Una guida alla sopravvivenza nel nuovo e crudele Sekiro: Shadows Die Twice

Quando parliamo di “ultima fatica di FromSoftware” riferendoci a Sekiro: Shadows Die Twice, è impossibile non abbracciare anche l’altro significato di fatica, cioè quello di “sforzo intenso e prolungato” a cui la maggior parte dei giocatori si sottopone nel corso di ogni partita. Una fatica, insomma, che in realtà non si è mai veramente compiuta, ma si rinnova incessantemente. Lasciando noi, novelli shinobi, in balia di una creatura spietata e stranamente estranea. Soprattutto, difficile da domare seguendo la “formazione soulslike” a cui siamo stati finora abituati.
Proprio per questo, noi di Stay Nerd, abbiamo pensato di confezionare questa breve e (speriamo) utile guida introduttiva per aiutare chiunque avesse deciso di intraprendere questa nuova, impegnativa, avventura partorita dalla sadica mente di Hidetaka Miyazaki.

Guida Sekiro Shadows Die Twice

Guida a Sekiro: Shadows Die Twice: morte e rinascita, una questione di scelte

Integrata e contestualizzata perfettamente nell’economia di gioco, la morte è una meccanica che ha sempre avuto un certo rilievo nei lavori di FromSoftware. Anzi, può essere considerata, data la sua frequenza, come uno dei suoi tratti più distintivi. Prima temuta, poi accettata e alla fine compresa, è divenuta un principio di design sul quale poter imbastire una nuova concezione del ritmo interno di un videogame e il primo punto da cui partire per una guida.

Un cammino di morte che in Sekiro: Shadows Die Twice, pur condividendo la medesima idea di perdita dei suoi predecessori, presenta delle sostanziali differenze. Infatti, una volta morti, a causa di un nemico, di una brutta caduta o altro ancora, sarà possibile compiere una scelta: quella di rimanere morti e ritornare al check-point (qui chiamati Idolo dello Scultore) e vedere i propri punti esperienza e i Sen dimezzarsi, oppure resuscitare immediatamente con la metà degli HP disponibili ma senza perdite di risorse. Una meccanica, quella della resurrezione, che permetterà ai più intrepidi di rimettersi subito in gioco e magari riuscire a togliere quella piccola porzione di vita rimasta all’avversario di turno senza dover ricominciare il combattimento da capo o evitare il tedio di dover rifare un bel pezzo di strada. Purtroppo abusarne comporterà una più rapida diffusione della Malattia del Drago (la quale, senza spoiler, pur essendo reversibile, vi darà delle belle gatte da pelare per quanto riguarda la gestione delle quest degli NPC presenti) e ridurrà di molto la percentuale del vostro Aiuto Divino (un vero e proprio bonus, ricevuto su base probabilistica, che vi permetterà di mantenere esperienza e Sen dopo essere morti).

Cosa fare allora? Più facile a dirsi che a farsi, ma la cosa migliore sarebbe non morire mai, ma vista l’estrema difficoltà nel mantenimento di questo status di inviolabilità, è consigliabile ridurre al minimo il ricorso alla resurrezione.

Guida a Sekiro: Shadows Die Twice: esplorare con la concentrazione di un vero ninja

La grandezza e la densità dei mondi creati da FromSoftware non sono una novità. Per questo motivo è estremamente importante studiare con attenzione ogni centimetro di mappa che andremo a esplorare, lasciandoci guidare dalla curiosità e dallo spirito di avventura che segue l’attraversamento di uno spazio ignoto. Offrirsi a uno sguardo più attento del solito non solo eviterà di lasciarsi sfuggire oggetti e item importanti, luoghi e stradine nascoste, ma anche di sfruttare l’architettura ambientale e antropica che ci circonda a nostro vantaggio, soprattutto durante i combattimenti.

Ed è proprio alla raccolta e all’immagazzinamento di informazioni, dettagli, suggerimenti più o meno nascosti, che dovremo prestare molta attenzione per arrivare alla creazione di una geometria mentale del mondo di gioco capace di agevolare il nostro cammino e rafforzare il nostro bagaglio esperienziale. Prestare orecchi ai rumori e agli input visivi che ci circondano ci permetterà, in aggiunta, di spiare i nostri avversari e carpire utili segreti e/o (nascosti) suggerimenti presenti in Sekiro: Shadows Die Twice. La frenesia dell’azione, insomma, non dovrà distogliervi dal pazientare nella ricerca di ciò che a prima vista può sfuggire.

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Esplorare la verticalità in Sekiro: Shadows Die Twice

Imparare fin da subito ad alzare lo sguardo per sfruttare le altezze che il level design offre è di primaria importanza. Grazie allo strumento prostetico, infatti, non solo è possibile muoversi con estrema agilità da un punto a un altro, ma possiamo raggiungere, e quindi di possedere, una nuova dimensione verticale perfettamente integrata nell’ecosistema di gioco. Un nuovo orizzonte visivo che impatta e si riflette prepotentemente su ogni aspetto del gameplay: aprirsi ai tetti, ai numerosi punti di osservazione, non solo scandisce un nuovo tempo sincopato fra il gesto e la sua realizzazione, ma, soprattutto, aggiunge numerose variabili alle nostre scelte. Al di là del binocolo/cannocchiale dei precedenti soulslike, più un vezzo estetico da scrutatori del dettaglio che utile strumento, il rampino diviene un vero e proprio mezzo conoscitivo: lì dove può posarsi, dove l’icona dà il via libera, lì possiamo arrivare e, se vogliamo, meditare, fuggire o preparare un assalto. Più liberi di così.

