Il fumetto dice addio al creatore di Mafalda: Quino è morto all’età di 88 anni

È un triste giorno per il mondo del fumeto, perché la piccola Mafalda, icona del fumetto mondiale, ha perso il suo papà: Joaquín Salvador Lavado Tejón, in arte Quino, è morto oggi a Buenos Aires.

A darne notizia è stato il suo editore, Daniel Divinsky, che ha condiviso la triste notizia col mondo tramite un breve messaggio su Twitter.

Carriera precoce, quella dell’autore argentino, che ebbe inizio quando nel 1951 si trasferì per la prima volta a Buenos Aires, nella speranza di trovare lavoro come fumettista. Dopo un primo fallimento il giovane Joaquìn decise di tornare a casa e riprovarci tre anni dopo.

Nel 1954 trovò lavoro nel settimanale Esto es, dove riuscì a realizzare il suo sogno di vedere le proprie strisce pubblicate. Ma il successo vero arrivò solo qualche anno dopo, quando nel 1963 creò il personaggio di Mafalda.

La piccola ragazzina coi capelli crespi venne pubblicata su El Mundo di Buenos Aires, ottenendo rapidamente un successo eccezionale. Col suo sguardo innocente riusciva a osservare e criticare il mondo degli adulti, commentandolo senza peli sulla lingua. Le sue domande e il suo acuto spirito osservatore, per niente smorzato dai tentativi dei genitori di sedarlo, hanno accompagnato la crescita di parecchie generazioni di lettori di fumetti.

Anche l’Italia si inchinò al genio di Quino, quando nel 1968 venne pubblicata per la prima volta in un volume con l’autorevole prefazione di Umberto Eco. Proprio in Italia si trasferì l’autore argentino quando abbandonò la sceneggiatura della sua creazione, ammettendo candidamente di non avere più nulla da chiedere al personaggio.

Da allora si dedicò a vari progetti, venendo anche insignito Cavaliere dell’ordine delle arti e delle lettere grazie alla bellezza delle sue opere.

Genovese, classe 1988. Laureato in Scienze Storiche, Archivistiche e Librarie, Federico dedica la maggior parte del suo tempo a leggere cose che vanno dal fantastico estremo all'intellettuale frustrato. Autore di quattro romanzi scritti mentre cercava di diventare docente di storia, al momento è il primo nella lista di quelli da mettere al muro quando arriverà la rivoluzione letteraria e il fantasy verrà (giustamente) bandito.