito), che a differenza loro, anche per via dell’età sono più sfrontati, incoscienti e più inclini agli scontri con le tifoserie rivali, manifestando un particolare odio per quella romanista e tutto questo inizia a non andar giù ai “vecchi”, che vedono ciò che hanno costruito sgretolarsi sotto i propri occhi.

In questo contesto emergono ovviamente diverse sottotrame, a partire dalla love story tra Sandro e Terry (Antonia Truppo) e la vicenda di Angelo (Ciro Nacca), un giovane di sedici anni che fa parte degli Apache e che proprio per alcuni scontri fuori lo stadio ha perso il fratello Sasà.

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Da Roma a Napoli, da Ricky Tognazzi a Francesco Lettieri

Il mondo degli ultras era già stato raccontato quasi 20 anni fa da un’altra prospettiva, quella “rivale” del tifo romanista, dal regista Ricky Tognazzi con Ultrà, con Ricky Memphis e Claudio Amendola protagonisti, in un’opera che ormai potremmo quasi definire cult. Anche lì gli scontri tra tifoserie sono uno degli elementi chiave della pellicola, ma il vero focus è rappresentato dai contrasti interni.

Le divergenze all’interno di un gruppo, di un clan o di qualsiasi altro tipo di organizzazione portano giocoforza a scontri, vendette, alla voglia di appropriarsi del trono, e come in molte altre realtà, che siano vere o verosimili, come le tante raccontate in Italia in molti film o serie televisive a partire da Gomorra o Romanzo Criminale (con tutte le enormi differenze del caso), si giunge a conseguenze drastiche. Questo è comunque uno dei punti di forza di prodotti simili, che ne hanno decretato l’incredibile successo e uno di quelli che rende anche Ultras un film apprezzabile e persino affascinante.

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Ce stann già tropp’ parol’. Una musica che parla a tutti

Non il solo, ovviamente, perché sono tanti i palloni che Lettieri infila nel sacco, a partire da una colonna sonora perfetta, sebbene da lui sarebbe stato assurdo attendersi il contrario. Da Pino Daniele fino a Lucio Dalla, passando naturalmente per Liberato. Il cantante dall’identità nascosta aveva già pubblicato tempo fa sui propri social una delle canzoni che fa parte della soundtrack di Ultras, ovvero “We come from Napoli”, con Gaika e con 3D dei Massive Attack, colui che secondo molti è in realtà Bansky. Liberato più Bansky: il potenziale trionfo dell’anonimato, insomma.
Ma al di là delle congetture, la colonna sonora firmata dal cantautore napoletano è davvero eccezionale, e se già la prima traccia ci aveva stregato, il 20 marzo mattina, nel momento esatto in cui Netflix ha messo in catalogo Ultras arriva su Youtube e Spotify anche un altro incredibile brano: “’O core nun tene padrone”.

Liberato fa del suo particolare slang anglo-napoletano la propria peculiarità, legando idealmente la tradizione di un popolo così radicato alle proprie origini, al futuro e alle nuove generazioni, ed è anche per questo che è l’artista perfetto per il racconto di Lettieri, per quello scontro tra giovani e vecchi che poi si riduce in una incredibile unità di intenti, in un unico grande amore.
Terra mia, terra mia, This is where I wanna be.

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