Volete i giochi strani? Accontentati! Zanki Zero: Last Beginning è ciò che fa per voi.

Da qualunque prospettiva lo si guardi, Zanki Zero: Last Beginning si pone assolutamente fuori dall’ordinario, tanto che non risulta facile accostarlo a un altro videogame; semmai, si può dire che mutui elementi da vari generi e opere, ma il risultato finale costituisce un unicum nel panorama videoludico. In questo senso, il trailer (che potete vedere qui sotto) non gli rende giustizia: non riesce a comunicare il disagio esistenziale che permea la narrazione e, per certi aspetti, pure il gameplay.

Zanki Zero: Last Beginning è frutto dello sforzo congiunto di Lancarse (studio specializzato in JRPG, che ha partecipato alla realizzazione di titoli del calibro di Etrian Odyssey e Shin Megami Tensei: Strange Journey) e di Spike Chunsoft, quasi una garanzia per gli appassionati di visual novel, che nell’ultima decade hanno avuto modo di appassionarsi alle serie di Zero Escape e di Danganronpa. Proprio quest’ultima deve aver costituito la maggior fonte di ispirazione per Zanki Zero (e viene pure omaggiata con alcuni easter egg), limitatamente al comparto narrativo e alle tematiche crude.

L’Apocalisse, i peccati e altri problemi

Le premesse sono meno originali del loro svolgimento. Otto persone si svegliano, una dopo l’altra, su Garage Island, una misteriosa isola deserta (ad eccezione dei nostri otto protagonisti, ovviamente). Ma non è l’unico posto ad essere deserto: in un momento imprecisato, infatti, è avvenuta l’Apocalisse, sicché i nostri rappresentano l’ultima speranza per l’umanità. A guidarli nella loro sopravvivenza (e chissà cos’altro…) è l’inquietante programma televisivo Extend TV, che indica al gruppo luoghi e obiettivi da raggiungere e spiega le funzioni (in costante aumento) della Extend Machine, un cabinato con cui è possibile, fra le altre cose, clonare esseri umani.

Ogni missione assegnata da Extend TV prevede l’esplorazione di un dungeon e il recupero di un pezzo della Extend Machine, che consente l’implementazione di una nuova funzione. Le quest, inoltre, sono tematiche: ciascuna di esse, infatti, si focalizza su un singolo personaggio – che diventa così il protagonista di quel capitolo: la narrazione avviene in prima persona secondo il suo punto di vista – e sul vizio capitale a lui associato. Che dite, i vizi capitali (e i peccati che ne conseguono) sono sette? Esiste anche il peccato originale…

Disseminati nei dungeon troviamo vecchi televisori a tubo catodico, che magicamente si accendono al nostro passaggio sintonizzandosi su Extend TV, che ci racconta a puntate gli episodi più torbidi del passato del protagonista di quel capitolo. Chiaramente, si tratta sempre di tematiche forti, come l’incesto e l’abuso di minori, che vengono sviluppate con la crudezza a cui ci ha abituati Danganronpa.

Zanki Zero

La sceneggiatura è straniante, alternando situazioni slice of life a momenti di tensione, confusione e persino raccapriccio; in questo modo riesce a mantenere vivo l’interesse del giocatore/spettatore, nonostante la rigorosa struttura modulare (l’avventura è divisa in capitoli che si svolgono in modo analogo) possa venire a noia verso la metà del gioco. Zanki Zero furbescamente fa leva sulla curiosità morbosa e il gusto del macabro che caratterizzano buona parte della platea, di qualunque platea, e ricama una trama astrusa ma avvincente.

Giano bifronte

Purtroppo, se il comparto narrativo funziona a dovere, il gameplay presenta diverse problematiche. Sul piano ludico abbiamo un dungeon crawler in prima persona con una fase esplorativa gestita similmente alla serie di Etrian Odyssey; le analogie, però, si fermano qui, visto che i combattimenti si svolgono in tempo reale e che esiste una pletora di meccaniche di impronta spiccatamente survival, come le gestione della stamina (sostanzialmente la fame), dello stress e persino della vescica.

Zanki Zero Il battle system è sicuramente la componente meno felice del gameplay. Gli scontri – perlopiù con creature grottesche e/o raccapriccianti, spesso tendenti allo zombie – avvengono in tempo reale, come dicevamo, il che, calato in una struttura à la Etrian Odyssey, si traduce in un “colpisci il nemico, fa’ un passo indietro/di lato, riavvicinati, colpiscilo di nuovo” che annoia già al primo combattimento. Gli sviluppatori hanno provato a rendere il tutto più avvincente, aggiungendo variabili come l’attacco caricato e il “Parts Break”, cioè la possibilità di asportare parti del nemico colpendolo in un punto specifico, ma non si può dire che ci siano davvero riusciti.

Gli elementi survival e gestionali sono più interessanti; in particolare, la gestione di ogni singolo personaggio si rivela complessa per il gran numero di variabili da tenere in considerazione. La più peculiare è costituita dall’invecchiamento: i personaggi (tranne uno) in pochi giorni (del gioco, chiaramente) passano dall’infanzia alla vecchiaia, e ciò influenza, oltre all’aspetto fisico, anche la loro capacità combattiva e quella di trasportare oggetti (sì, ogni oggetto dell’inventario ha un peso). Fra l’altro, questo invecchiamento precoce comporta anche la morte frequente dei nostri protagonisti, i quali però possono tornare in vita grazie alla clonazione.

Zanki Zero

Nel complesso, la commistione di varie meccaniche funziona e intrattiene, anche se la gestione può risultare macchinosa, rischiando di spezzare il ritmo di una trama che potrebbe risultare troppo “diluita” dalle sessioni di gameplay; fortunatamente, Zanki Zero riesce a limitare il problema con un’equa distribuzione del materiale narrativo grazie all’espediente di suddividere i racconti nelle puntate della trasmissione Extend TV. D’altro canto, se fosse stato una mera visual novel, avrebbe perso la sua identità.

 

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Se Zanki Zero: Last Beginning ha risvegliato il vostro interesse per il dungeon crawling, vi consigliamo Etrian Odyssey Nexus; se, invece, vi hanno colpito le tematiche, buttatevi a colpo sicuro su Danganronpa Trilogy.

 

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