Ma voi lo sapete che ogni mese, in edicola, esce Urania?

embra una domanda sciocca, lo so, anche perché se state leggendo queste frasi, è molto probabile che abbiate aperto l’articolo proprio perché Urania la conoscete bene, e sapete già di cosa andrò a parlare. Ma, in realtà, la mia domanda non è così scontata come potreste credere.
Perché, vi chiederete voi? È risaputo che da settant’anni, nelle edicole di tutta Italia, la fantascienza si fa popolare e raggiunge migliaia di lettrici e lettori, gran parte delle e dei quali ormai in prossimità della pensione.

Beh, sì. Se parliamo di lettrici e lettori storici (persone sulla cinquantina, per dare una demografica approssimativa), che già conoscono e amano la fantascienza, possiamo scommettere che ogni mese, la prima settimana del mese (ma più spesso la seconda) saranno in edicola a comprare una o più delle uscite delle collane Urania Mondadori. Io stessa, che di anni ne ho un po’ meno, ho sempre dato per scontato che tutte le persone appassionate di fantascienza, in Italia, conoscessero Urania. Immaginate quindi la mia sorpresa, alcune settimane fa, quando ho scoperto che esistono lettrici e lettori, a cavallo tra le generazioni Y e Z – lettrici e lettori che leggono abitualmente narrativa speculativa – che non avevano idea del presente di Urania, della sua sopravvivenza, del suo stato dell’essere oltre al volumetto polveroso da comprare a un euro ai mercatini dell’usato.

 
 
 
 
 
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Com’è possibile, vi starete chiedendo, che non ne sappiano niente? Beh, fermiamoci un momento a riflettere sui canali di comunicazione e di distribuzione di Nonna Urania. Al momento, l’unico mezzo digitale ufficiale con cui la collana comunica le sue uscite, le anticipazioni, i bandi dei premi e le varie ed eventuali del caso è Il blog di Urania: una pagina di raro retrofuturismo che sembra rimasta ferma all’internet di vent’anni fa. Se cerchiamo Urania Mondadori su Facebook, troviamo alcuni gruppi privati di appassionati e collezionisti che contano poco più di duemila iscritti; su Instagram da pochi giorni è nata una fanpage (mi piace pensare di essere stata in parte fautrice di questa apertura), che resta però un canale non ufficiale, creato da qualche utente particolarmente volenterosa o volenteroso, che va a riempire un vuoto comunicativo imbarazzante per una collana che si occupa di un genere che – no – non deve prevedere il futuro, ma almeno restare al passo con il presente.

Ecco, il presente. Il presente, per un’intera fetta di potenziale pubblico interessato ai volumi Urania, è fatto di reel su TikTok e post su Instagram (che Facebook, ormai, è un paese per vecchi), di libri consigliati da booktuber e bookstagrammer, e ciò che non esiste su questi canali, semplicemente, non esiste. Questo significa forse che le nuove generazioni non sono interessate alla fantascienza che pubblica Urania? Al netto delle solite problematiche che fanno sì che il canone letterario presentato dalle collane di Urania sia per i quattro quinti occupato da uomini etero anglofoni, no, anche tra trentenni e ventenni si annidano sacche di resistenza appassionate di speculazione, nuove leve che affrontano con la stessa curiosità e voracità le ultime novità sul mercato e i grandi classici della fantascienza (sì, suvvia, sto parlando di Asimov, anche). Solo che Urania, con questo prezioso bacino di utenza che potrebbe favorire l’inevitabile ricambio generazionale che permetterebbe alla collana di arrivare in ottima salute a celebrare l’ottantesimo, il novantesimo, in centesimo anniversario di nascita, non riesce – ancora – a entrare in contatto.

urania edicola

Ne è una dimostrazione l’ultima iniziativa, dedicata proprio al settantesimo anniversario dell’atterraggio nelle edicole di Urania: mercoledì 2 febbraio, in vendita abbinata con i quotidiani La Gazzetta dello Sport o Corriere della Sera, è stata lanciata una nuova collana settimanale – Urania 70 anni di futuro – che si propone di presentare a un nuovo pubblico («l’intenzione è di portare i lettori che ancora non conoscono la fantascienza vicino a questo genere letterario per certi versi profetico e anticipatore» scrive Franco Forte introducendo il primo volume) una selezione dei migliori e più significativi romanzi di fantascienza pubblicati da Urania dal 1952 a oggi. Sebbene l’intento sia encomiabile, tuttavia, questa iniziativa editoriale sembra aver attecchito meglio su chi Urania la conosceva già (e Franco Forte prevede, sempre nell’introduzione, questa possibilità parlando di «chi Urania non ha mai smesso di seguirla, in questi lunghi ed effervescenti settant’anni di pubblicazioni.») e distribuire in edicola una collana che, tutto sommato, in edicola ci sta da settant’anni, allegandola a un quotidiano e pubblicizzandola tra le pagine del quotidiano stesso, non spalanca certo le porte a un nuovo canale di vendita, con il risultato che chi non sapeva che Urania fosse un’uscita fissa nelle edicole italiane, continuerà a non saperlo, frequentando forse poco o niente le edicole stesse, e non vedendo queste iniziative presenti sui canali social frequentati.

L’impressione perciò è che al momento a Urania poco importi di raggiungere un nuovo pubblico, che si trovi bene nella sua nicchia demografica, che uno svecchiamento come quello a cui abbiamo assistito negli ultimi anni per quanto riguarda la comunicazione della sorella Oscar Vault non sia in programma e che dovremo continuare ad accontentarci di fanpage e blog più vecchi del cyberpunk stesso. Settant’anni di futuro, insomma, che assomigliano sempre di più, inesorabilmente, al passato.

Toscana emigrata a Torino, impara l'uso della locuzione "solo più" e si diploma in storytelling, realizzando il suo antico sogno di diventare una freelancer come il pifferaio di Hamelin. Collabora con case editrici, riviste online e enti pubblici, scrive post polemici su Facebook, abbandona la carriera di bookfluencer perché non riesce a fotografare i libri senza prima averli letti. Si trova a suo agio ovunque ci sia qualcosa da leggere o da scrivere, o un cane da accarezzare. Amante dei dinosauri, divoratrice di mondi immaginari, resta in attesa dello sbarco su Marte, anche se ha paura di volare. Al momento vive a Parma, dove si lamenta del prosciutto troppo dolce e del pane troppo salato.