Guida a Sekiro: Shadows Die Twice: lo stealth, una novità da non sottovalutare

La possibilità di poter utilizzare lo stealth è uno degli elementi di novità più importanti che differenziano Sekiro: Shadows Die Twice dai suoi “predecessori”. Scivolare nel silenzio e nell’invisibilità offerta dalla vegetazione, oppure scrutare l’ambiente da una posizione elevata, infatti, ci permetterà di procedere con cautela ed evitare moltissimi scontri e situazioni spiacevoli. Una strategia che, sopratutto nelle prime ore di gioco, laddove l’inesperienza e il timore potrebbero prendere il sopravvento, troverà spesso i nostri favori.

Arriveremo poi a scoprire, con il passare del tempo, che la migliore declinazione del ninja è sì la furtività e l’invisibilità, ma solo quando l’esito comporterà la morte del nostro avversario. Avvicinarsi lentamente alle spalle di un nemico per freddarlo con un solo brutale colpo o piombare dall’alto come uno spietato e fulmineo rapace, sarà (quasi) sempre la soluzione migliore. Anche nelle fasi più avanzate di gioco. Soprattutto perché moltissimi mid-boss, o mob in generale (ma non solo), potranno essere sorpresi e attaccati in questo modo, facilitando non di poco gli scontri, liberando le aree di gioco e premiando la nostra capacità esplorativa, nonché un’attenta e intelligente pianificazione dei nostri movimenti. La via dello stealth è, quindi, una risorsa da non dimenticare…

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Sekiro: Shadows Die Twice: aggressivi ma non troppo

…cionondimeno un ninja è anche uno spietato e abile spadaccino. Ed è nel suo rinnovato e galvanizzante combat system action che si completa e si comprende a pieno la doppia natura di questo titolo. Cauta e avveduta la prima, energica e chirurgica la seconda.

Più che a una danza mortale, basata sulle schivate e su movimenti di accerchiamento, gli scontri in Sekiro: Shadows Die Twice assomigliano a ipnotici scambi di martello. Potenti colpi che vibrano nell’aria producendo suoni metallici ed emanazioni di scintille incandescenti. Una ritmicità che scandisce i tempi dell’azione donando metodo e profondità a ogni incontro. Leggere e registrare i pattern nemici, di conseguenza, è fondamentale per riuscire a metabolizzarne il tempismo, anticipare le loro mosse ed eseguire delle deviazioni (ovvero dei parry perfetti capaci di riempire la barra della Postura avversaria senza intaccare la propria) fino a rompere del tutto la loro guardia e infliggere un colpo mortale (che in alcuni casi dovrà essere ripetuto fino al definitivo annientamento del nemico). Parare più che schivare è allora il fulcro dello stile di combattimento che dovete mettere in campo. E quando inefficace, si può ricorrere ai risolutivi salti e all’utilizzo delle nuove, importantissime, tecniche shinobi.

Puntare a massimizzare il danno posturale rimane la tattica migliore, ma è bene imparare fin da subito a riconoscere i propri limiti (e qui corre in nostro aiuto la figura dell’immortale Hanbei grazie al quale possiamo esercitarci in tutta tranquillità) e saper essere flessibili in base alle situazioni: trovare l’equilibrio fra attacco e difesa è fondamentale per uscire vittoriosi dalle situazioni più disperate. Proprio per questo, a volte, è preferibile optare per un contatto meno diretto e intenso, allontanandosi dal nemico e puntare alla riduzione della barra della vita più che insistere sulla postura.

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Sekiro: Shadows Die Twice: l’oggetto giusto al momento giusto

In Sekiro: Shadows Die Twice non troveremo quell’apparato parametrico da gioco di ruolo con i tipici livelli da alzare dopo aver accumulato l’esperienza necessaria (anche se sarà possibile, grazie a particolari item, alzare la vitalità e l’attacco). Anzi, spesso le battaglie si giocheranno più sull’astuzia e sullo studio del nemico, sulla risoluzione di piccoli ma divertenti “puzzle investigativi”, che sulla “semplice” abilità col joypad. Ad esempio, alcuni dialoghi e alcune descrizioni, ci permettono di intuire che un particolare nemico, a prima vista insormontabile, altro non richiede che l’utilizzo di un particolare Strumento Prostetico magari già in nostro possesso o da andare a cercare chissà dove. Delle vere e proprie gimmick, come la Castagnola Shinobi o il Getto Ardente, che contestualizzano l’arsenale a nostra disposizione, invitando contemporaneamente all’esplorazione, e che, in qualche modo, ricordano alcuni aspetti del mai dimenticato Tenchu.

In altre occasioni saranno particolari tecniche a risultare se non proprio necessarie quantomeno risolutive: una sua tutte la Contromossa Mikiri, che permetterà di contrattaccare particolari affondi che altrimenti non potrebbero essere deviati. Senza contare tutta quella serie di consumabili utili a rigenerare l’energia, potenziare momentaneamente la difesa o l’attacco, o altro ancora. Insomma, è bene utilizzare qualsiasi “arma” in nostro possesso, nella forma di confetti, pastiglie, palloni d’acqua, vasi o pugni di fuliggine.
Ah, ultimo consiglio: non dimenticate di controllare ciò che i mercanti hanno in vendita.

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